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​Dall’eccesso di ore in ufficio al telelavoro, la missione (impossibile) del governo giapponese

Il telelavoro? Non è mica una novità. La possibilità di lavorare dall’esterno, che sia da casa o in spazi di coworking, è una pratica ormai diffusa in tutto il mondo. Non in Giappone: il tradizionale stile di lavoro, fatto di presenza costante – se non addirittura ossessiva – in ufficio e lavoro di squadra, è uno scoglio arduo da superare. Il governo però ha deciso di spingere con forza per un cambiamento, cercando di incentivare aziende e dipendenti.

L’appuntamento nel 2020 con le Olimpiadi

A spingere in queste direzione è in primis l’appuntamento cruciale delle Olimpiadi di Tokyo del 2020: secondo le previsioni, i giochi olimpici attireranno nella capitale 920mila visitatori al giorno, una moltitudine che andrà a impattare su trasporti già pesantemente congestionati. Da qui l’idea di creare il “Giorno del Telelavoro” il 24 luglio.

Happy Telework Day, Japan’s practice day for staying home during the 2020 Olympics https://t.co/8OKW7ks3F4 pic.twitter.com/HI8aYl4xVg

— Linda Watanabe (@Watwoman) July 25, 2017

Bassa produttività, calo della manodopera e crisi della natalità

A questo si aggiunge un fattore economico che ha radici più antiche e conseguenze più profonde. Sebbene i lavoratori nel Sol Levante siano famosi nel mondo per il numero di ore passate in ufficio, con tanto di scandali per i conseguenti suicidi da troppo lavoro, la produttività è bassa. Come ha riferito l’Economist, tra i Paesi Ocse, il Giappone produce solo 39 dollari di Pil per ora lavorata, rispetto ai 62 dollari degli Stati Uniti.
 
Alla bassa produttività si associa il problema demografico che vede il Paese alle prese con una carenza di forza lavoro mai vista prima per via della crisi di natalità, accoppiata a una diffidenza profonda verso l’immigrazione che si traduce in rigide barriere all’entrata. Una situazione che l’appuntamento con le Olimpiadi del 2020 non farà che esasperare con una crescente richiesta da parte delle aziende di manodopera che il mercato interno non riesce a soddisfare.

L’obiettivo è il 10% dei lavoratori da casa in tre anni

La ‘crociata’ del premier Shinzo Abe contro questo stile di vita, che vede il lavoro fagocitare la sfera privata con ricadute economiche e sociali, è partita già da tempo, tanto da essere tra i principali obiettivi della riforma del lavoro. L’intento è di arrivare entro il 2020 a superare laquota del 10% di dipendenti che per almeno un giorno a settimana non si presentano in ufficio ma lavorano da casa. Al momento si è fermi al 4%.
 
L’impegno dell’esecutivo al riguardo è “molto serio”, ha confermato Parissa Haghirian, professore di management alla Sophia University di Tokyo. “Il problema – ha aggiunto – è che le aziende hanno certe tradizioni, e vogliono mantenerle”. A preoccuparle maggiormente è la protezione di dati sensibili – chi lavora da casa ha bisogno di accedere da remoto ai sistemi interni – e la difficoltà nel supervisionare l’operato dei dipendenti.
 
Ma qualcosa si sta muovendo anche su questo fronte, con le imprese sempre più interessate ad aumentare l’efficienza e ridurre i tempi persi dai pendolari nella calca di mezzi sovraffollati. Come ha sottolineato un’indagine condotta dal ministero degli Affari Internazionali e Comunicazioni e diffusa l’estate scorsa, le imprese che nel 2015 permettevano il telelavoro erano arrivate a essere il 16,2% rispetto all’11,4% registrato l’anno precedente. Il punto però è che per il 42% delle aziende, solo il 5% dei loro dipendenti usufruisce di questa possibilità.
 
Per approfondire:
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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