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119– Il falso Jahvè. Fine d'Israele. 2

L’ellenizzazione dell’ebraismo, se esercitò un’influenza tutto sommato relativa in Palestina, trovò la sua massima espressione ad Alessandria d’Egitto. Siccome nella grande comunità ebraica della città era venuta meno la conoscenza dell’ebraico e dell’aramaico, si procedette alla traduzione in greco dell’intera Bibbia. Questo fatto ebbe un’enorme ripercussione nel mondo ebraico della diaspora. Fu chiamata la Bibbia dei Settanta dal numero dei traduttori.
Al tempo dei Seleucidi, durante il regno di Antioco IV Epifane nel 167 a.C., ci fu in Palestina un’ellenizzazione coatta che si trasformò poi in una vera persecuzione religiosa. Venne vietato il culto conforme alla Legge, la circoncisione, il riposo del sabato, l’osservanza della Torah; furono imposti culti pagani al popolo e si giunse perfino ad edificare un’ara a Zeus sopra gli altari degli olocausti nel Tempio di Gerusalemme.
Questo periodo è conosciuto dagli ebrei come “l’abominio della desolazione”. Gli Asmonei, chiamati anche i Maccabei, figli del sacerdote Mattatia, dopo un’aspra e cruenta lotta contro i Seleucidi riuscirono a rendere la Palestina indipendente e a creare la teocrazia piena in quanto assommarono il potere politico e religioso nella stessa persona. Ma il loro insopportabile dispotismo determinò l’intervento di Roma, che restaurò il potere sacerdotale limitatamente all’ambito religioso, e ridusse la Giudea ad uno stato vassallo controllato dal senato.

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