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13-“L’invenzione del cristianesimo” – Parte prima. L’incontro con Giovanni Battista

Intorno al 30 d.C., nel clima rovente della Palestina travagliata da continue sommosse antiromane, s’affaccia sulla scena d’Israele un personaggio, per molti aspetti carismatico, conosciuto come Giovanni Battista.
Di lui possiamo affermare che era sicuramente un esseno. Sono molti e importanti gli elementi che collegano questo personaggio alla comunità di Qumran:
1.anzitutto il fatto che visse in regioni desertiche della Giudea, dove si trovava quella setta.
“Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele” (Luca 1,80). “In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea” (Matteo 3,1).
2.In secondo luogo perché somministrava il battesimo in prossimità dello sbocco del Giordano nel Mar Morto, vicino all’insediamento di Qumran, e questo rito in Israele era praticato solo dagli esseni. “[…]si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione” (Marco 1,4).
3.In terzo luogo perché la sua predicazione era tipicamente messianica in quanto prevedeva imminente la restaurazione del Regno di Jahvè. “Convertitevi perché il Regno dei Cieli è vicino” (Matteo 3,2).
Anche il suo nutrimento era tipicamente esseno. “..il suo cibo erano cavallette e miele selvatico” (Matteo 3,4). Nel Documento di Damasco, rinvenuto a Qumran, troviamo la prescrizione di come cucinare le cavallette, gettandole sul fuoco o nell’acqua ancor vive.
Infine per le violente invettive e minacce contro gli ebrei corrotti e conniventi con Roma, che ricalcano quelle di Gesù. “Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente? (Matteo 3,7). “Già la scure è posta alla radice degli alberi. Ogni albero che non produce frutti viene tagliato e gettato nel fuoco”(Matteo 3,10). Parole che riconducono alla Regola della Guerra degli esseni che annunciava il giorno in cui Jahvè avrebbe attuato lo sterminio dei figli delle tenebre, cioè di tutti i figli degeneri di Israele. Nei Vangeli è presentato come colui che doveva preparare la strada alla venuta del Messia, da sempre atteso da Israele. Infatti egli parla di “colui che viene dopo di me” e che “è più potente di me”. E aggiunge: “egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile” (Matteo 3,12).
Gesù quindi viene presentato come l’atteso Messia, il ricostruttore del Regno di Jahvè e il destinatario delle profezie messianiche.
Noi sappiamo, sempre dai Vangeli, che Giovanni aveva un largo seguito di discepoli e che una parte di essi, dopo la sua decapitazione per opera di Erode Antipa, si unì a Gesù che allora stava per iniziare la sua attività pubblica. Da questo fatto possiamo trarre alcune deduzioni. Forse il Battista aveva tentato di ergersi a Messia davidico, criticando aspramente la condotta privata di Erode Antipa, denunciando la collusione tra la classe dirigente israeliana e i romani e biasimando il lassismo del clero templare nell’osservanza della Legge. Ma fu prontamente eliminato, perché troppo scomodo non solo ad Erode ma a tutte le classi alte di Israele. Col battesimo iniziatico, Gesù, che sicuramente era un suo seguace, ricevette dal lui una specie di investitura a proseguire la sua opera, nel caso fosse stato tolto di mezzo. Difatti, i due avvenimenti: l’arresto del Battista e l’inizio dell’attività pubblica di Gesù, coincidono cronologicamente.
Notiamo, anche, a proposito del Battista, chiare discordanze tra gli evangelisti. Luca, ad esempio, sostiene che il Battista e Gesù erano parenti stretti (cugini) e contemporanei d’età (Luca 1), mentre per Giovanni non si conoscevano affatto (Giovanni 1,31).
Ma non è tutto. Ci sono altre incongruità che non trovano spiegazioni. Ad esempio: se il battesimo di Giovanni era di carattere espiatorio, aveva cioè lo scopo di ottenere la remissione dei peccati, quali colpe aveva Gesù, Figlio di Dio, da farsi perdonare? Le contorsioni teologiche escogitate dai dottori della Chiesa per conciliare una tale incongruenza sono semplicemente ridicole. Per Tommaso d’Aquino col battesimo di Gesù il Signore avrebbe solo voluto santificare l’acqua.
E, ancora, se al momento del battesimo, secondo Matteo, Giovanni proclama Gesù il futuro Messia, perché nello stesso Vangelo, otto capitoli dopo, mentre è in carcere, mostra di aver del tutto dimenticato questo clamoroso evento, e a dispetto del cielo aperto, della colomba e della voce dello Spirito Santo, manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù: “Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo attendere un altro?”(Matteo 11,3-4) Immaginate l’imbarazzo della Chiesa di fronte a questa smemoratezza del Battista!
E, per concludere: se il battesimo per Gesù fu così importante, come ci fanno notare i Vangeli, perché durante la sua attività pubblica Gesù non battezzò mai nessuno, nemmeno i suoi discepoli? Qualcuno potrebbe obiettare che gli apostoli ricevettero da Gesù l’ordine di battezzare in nome della Trinità, come nel Vangelo di Matteo: «E dunque, andate e insegnate a tutti i popoli e battezzateli in nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo…» (Matteo 28,19). Si tratta di un ennesimo falso messo in evidenza da due considerazioni. Anzitutto, al tempo di Matteo, nessuno era a conoscenza della Trinità, la cui formulazione avvenne soltanto nel IV secolo col secondo Concilio ecumenico del 381, che inserì il dogma della Trinità nel cosiddetto credo niceno-costantinopolitano.
In secondo luogo, Matteo si contraddice avendo scritto in precedenza, proprio nel suo Vangelo, che Gesù aveva esplicitamente vietato il missionariato presso i non ebrei. “Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei samaritani, ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele.” (Matteo 10,5-6).
Quindi il battesimo cristiano nasce, come vedremo in seguito, non da Gesù e i suoi apostoli, ma da Paolo, che lo derivò da quello pagano dei riti iniziatici delle Religioni Misteriche. Nell’antico Egitto, tra i numerosi dei c’era anche il dio Anap, detto il “battezzatore”. Comunque sia, l’influenza del Battista su Gesù fu senza dubbio determinante per la sua futura missione ed è valsa come una solenne investitura a Messia d’Israele.

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