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101– Il falso Jahvè. Incongruenze storico-linguistiche dei testi biblici 4

Esistono anche le prove che alcuni episodi dell’Antico Testamento sono stati inventati, come la profezia della distruzione per opera del re Giosia del santuario di Bethel, annunciata da un profeta tre secoli prima che il fatto storico accadesse. Di questo saccheggio abbiamo due versioni: una nel Libro Secondo dei Re (23,15-20); e un’altra nel Libro Primo dei Re. Stando a 1 Re 13,1-2, un profeta era stato a Bethel ai tempi di Geroboamo e aveva pronosticato la sua distruzione, avvenuta tre secoli dopo.
Per ordine del Signore un profeta si recò dal territorio di Giuda fino a Bethel. Arrivò proprio mentre Geroboamo stava offrendo incenso sull’altare. Come gli aveva ordinato il Signore, il profeta si volse verso l’altare e gridò: «Altare, Altare! Tra i discendenti di David nascerà un uomo di nome Giosia, dice il Signore. Egli sacrificherà sopra di te i sacerdoti dei santuari sulle colline, quelli che depongono su di te le loro offerte d’incenso. Su di te bruceranno ossa umane!”
Siccome questo passo profetico è un resoconto preciso dell’operazione di Giosia, addirittura chiamato con il suo nome, avvenuta tre secoli dopo, è chiaramente un’interpolazione aggiunta a posteriori, cioè dopo l’accadimento del fatto, una vera e propria “prophetia post eventum” quindi.
Ci son dunque molti doppioni e triploni nel sacro testo. Nella Genesi, per esempio, sono evidenziate due versioni contraddittorie della creazione (1,1-2,3 e 2,4-25), due diversi racconti del diluvio (6,5 e 9,17) e due genealogie abbastanza differenti della discendenza di Adamo (4,17-26 e 5,1-28) nonché decine di altri doppioni e talvolta perfino triploni degli stessi eventi riferiti alle peregrinazioni dei patriarchi, all’Esodo e alla consegna della Legge.

Tutte queste incongruenze e contraddizioni portano alla conclusione che non solo questi testi biblici non sono stati scritti da Mosè, Giosuè e dai Profeti Samuele e Geremia al tempo della loro esistenza ma che sono stati composti da più mani e in epoche molto lontane dagli eventi descritti. Analizzando poi le scelte terminologiche e geografiche e l’uso nella narrazione di nomi differenti per descrivere alcuni personaggi e il Dio di Israele si è giunti ad individuare le fonti da cui gli scribi di Giosia hanno ricavato il materiale grezzo da utilizzare, dopo gli opportuni aggiustamenti per renderlo conforme alla riforma religiosa del momento, per la costruzione della Bibbia. Cosi un gruppo di storie che per riferirsi a Dio usa prevalentemente il tetragramma YHWH (Jahvè)), furono attribuite soprattutto alla tribù e al territorio di Giuda. L’altro gruppo di storie che si riferisce a Dio usando i nomi di Elohim o di El furono attribuite alle tribù del nord (Efrain, Manasse e Beniamino). Gli studiosi chiamarono “J” la fonte jahvista ed “E” quella eloista. I testi jahvisti furono attribuiti al Regno di Giuda e fatti risalire all’epoca di Salomone (ca. 970-930 a.C.), quelli eloisti al regno indipendente d’Israele (ca. 930-720 a.C.
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