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26– Il falso Jahvè. La controreligione del faraone Akhenaton. 4

La nuova religione, inoltre, essendo di carattere prettamente razionalistico, in quanto fondata su un rigoroso eliomorfismo, escludeva ogni manifestazione cerimoniale che colpisse il sentimento e la fantasia del popolo, e dunque appariva a quest’ultimo arida, vuota e priva del concetto di rivelazione. Il nuovo Dio, infatti, in base alle epigrafi del tempo tuttora conservate nelle rovine di Amarna, non comunicava coi mortali: nessuna parola sua è registrata, al contrario di quanto avveniva con gli dèi tradizionali dell’Egitto, che si rivolgevano al sovrano con innumerevoli benedizioni e formule beneauguranti.
Per lo stesso motivo il nuovo Dio appariva privo di qualsiasi dimensione etica. Il Sole risplendeva per tutti, giusti e malvagi, e tutti dipendevano da lui. I testi di Amarna che ci sono pervenuti non fanno distinzione neppure tra animali e uomini. Il nome usato dagli egittologi per il Dio di Akhenaton è Aton, ma questo non era il vero nome del Dio, bensì quello del glifo che lo rappresentava, sotto forma di un disco solare circonfuso da raggi (Cyiril Aldred, Akhenaten, Pharaoh of Egypt, capag. IV). Il glifo rappresentava la luce del sole e non il sole in sé (la raffigurazione del sole era un disco alato), ed era l’unica forma concessa per rappresentare il Dio. Una traduzione diretta della parola Aton è “che da vita”.
C’era però un’altra immagine ammessa per questo scopo, quella del toro sacro Mnevis. Anche dopo che ebbe abolito tutte le divinità tradizionali, Akhenaton ordinò che il toro Mnevis, un animale sacro a Ra, fosse portato da Eliopoli nella nuova capitale Amarna e sepolto con gran pompa in una tomba particolare.
Il toro Mnevis era un animale in carne e ossa venerato presso il tempio di Eliopoli; quando moriva, veniva sostituito da un altro, individuato secondo prescritte manifestazioni soprannaturali. Diverse effigi di questo toro, in pietra o in bronzo, sono state scoperte tra le rovine di Amarna.

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