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49 d.C. Gesù espulse i Giudei da Roma. La discendenza del sangue reale da Gesù a Yasmin Hohenstaufen

13883732_10208227712464616_1910414190_nGaio Svetonio Tranquillo (70-126 d.C.),scrittore romano d’età imperiale ed esponente di spicco del genere biografico, ricoprì cariche molto importanti: fu archivista, bibliotecario imperiale e segretario personale (magister epistolarum) dell’imperatore Adriano, che regnò dal 117 al 138 d.C. Possiamo quindi supporre che avesse accesso ai documenti più importanti degli archivi imperiali. La sua opera principale, il De Vita Caesarum (“Sulla vita dei Cesari”),scritta sotto forma di biografia, comprende, in ordine cronologico, i ritratti degli imperatori Romani da Cesare a Domiziano. In un passo della biografia di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C., Svetonio riferisce di alcuni disordini provocati dai Giudei su istigazione di un certo Chrestus, per i quali l’imperatore emise un mandato di espulsione.

Il testo, nell’originale latino presente in Vita Claudii, 25.4, recita: – Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit, la cui traduzione in italiano è: “[Claudio] espulse dalla città i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine”

Il brano è oggetto di controversie tra gli studiosi accademici. Come riportato anche dallo storico cristiano Paolo Orosio (Historiae adversus paganos VII, 6, 15-16),vissuto a cavallo tra il IV e V secolo d.C., Svetonio si riferisce all’espulsione da Roma dei Giudei avvenuta nel 49 d.C. su istigazione di un certo Chrestus, da alcuni visto come un sobillatore, da altri identificato con il Cristo dei vangeli (secondo questa seconda interpretazione, i Giudei “cristiani” sarebbero stati istigati dalla sua dottrina).

Il termine deriverebbe dal greco krestòs, che significa “buono”, “valente”, “virtuoso” , anche in senso morale. La lettura del termine Chrestus non è apparentemente così scontata: difatti in epoca imperiale era presente un’ambivalenza tra la lettera iota (pronunziata come un “i” italiana) ed eta (pronunziata come una “e”). Tale fenomeno comportava che la forma scritta Chrestus veniva nel parlato pronunziata come Christus.

Tali fenomeni, noti come itacismi, sono molto diffusi nelle testimonianze storiografiche degli scrittori arcaici; ne è un esempio un passo di Arriano di Nicomedia (Anabasi di Alessandro 1.13),dove l’autore riporta Telmìsseus con lo iota anziché Telmèsseus con la eta, che è la parola più comunemente utilizzata nel greco classico.

L’apologeta cristiano Paolo Orosio (375-420 ca.),discepolo e collaboratore di sant’Agostino, riporta il passo di Svetonio nelle sue Historiae adversus paganos (ultimate poco prima di morire),rimanendone colpito e informandoci che di questa vicenda aveva parlato anche Giuseppe Flavio nelle sue opere:

Nel nono anno dello stesso regno, racconta Giuseppe che per ordine di Claudio i giudei furono espulsi dall’Urbe. Ma più mi colpisce Svetonio, che si esprime così: “Claudio espulse da Roma i Giudei in continuo tumulto per istigazione di Cristo”; dove non si riesce a capire se egli ordinò di infrenare e di reprimere i giudei tumultuanti contro Cristo, oppure se volle che anche i cristiani fossero espulsi con essi, come gente di religione affine” (Historiae adversus paganos VII 6,15-16).

Dalla testimonianza dello storiografo cristiano, veniamo a sapere che anche Giuseppe Flavio in un brano delle sue opere, oggi andato perduto, riferiva dell’espulsione dei Giudei da Roma, avvenuta nell’anno 49 sotto il regno di Claudio. Orosio ha il dubbio che i tumulti creati dai giudei siano addirittura contro Cristo, ma a parte questo, egli identifica Chrestus con Cristo. Che Gesù fosse soprannominato Cristo lo sappiamo da G. Flavio in Antichità giudaiche, XX, 200:

Così (il sommo sacerdote Anano) convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l’accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati.

