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109– Il falso Jahvè. La Bibbia in controluce 1

La Bibbia, anche ai nostri giorni, per milioni di persone costituisce l’orizzonte insuperabile di ogni intelligenza umana. La sua presunta ispirazione divina, accettata ad occhi chiusi dagli ortodossi ebrei e cristiani, la rende il libro dei libri, quello che condensa tutta la sapienza umana e divina. Ma per chi la legge senza i paraocchi della fede è tutt’altra cosa perché, assieme alle leggende mitologiche, agli avvenimenti storici e ad una pletora di leggi, precetti, divieti, spesso assurdi e irrazionali, contiene molte contraddizioni, incongruità e assurdità d’ogni genere. Alcuni episodi in essa descritti appaiono perfino grotteschi e ripugnati e suscitano la nostra ironia o il nostro disgusto. Altri, piuttosto frequenti, sono decisamente atroci e crudeli e ci riempiono di orrore per la loro efferatezza, specie quando sono da attribuirsi alla diretta volontà divina. Non è quindi di facile e piacevole lettura anche se contiene nei libri agiografi pagine di alto lirismo poetico e di profondo patos umano.
Ciò spiega perché la Chiesa Cattolica, pur considerando rivelati – cioè ispirati dallo Spirito Santo – tutti i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento (affermazione ribadita anche dal Concilio Vaticano II del 1965), abbia sempre scoraggiato i suoi fedeli ad accostarsi direttamente alla Bibbia ebraica e ne abbia addirittura, fin dal Concilio di Tolosa del 1229, proibita la lettura senza la mediazione ecclesiale, depositaria della dottrina apostolica. Quello che specialmente colpisce chi osa avventurarsi nella lettura del Vecchio Testamento è la costante presenza di un Dio che solo raramente si mostra un Padre buono e misericordioso e quasi sempre, invece, un despota tirannico, crudele e vendicativo.

La Bibbia, ispirandosi alle leggende del Medio Oriente, inizia con la creazione del mondo e del primo uomo Adamo e prosegue con il racconto della trasgressione primordiale compiuta da Adamo e Eva nel giardino dell’Eden e con le leggende del diluvio e della Torre di Babele.
Gli scavi archeologici e il ritrovamento di migliaia di tavolette sumeriche ci hanno ampiamente illustrato l’origine di queste leggende. Oggi noi sappiamo che la favola biblica della mela fatale non è altro che l’aggiustamento ebraico di una leggenda sumerica che troviamo nel “Cilindro della tentazione”, conservato al British Museum di Londra, e datato al 2500 a.C. Ciò a dimostrare che la storia del frutto proibito risaliva a molti secoli prima che Abramo nascesse.
Grazie agli scavi nella città assira di Nimrud, una trentina di chilometri a sud di Mosul nell’Iraq settentrionale, siamo a conoscenza di molte storie della mitologia babilonese. L’archeologo britannico sir Austen Henry Layard (Early Adventures in Persia, Susiana and Babylonia) portò alla luce le rovine della reggia costruita per il re Assumasipal II verso l’880 a.C., nella quale furono trovate numerose tavolette babilonesi risalenti al periodo dell’occupazione assira di Babilonia (vedi anche: M. Magnusson, op.cit. pagg.175-176). In questi testi, oggi conservati al British Museum, troviamo per esempio il racconto del Dilmun, il mitico giardino delle delizie posto sulle sponde dell’Eufrate, in cui i babilonesi credevano fosse stato creato il genere umano (George W. Anderson, The History of Religion of Israel).

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