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42– Il falso Jahvè. Il senso di colpa e il nazireato. 2

Il peccato e la redenzione non nascono in Egitto. Nascono nel deserto del Sinai come una piaga incurabile che il monoteismo si è trascinato dietro. Questo spiega la dedizione esaltata fino al martirio, che rasenta molto spesso il fanatismo puro – vera nevrosi ossessiva, come la chiama Freud – che contraddistinse e contraddistingue anche ai nostri giorni molti dei gruppi che professano le religioni monoteistiche.
La semantica del peccato era totalmente estranea alla religione egizia nel suo complesso. Quella religione non si fondava sul senso di colpa, ma al contrario sulla consapevolezza di una avvenuta riconciliazione con Dio e con il mondo allo stesso tempo. Infatti, tutte le colpe che una persona accumulava nel corso della vita le venivano cancellate davanti al tribunale dei morti, in modo che potesse entrare nell’aldilà in stato di purezza. Quindi l’Egitto era pervaso da una forma di ottimismo morale che troviamo espresso nella Bibbia soltanto in qualche versetto dell’Ecclesiate, l’unico dei libri biblici che risente fortemente dell’influsso egiziano. (Vedi: Ecclesiate9,7-10). Il concetto di peccato nacque con Mosè nel deserto del Sinai e contraddistinse tutta la legislazione mosaica, che imponeva norme in gran parte assurde e irrazionali, la cui inosservanza spesso inevitabile significava trasgressione, colpa, peccato.

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