Paolo Orosio dice racconta Giuseppe Flavio, ora come mai questo racconto non esiste nei testi di Giuseppe Flavio? La risposta è scontata, è stato tagliato. Ma perché tagliare questo passo se non si riferiva a Gesù che espulse i Giudei da Roma? Non ne avrebbero avuto motivo. La verità scomoda e scottante è che Gesù, cugino dell’imperatore Claudio, come dimostriamo nel libro “Cristo il Romano”, era a Roma ed espulse i Giudei dopo averli istigati con continue accuse per il fatto che lo volevano crocifisso nel processo con Pilato. I Giudei sapevano che era di sangue romano-egizio, non vedevano l’ora di farlo fuori e l’astio di Gesù nei loro confronti è palese nei vangeli quando li chiama “razza di vipere”, “adoratori del diavolo” e si scaglia contro le leggi mosaiche laicizzando il sabato e in tante altre occasioni.

Non solo, vogliamo ricordare quando sbaraccò i tavoli dei cambiavalute nel Tempio di Gerusalemme perché praticavano l’usura? Inoltre come mai in Guerra Giudaica in russo i traduttori riportano che fu crocifisso dai Giudei? Come mai anche questo scomodo passo è stato tolto dai testi di Giuseppe Flavio? Ecco il passo in oggetto:

E oltre a queste iscrizioni ve n’era una quarta, negli stessi caratteri, la quale menzionava Gesù come re, che non aveva regnato, crocifisso dai Giudei perché preannunciava la distruzione della città e la desolazione del tempio.

Altro che i Romani: furono i Giudei ad uccidere Gesù accusato di aver chiamato le legioni romane in soccorso a Gerusalemme nel 68 d.C., con gli Idumei fuori dalle mura e gli zeloti barricati dentro il Tempio di Gerusalemme. Mai Pilato avrebbe potuto uccidere Gesù, parente dell’imperatore Tiberio, tanto che il prefetto disse:

Dalle memorie di Nicodemo:

Gli Ebrei gli dissero: “Preghiamo la tua grandezza di ordinare che comparisca davanti al tuo tribunale”. Ma Pilato li chiamò e disse loro: “Come posso io, che sono un governatore, esaminare un re?” Essi gli risposero: “Noi non diciamo che egli sia re, bensì è lui che lo afferma di se stesso1.

Sempre nelle memorie di Nicodemo II (papiro copto di Torino):

Dopo la condanna, Pilato aveva ordinato di scrivere il titulus in lettere greche, Romane ed ebraiche, in base a ciò che era stato detto dagli Ebrei, cioè: “Egli è il re degli Ebrei”. Anna e Caifa dissero: […] “Il fatto è invece che i discepoli hanno dato molto denaro ai soldati e hanno preso il corpo di Gesù”.

Gesù fu liberato da Pilato dopo essere stato fustigato, grazie al denaro versato da Giuseppe d’Arimatea, che era il Giuseppe dei Vangeli e da Nicodemo Boeto. Lo stasso Tacino in Annales riferisce che fu solamente suppliziato, mentre quando parla di pena capitale usa il termine extremo suppizio.

L’autore di questa denominazione, Cristo, sotto l’impero di Tiberio [imperatore dal 14 al 37, NdA], era stato condannato al supplizio dal Procuratore Ponzio Pilato; ma, repressa per il momento, l’esiziale superstizione erompeva di nuovo, non solo per la Giudea, origine di quel male, ma anche per l’Urbe, ove da ogni parte confluiscono tutte le cose atroci e vergognose2.

Sicuramente, se Gesù fosse stato crocifisso ed ucciso, Tacito non avrebbe parlato di supplizio – ovvero della flagellazione che subì da parte di Pilato prima di essere rilasciato, tanto che lo stesso Paolo/Saul litigò per aver detto che Gesù era ancora vivo – ma della sua crocifissione.

Difatti Tacito in un altro caso, dove viene eseguita la condanna a morte, alla parola supplizio aggiunge l’aggettivo “estremo”:

In quei giorni il senatore Granio Marciano, accusato di lesa maestà da Gaio Gracco, si tolse la vita, mentre l’ex pretore Tario Graziano venne condannato, in forza della stessa legge, all’estremo supplizio3.

Questo perché il termine “supplizio” era generico e poteva indicare più di una cosa: “supplicazioni, preghiere pubbliche, offerte, sacrifici di vittime, supplica, preghiera rivolta agli uomini, richiesta di aiuto castigo, pena, supplizio, tortura messa a morte” etc., fino all’esecuzione capitale a cui Tacito aggiunge la parola “estremo” per far capire che si trattava di una condanna a morte. Ovviamente, se anche nel caso di Cristo si fosse andati oltre la semplice flagellazione ordinata da Pilato, arrivando fino alla crocifissione con la morte del condannato, anche in questo caso Tacito avrebbe aggiunto la parola “estremo” a “supplizio”, come fece per l’ex pretore Tario Graziano.

