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101 – “L'invenzione del cristianesimo” – Parte ottava . La pedofilia (Parte terza)

Le sbandierate “linee guida” del 2003, messe online sul sito ufficiale della Santa Sede, secondo cui “si deve sempre seguire la legge civile per quanto riguarda la denuncia dei crimini alle appropriate autorità”, attribuibili all’allora cardinal Ratzinger, si definiscono come ipocrite menzogne dal momento che non hanno dato adito ad una sola denuncia.
Se quel documento fosse stato davvero operativo, significherebbe che per sette anni tutti i vescovi del mondo hanno disobbedito al Papa e al suo Prefetto della Congregazione per la difesa della Fede. In realtà hanno soltanto obbedito al “segreto pontificio” che li obbligava ad insabbiare tutte le prove. Ecco il fatto che lo dimostra.
Un prete pedofilo, tale René Bissey che tra il 1989 e il 1996 aveva compiuto ripetuti abusi sessuali su minori, venne condannato dal tribunale francese di Bayeux a18 anni di carcere, in concomitanza del suo vescovo, mons. Pierre Pican, condannato a tre mesi, con la condizionale, per aver rifiutato di denunciare alla magistratura il sacerdote della sua diocesi, nonostante fosse a conoscenza da molti anni della sua condotta immorale e non fosse mai intervenuto a fermarla.
In seguito a questa sentenza, il cardinale Castrillon Hoyosprese carta e penna e al vescovo reticente Pican scrisse: “Lei ha agito bene, mi rallegro di avere un confratello nell’episcopato che, agli occhi della storia e di tutti gli altri vescovi del mondo, ha preferito la prigione piuttosto che denunciare un prete della sua diocesi”.
Quindi mostrò la lettera a papa Giovanni Paolo II che, in persona, non solo la approvò, elogiando il vescovo Pican per essere stato un modello di padre che non consegna i suoi figli alla giustizia, ma invitò il cardinale ad inviarla a tutti i vescovi del mondo e a metterla su Internet.
Ecco spiegato come la Chiesa non ha mai denunciato al “braccio secolare”, cioè alla giustizia, i suoi pastori colpevoli, ma li ha sempre perdonati, nascosti, protetti, in taluni casi perfino imboscati in Vaticano, frapponendo tutti gli ostacoli possibili per impedire che venissero arrestati e condannati.
Perché si è comportata in modo così ignominioso? Sono molteplici le motivazioni al riguardo. Anzitutto, con l’istituzione dell’”ordine sacro” (il sesto sacramento) si è creata, secondo la Chiesa, una differenza tra ministri consacrati e fedeli non solo funzionale ma ontologica.
Traducendo: il clero sacerdotale con l’unzione diventa, per investitura divina, quasi un’altra specie, una casta super umana e perciò senza obblighi verso i comuni mortali, soprattutto se teneri adolescenti. Partendo da questo presupposto, la Chiesa, pur facendo parte della società civile, non si considera sottoposta alla legge dello Stato, alla magistratura, e al Codice civile e penale ma soltanto alla legge di Dio, alla gerarchia, e al Codice di Diritto Canonico. Quindi considera come giudice supremo («iudex supremus), in tutto l’orbe cattolico, soltanto il papa, e i suoi ministri non possono essere giudicati da nessuno altro («a nemini iudicatur ) se non da lui (nn. 1404, 1442 del Codice Canonico). Quando il diritto canonico configge col diritto civile, prevale il diritto canonico.
Per i delicta graviora esso prevede che l’ecclesiastico colpevole di pedofilia, subisca l’ammonizione, il trasferimento, l’isolamento, la penitenza e, al massimo, la sospensione a divinis.
Mai, però, la denuncia alla magistratura civile. Il prete pedofilo è soltanto un peccatore che ha offeso dio, non un criminale che ha commesso un reato contro una persona indifesa. Con un atto di dolore e biascicando qualche giaculatoria ottiene il perdono divino e mette la sua coscienza in pace, senza nessun obbligo nei riguardi delle sue vittime.
E qui entriamo in un altro punto critico. La Chiesa non ha mai sottoscritto le dichiarazioni dei diritti umani, politici, sociali e civili (ONU 1948 e UE 2000), né le Convenzioni internazionali sulla parità uomo-donna, sulla protezione dell’infanzia ecc. (chi vuole approfondire il punto, può leggere il libro del teologo spagnolo José Maria Castillo, La Chiesa e i diritti umani, 2009). Nel Codice di Diritto canonico (1983) e nel Catechismo (2003) manca persino l’espressione «diritti umani o civili».
Ecco dunque perché la Chiesa teocratica non riconosce alcun potere civile al di sopra di essa e ignora da sempre tutti i diritti civili e umani proclamati dalla democrazia.

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