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4 proposte degli architetti per difendere le città italiane, e alcune critiche (feroci) 

Può la bellezza sconfiggere il terrore? Difficile rispondere a questa domanda, ma forse qualcosa può farla: impedire che il terrore distrugga le nostre vite. In questi giorni in Italia si sta sviluppando un bel dibattito su come difendere le nostre città dai terroristi. Tutto è cominciato sulle pagine del Corriere della Sera che ha raccolto una proposta fatta dall’architetto Stefano Boeri che su Facebook ha scritto: “Vorrei avanzare una proposta. I terroristi vogliono rinchiuderci nelle nostre case; sperando di costringerci a rinunciare a vivere i luoghi collettivi e gli spazi pubblici delle nostre città. Bene, io credo che alla loro follia disperata – oltre che con gli strumenti fondamentali della prevenzione e del controllo – dovremmo rispondere anche con un uso accurato della bellezza naturale e del suo valore simbolico”.

Alberi come alternativa al ‘new jersey’, le barriere di sicurezza che in queste ore stanno cominciando a spuntare nelle nostre città. Come a Roma, secondo questo riporta il Messaggero dove potrebbero essere presto installate nuove barriere in punti sensibili della città, ovvero luoghi particolarmente affollati o zone pedonali.

 

Paladino: “L’ironia contro il terrore” 

Ma non è l’unica proposta. Il Corriere della Sera ne riporta anche altre.  “Fosse per me risponderei ai terroristi disegnando e mettendo delle barriere con la forma del dito medio di Cattelan”, replica Mimmo Paladino, pittore, scultore e incisore, tra i vertici della Transavanguardia. L’idea di Paladino, è quella di ricorrere sì alle protezioni. “Ma queste devono anche essere esteticamente belle”. Soprattutto: “Richiamare gli elementi simbolici che caratterizzano la città in cui vengono installate”. Corni a Napoli, croci in Vaticano.

 

Pistoletto: “Orti urbani”

“Quei new jersey non hanno ricadute soltanto dal punto di vista estetico, ma anche psicologico” dice invece Michelangelo Pistoletto, animatore e protagonista della corrente dell’arte povera. Quindi che fare? “Piazziamo delle strutture, alte almeno mezzo metro così da fare da barriera contro auto, furgoni e camion lanciati a folle velocità, dentro le quali i cittadini possano coltivare ogni genere di cose, dai fiori alla verdura”

 

Tagliabue: “Laghi artificiali”

“Dopo l’11 settembre 2001 abbiamo dovuto accentuare il tasso di sicurezza del Parlamento scozzese a Edimburgo” Benedetta Tagliabue, architetto, lavora a Barcellona, spiega al Corriere la sua idea: Non abbiamo installato centinaia di pilomat, ma realizzando dei laghetti artificiali. Ma la proposta non ha trovato tutti d’accordo.

 

Le critiche. Langone: “Oppongono barzellette”

Ma le soluzioni proposte non convincono tutti. Sul Foglio lo scrittore Camillo Langone commenta: “Ai terroristi, i vip dell’arte e dell’architettura italiana oppongono un catalogo di barzellette. Invece delle barriere di cemento, nelle vie cruciali Michelangelo Pistoletto vorrebbe mettere orti rialzati e Stefano Boeri grossi vasi contenenti querce […]Gli italiani sono allergici alla manutenzione, all’attenzione, alla cura, e che vasi e cassoni si riempirebbero presto di rifiuti, svuotandosi di verde”. In particolare Langone attacca Paladino che “supera tutti proponendo barriere formate da corni portafortuna a Napoli, idea per la quale bastava De Magistris”.

Corrano: “No soluzioni creative, riflessione sulle nostre città”

Anche sul Fatto Quotidiano sono emerse alcune critiche. Scrive l’architetto Eleonora Corrano: “In questa frenetica concitazione creativa, prima di devastare i centri storici italiani con enormi vasi o barriere più o meno ironiche, a nessuno viene in mente di guardare ai sistemi già sperimentati e adottati da Israele, Regno Unito e Stati Uniti (che sono tra le nazioni che meglio di altri hanno sviluppato sistemi di protezione degli spazi pubblici). “Misure di sicurezza pubblica che comprendono sia grandi blocchi antisfondamento che i discreti, e persino eleganti, dissuasori automatici o semiautomatici per il controllo degli accessi con tecnologie a scomparsa”.

Continua Corrano: “Il filosofo tedesco Karsten Harries nel febbraio del 2002 aveva tenuto una conferenza dal titolo “L’architettura e il terrore” . Egli riteneva che gli attacchi terroristici dell’11 settembre avrebbero aperto un dibattito sull’architettura, poiché avevano dimostrato la vulnerabilità del nostro sistema di vita e anche l’incapacità di costruire fortificazioni che ci proteggano dalla paura . Ecco, forse più che ingaggiare una corsa all’oggetto da piazzare– alberi, barriere, vasi e fioriere – dovremmo inaugurare una riflessione sulle nostre città e sulla nuova dimensione dell’esistenza – il terrore – più ampia e approfondita”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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