Dopo aver svelato che Gesù era figlio di Maria Boeto, figlia di Cleopatra e di Simone Boeto e che tutti personaggi di questa famiglia, Anna, Giovanna, Elisabetta, Marta e Lazzaro erano tutti della casata dei Boeto, ora il ricercatore Andrea Di Lenardo scopre che anche Nicodemo era un Boeto e cugino di Gesù. Una discendenza che da questa famiglia ci porta indietro fino alla XVII dinastia faraonica ed in avanti fino alla principessa Yasmin von Hohenstaufen, discendente reale del sangue di Cristo e della dinastia faraonica da parte di Cleopatra, nonna di Gesù e di tutti gli imperatori romani a cominciare da Cesare Augusto, primo imperatore di Roma e zio di Giuseppe per finire a tutti gli imperatori della gens Giulio-Claudia. Vediamo le ricerche di Andrea Di Lenardo che confermano le scoperte di Cristo il Romano.

Alessandro De Angelis

Ringrazio Alessandro De Angelis, con cui ho scritto il mio secondo saggio storico, Exodus, per avermi interpellato riguardo la tesi proposta nel suo libro su Gesù.

Posso riportare alcuni aspetti che ho riscontrato che collegano le storie su Gesù e i suoi parenti e discepoli all’establishment romano ed erodiano dell’epoca.

Legami fra la famiglia di Gesù e la dinastia Giulio-Claudia vengono tratteggiati dalle cronache, dalle leggende e dalle genealogie celtiche. Giuseppe d’Arimatea, indicato come senatore in un manoscritto del 1796, avrebbe generato Josefes, evidentemente una forma del nome Giuseppe, a sua volta padre di Giosuè. Giuseppe d’Arimatea genera anche Anna, la quale con Bran genera Penardun, moglie di Mario, figlio di Arvirago e di Genvissa, figlia dell’imperatore romano Claudio4 (g. of monmouth storia dei re di britannia), figlio di Antonia, figlia di Marco Antonio. Dall’unione di Penardun, nipote di Giuseppe d’Arimatea, con Mario, nipote di Claudio, nasce Coelo I, da cui discende Flavia Elena, che con l’imperatore Costanzo Cloro, genera l’imperatore Flavio Costantino Magno.

Giuseppe d’Arimatea sembrerebbe avere legami con l’establishment romano in Egitto, Paese collegato a diversi seguaci e parenti di Gesù come Maria, madre di Gesù, l’apostolo Bartolomeo (che significa in aramaico “figlio di Tolomeo” ed è chiamato Cleofa, diminutivo di Cleopatro o Cleopatra – quindi due nomi, Bartolomeo e Cleofa/Cleopatra, entrambi propri e tipici della dinastia Lagide-Tolemaica) secondo i vangeli dell’infanzia, e, come scrive lo storico bizantino e Patriarca di Costantinopoli Niceforo (758-829),anche l’apostolo Simone lo Zelota. Giuseppe d’Arimatea secondo le tradizioni britanniche sarebbe stato vicino a un tal re Evelac, che è stato interpretato come una deformazione del titolo di aballach del governatore di Alessandria d’Egitto Alessandro Lisimaco, padre di Tiberio Alessandro, procuratore di Giudea nel 46 d.C. Evelac/Alessandro Lisimaco viene indicato come cugino di Tolleme, evidentemente una forma del nome Tolomeo dell’ultima dinastia faraonica, portato da due figli di Cleopatra VII, Tolomeo Cesarione, avuto da Gaio Giulio Cesare, e Tolomeo, fratello di Alessandro Elio e di Cleopatra (VIII) Selene.

