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114– Il falso Jahvè. La Bibbia in controluce 6

Fra gli episodi d’inaudita crudeltà è singolare quello che narra la vendetta del profeta Eliseo per una banale irriverenza nei suoi riguardi. Mentre saliva al santuario a cielo aperto di Bethel, dei ragazzetti si diedero a deridere la sua calvizie. Eliseo si voltò, li guardò e li maledisse nel nome del Signore. Allora uscirono dalla foresta due orsi che sbranarono quarantadue di quei fanciulli (2 Re 23-25).
Ma sono le atrocità efferate e crudeli a riempire non poche pagine della Bibbia. Riguardano la ferocia con la quale vennero trattati i nemici vinti in battaglia, le frequenti lotte fratricide combattute per motivi dinastici o per dissidi religiosi tra giudei e samaritani e altre atrocità che ci appaiono completamente assurde. Spesso, questi misfatti vengono attribuiti alla precisa volontà di Jahvè, presentato come il Dio degli eserciti che combatte per Israele, oppure come un Dio geloso, collerico e vendicativo.
Già Mosè, nel celebre episodio del vitello d’oro, su ordine preciso di Jahvè non aveva esitato a far trucidare i tremila ebrei che si erano macchiati d’idolatria durante la sua assenza (Esodo 32,27); e quando giunse oltre il Giordano lo stesso Mosè, poco prima di morire, ordinò al suo popolo, una volta conquistata la Terra di Canaan, di votare tutte le popolazioni vinte al completo sterminio, senza far loro grazia o concedere Alleanza (Deuteronomio 7,1-2). Date queste premesse appaiono coerenti (anche se del tutto fantasiosi) gli episodi efferati e cruenti che vengono narrati durante la conquista della Terra Promessa, ai quali si è già accennato.
E per quanto riguarda le lotte fratricide? Ecco uno degli esempi più efferati, raccontato nel Libro Secondo dei Re. Riguarda lo sterminio dei seguaci di Baal perpetrato dall’usurpatore Ieu, asceso al trono d’Israele dopo aver massacrato, a tradimento e con inaudita ferocia, tutti i membri della casa reale di Acab. Una volta preso il potere, obbedendo agli ordini del profeta Eliseo che l’aveva fatto segretamente ungere re, attuò il massacro di tutti i seguaci del Dio Baal (che con altro nome indicava Jahvè). Adducendo il falso motivo di voler celebrare un sacrificio in onore del Dio, inviò messaggeri per le città d’Israele affinché tutti i fedeli accorressero nel tempio di Baal. Ne giunsero talmente tanti che il tempio, a cielo aperto e di vasta estensione, ne risultò pieno da un’estremità all’altra. Allora: “Ieu ordinò alle guardie e ai loro capi: «Venite e uccideteli tutti. Non lasciatevi sfuggire nessuno!» Li uccisero a colpi di spada e gettarono fuori i cadaveri. Poi penetrarono nella parte più interna del tempio di Baal, demolirono il tempio e lo ridussero un immondezzaio ” (2 Re 10,25-27).
Come punizione divina per quest’orrendo massacro: “Il Signore disse a Ieu:
“Perché ti sei compiaciuto di fare ciò che è giusto ai miei occhi [cioè, hai ucciso tutti i fedeli di Baal] e hai compiuto per la casa di Acab quanto era nella mia intenzione [cioè, l’hai completamente sterminata], i tuoi figli – fino alla quarta generazione – sederanno sul trono d’Israele” (2 Re 10, 30).
Indubbiamente, questa è una delle non poche pagine disumane e blasfeme della Bibbia che ci presenta Jahvè come un Dio “meschino, violento e assetato di sangue” (Freud op, cit pag. 375) e non come il Dio-Signore che difende l’umile e l’oppresso. Un Dio unico, quindi, incommensurabilmente inferiore a quello dei grandi misteri egizi dai quali discendeva.

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