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25– Il falso Jahvè. La controreligione del faraone Akhenaton. 3

Anche la tradizionale credenza nell’aldilà subì una radicale trasformazione nella controreligione di Akhenaton. Non più l’idea di una vita dopo la morte in cui l’uomo sarebbe entrato dopo essersi discolpato davanti al tribunale dei morti, conservando quindi la sua individualità, ma la continuazione ad esistere dopo la morte come “Ba”, cioè come anima impersonale in perenne contemplazione del nuovo Dio, ad Amarna, la nuova capitale considerata una specie di paradiso terrestre.
Nella popolazione traumatizzata e disorientata iniziò a diffondersi la consapevolezza di una colpa tremenda e irreparabile, e con essa il timore di imminenti sciagure. Ad accrescere queste fosche aspettative si diffusero in tutto il Medio Oriente, proprio alla fine del periodo di Amarna, terribili pestilenze che infuriarono per vent’anni lasciando tracce indelebili nella memoria del popolo.
Per meglio cogliere l’atmosfera d’angoscia di questo periodo persecutorio è utile considerare un graffito redatto di nascosto dallo scriba Pawah nella tomba tebana di Pairi (n. 139). E’ una lamentazione disperata rivolta al Dio assente, nella quale è chiamata “oscurità” l’assenza o il ritrarsi del Dio.
“Il mio cuore aspira ardentemente di vederti,
Volgiti nuovamente a noi, o Signore dell’eternità’
Tu eri qui quando ancora niente si era formato
e sarai qui quando essi saranno finiti.
Risplendi di luce, affinché ti veda!”
Nella “stele della restaurazione” di Tut-ankh-amon troviamo altre allusioni a questo terribile periodo di sbandamento religioso determinato dalla teoclastia, dalla distruzione degli dèi, dalla proibizione dei loro culti e dalla trasformazione in tabù dei loro nomi e delle loro immagini:
“Abbandonati erano i templi degli dèi
da Elefantina fino alle paludi del Delta
erano tramutati in cumuli di macerie
ricoperti di cardi.
Le loro cappelle erano come se non fossero mai esistite,
i loro templi erano ridotti a un sentiero.
Il paese era colpito dalla pestilenza
gli dèi avevano voltato le spalle a questa Terra.”

Parole che non lasciano dubbi sullo sgomento generale provocato dalla tabuizzazione delle divinità.
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