Giuseppe d’Arimatea

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Anna

= Bran

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Penardun

= Mario

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Coelo I

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(Discendenti)

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Flavia Elena

= Costanzo Cloro

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Flavio Costantino Magno

* * *

Claudio

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Genvissa

= Arvirago

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Mario

= Penardun

|

Coelo I

|

(Discendenti)

|

Flavia Elena

= Costanzo Cloro

|

Flavio Costantino Magno

* * *

Nicodemo si occupa dell’unzione5 e della sepoltura del corpo di Gesù, insieme a Giuseppe d’Arimatea, secondo il Vangelo di Giovanni. Ebbene le suddette erano mansioni proprie dei parenti del defunto, il che potrebbe far ipotizzare che Nicodemo fosse imparentato in qualche modo con il Nazareno. Nicodemo, versione greca dell’ebraico Nakdimon6, viene descritto, esattamente come Giacomo il Giusto, fratello di Gesù, come un giusto dotato del potere di far piovere7. La medesima era prerogativa anche di Honi ha-me’aggel, il tracciatore di cerchi8, chiamato anche Onia il Giusto9.

Nakdimon era chiamato anche Boni10, variante di Honi/Onia11, come riferisce l’archeologo e qumranologo prof. Robert H. Eisenman, Docente di Religioni e Archeologia del Medio Oriente, Direttore dell’Institute for the Studies of Judeo-Christian Origins presso la California State University, Long Beach (CSULB),visiting senior member del Linacre College, Oxford University, consulente della Huntington Library di San Marino (California),Direttore dal 1990 della spedizione archeologica Judean Desert Exploration/Excavation a Qumran, che scoprì, durante la stagione di scavi 2002-2003, un recinto funerario all’ingresso del cimitero di Qumran, e membro del National Endowment for the Humanities, dell’Albright Institute of Archaeological Research a Gerusalemme e dell’Oxford Centre per studi superiori sull’Ebraismo.

Altrove Nicodemo, figlio di Gurion (I),compare anche come Boethus Nahtum, cioè Boeto Nicodemo. Appare quindi probabile che Nicodemo fosse parente di Gesù (per via della sepoltura e degli unguenti er ungerne il cadavere),appartenesse alla famiglia di Simone Boeto e alla dinastia dei sacerdoti Onia. Nicodemo genera Miriam e Gurion (II).

Maria di Betania unge Gesù nei vangeli (ove talvolta compare come figura ananonima) in casa di Simone. Il tema dell’unzione di Maria di Betania viene messo in correlazione e la fua figura identificata con quella di Miriam (Maria) figlia di Simone Boeto, sempre da parte del prof. R.H. Eisenman12, che riporta la descrizione di Miriam figlia di Boethus che spende 500 danari per l’acquisto di oli profumati13. Parimenti il professore associa Marta di Betania, sorella di Maria, che si lamenta nel Nuovo Testamento con Marta, sorella di Maria, figlia di Simone Boeto che si lamenta nei testi ebraici14.

Per concludere questo approfondimento sugli Onia e la famiglia Boeto, va citato, ancora una volta con il prof. R.H. Eisenman, «un altro discendente di Honi [Onia il Giusto], e come lui “produttore di pioggia”. Hanan o Hanin ha-Nebha, vale a dire “Hanan il Nascosto”. Questo Hanin o Hanan (Giovanni, in italiano) è descritto come figlio di una delle figlie di Honi, e dunque suo nipote. Per giunta, non solo in Giuseppe Flavio viene talvolta indicato come “Giovanni il Nascosto”15 il Giovanni Battista dei Vangeli, ma alcuni testi affermano che Elisabetta, madre del Battista, era figlia di “un certo Anon”, ovvero Onias o Honi»16.

E la citata Elisabetta, madre di Giovanni Battista, secondo il Vangelo di Luca, era parente di Maria, madre di Gesù.

Gv., 19, 39.

Trattato Taanith.

Midrash Rabbah.

Talmud.

T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche.

Trattato Taanith.

R.H. EISENMAN, Codice Gesù, Piemme, Casale Monferrato (Al) 2008, p. 219.

Ibid.

Lamentazioni Rabbah.

R.H. EISENMAN, op. cit., pp. 233, 234.

T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche.

R.H. EISENMAN, op. cit., p. 166, 167.

