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47- “L'invenzione del cristianesimo” – Parte terza. Paolo di Tarso. Lo scisma dal giudaismo.

Furono  la Seconda Lettera ai Corinzi e la  Lettera ai Galati a segnare l’inizio della nuova era paolina. In esse, infatti, troviamo alcune affermazioni di Paolo che sono di enorme importanza per capire il suo nuovo orientamento e la sua  netta e categorica  opposizione alla Chiesa di Gerusalemme. Vediamole.
Affermazione numero uno: Paolo dichiara di essere divenuto apostolo per nomina diretta di Gesù Cristo. “Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre” (Galati 1,1).  È evidente, quindi, che lui dipendeva solo da Dio e  che nessuna autorità terrena, nemmeno quella degli apostoli, gli era superiore.
Seconda affermazione: quello che lui predicava, essendo di origine divina perché ricevuto durante i suoi rapimenti celesti, era l’unico Vangelo valido, l’unico possibile; tutti gli altri Vangeli (predicati dagli apostoli di Gerusalemme) erano falsi. “In realtà, però, non ce n’é un altro; solo che vi sono alcuni (gli inviati degli apostoli) che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo (quello predicato da lui)” (Galati I,7). Per poi concludere  categorico: “se un angelo del cielo vi predicasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato noi, sia anatema!” (Galati I, 8). Perciò anche gli angeli erano inferiori a lui. 
Con  sarcasmo dileggia in più occasioni quelli che egli chiama i “superapostoli”, affermando con acredine: “Questi tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo” (2 Corinzi 11,13). 
E per contrastare la sua inferiorità di fronte a chi aveva conosciuto e frequentato Cristo nella carne, cioè nella vita reale, dichiara la superiorità della sua conoscenza ultraterrena di Cristo oltre la carne e  inventa una sua ascensione al cielo per l’ascolto diretto della parola di Gesù, della qual cosa però negli Atti non v’è traccia. 
“Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa – se col corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa  Dio – fu rapito fino al terzo cielo” (2 Corinzi 12,2). 
Infine in Galati, dopo aver narrato i due incontri cogli apostoli avvenuti a Gerusalemme, che abbiamo già descritto in precedenza, e il dissidio con Pietro e Barnaba ad Antiochia,  Paolo fa un’altra serie di importanti dichiarazioni che spiegano il suo scisma dal giudaismo col ripudio della Legge e della circoncisione da parte degli ebrei e  dei pagani convertiti e la sua nuova concezione teologica della salvezza. 
“Ecco, io Paolo vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla.  Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia.    Poiché in Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carità” (Galati 5,2-6).
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