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103– Il falso Jahvè. Le fonti bibliche 1

Diamo ora un’occhiata più approfondita alle quattro fonti bibliche.Le fonti J ed E
Va anzitutto posto in evidenza come il rapporto che s’instaura tra Dio e il suo popolo appaia molto diverso nelle due fonti J ed E.
In J, Dio parla direttamente agli uomini, quasi faccia a faccia. È un Dio a portata di mano che non disdegna i consigli delle sue creature. Quando decide di distruggere Sodoma e Gomorra si lascia a poco a poco convincere da Abramo a mansire il suo drastico provvedimento, risparmiando almeno Lot e la sua famiglia. Insomma un Dio diretto, a tu per tu, a distanza più che ravvicinata. Con Mosè diventa addirittura logorroico, gli detta con estrema pignoleria il rituale dei sacrifici, la diagnosi della lebbra, la distinzione tra animali puri e impuri, e così via. Ma parla con lui solo, il popolo viene escluso da ogni confidenza divina.
Invece, per E la distanza tra Dio e il suo popolo è piuttosto netta. Non ha contatti diretti con gli individui ma rende noti i suoi desideri tramite angeli o attraverso sogni o profezie.
Nella fonte J, che è la più antica, troviamo la storia di Adamo ed Eva e gran parte della storia di Abramo, del suo Patto dell’Alleanza e della promessa del possesso delle terra di Canaan. Dio dice ad Abramo che lo renderà padre di una grande nazione e che tutta la terra che vedeva sarebbe stata data ai suoi discendenti per sempre. L’autore di questa fonte si preoccupa di dimostrare il costante interesse e coinvolgimento di Dio nelle vicende del suo popolo eletto.
La fonte E ci narra il terrificante episodio del comando di Dio ad Abramo di sacrificare il suo amato figlio Isacco, l’erede della promessa. In questa circostanza Jahvè dice ad Abramo: “Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della Terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”(Genesi 22,18), e viene inserito a posteriori il rituale della circoncisione che invece diverrà d’uso comune al tempo dell’esilio, molti secoli dopo (Genesi 34,15 e 34,17). Nella lunga storia di Giuseppe le due fonti J ed E sono abilmente intrecciate. Le due fonti entrano invece in contrasto sul vero nome di Dio. Il redattore E, più tardo di circa un secolo e che operava nel Regno del Nord, afferma che il vero nome di Dio, JHWH (Jahvè), fu rivelato solo al tempo di Mosè, in contrasto con la fonte J che afferma che era noto ai primi esseri umani.

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