Antipatro

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Erode I

= Mariamne I Maccabeo

|

Aristobulo IV

= Berenice

|

Erode V

= Mariamne

|

Aristobulo VI

= Salomé

|

Mariamne

= Simon Pietro

|

Petronilla

= Aulo Avilio Flacco

* * *

Asmon

|

Xy

|

Giovanni

|

Mattatia

|

Simone Maccabeo

|

Giovanni Ircano I Maccabeo

|

Alessandro Ianneo Maccabeo

= Salomé Alessandra

|

Giovanni Ircano II Maccabeo

|

Alessandra Maccabea

= Alessandro Maccabeo

|

Mariamne I Maccabea

= Erode I

|

Aristobulo IV

= Berenice

|

Erode V

= Mariamne

|

Aristobulo VI

= Salomé

|

Mariamne

= Simon Pietro

|

Petronilla

= Aulo Avilio Flacco

* * *

Thutmose I

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

= Mutnofret

|

Thutmose II

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

= Iside

|

Thutmose III

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

= Merira-Hatshepsut

|

Amenhotep II

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

= Tiaa

|

Thutmose IV

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

= Mutemuia

|

Amenhotep III

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

|

Smenkhkara (Aronne)

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

= Neferneferuaton Merytaton (Elisabetta)

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

|

Eleazar

|

Finea

|

Abishua

|

Bukki

|

Uzzi

|

Tseraia

|

Meraioth

|

Amaria

|

Ahitub

|

Tsadok

|

Ahimaaz

|

Azaria

|

Yohanan

|

Azaria

|

Yohanan

|

Azaria

|

Amaria

|

Ahitub

|

Tsadok

|

Xy

|

Xy

|

Xy

|

Shallum

|

Hilkia

|

Azaria

|

Seraia

|

Yehozadak

|

Giosuè

|

Yoachim

|

Eliashib

|

Gioiada

|

Yohanan

|

Yadduah

|

Onia

|

Simeone

|

Onia

|

Simeone

|

Onia

|

Onia

|

Anania

|

Ananel l’Egiziano

|

Boeto

|

Simone Boeto

= Cleopatra VII

(Faraone d’Egitto)

|

Mariamne II Boeto

= Giuseppe d’Arimatea

|

Gesù (Giosuè)

|

Aminadab

|

Catheloys

|

Manael

|

Titurel

|

Frimutel

|

Boaz

|

Frotmund

|

Clodione

|

Meroveo

|

Childerico

|

Clovis I

|

Lotario I

|

Chilperico I

|

Lotario II

|

Dagoberto I

|

Sigisberto III

|

Dagoberto II

|

Adelaide di Nivelles

|

Begga

= Ansegiso

|

Pipino di Heristal

|

Carlo Martello

|

Pipino il Breve

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Carlo Magno

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Ludovico il Pio

|

Gisella

= Eberardo del Friuli

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Ingeltrude del Friuli

= Enrico di Babenberg

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Hedwige di Babenberg

= Ottone I di Sassonia

|

Enrico I l’Uccellatore

(Duca di Sassonia, Sacro Romano Imperatore)

= Matilde di Ringelheim

|

Ottone I il Grande

(Sacro Romano Imperatore)

|

Lutgarda

= Corrado

|

Ottone

|

Enrico

|

Corrado II il Salico

(Sacro Romano Imperatore)

|

Enrico III

(Sacro Romano Imperatore)

= Agnese

|

Enrico IV

(Sacro Romano Imperatore)

|

Agnese

= Federico von Büren

(Duca di Svevia)

|

Federoco l’Orbo

(Duca di Svevia)

= Giuditta di Baviera

|

Federico I Barbarossa

(Sacro Romano Imperatore)

= Beatrice di Borgogna

|

Enrico VI

(Sacro Romano Imperatore)

= Costanza di Sicilia

|

Federico II von Hohenstaufen

(Sacro Romano Imperatore, Re Federico I di Sicilia)

|

(Discendenti)

|

Yasmin von Hohenstaufen

* * *

Shaushtatar

(Re di Mittani)

|

Artatama

(Re di Mittani)

|

Shuttarna II

(Re di Mittani)

|

Tushratta

(Re di Mittani)

|

Tadukhipa

= Amenhotep IV/Akhenaton (Aminadab)

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

|

Neferneferuaton Merytaton (Elisabetta)

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

= Smenkhkara (Aronne)

(Faraone della XVIII dinastia d’Egitto)

|

Eleazar

|

Finea

|

Abishua

|

Bukki

|

Uzzi

|

Tseraia

|

Meraioth

|

Amaria

|

Ahitub

|

Tsadok

|

Ahimaaz

|

Azaria

|

Yohanan

|

Azaria

|

Yohanan

|

Azaria

|

Amaria

|

Ahitub

|

Tsadok

|

Xy

|

Xy

|

Xy

|

Shallum

|

Hilkia

|

Azaria

|

Seraia

|

Yehozadak

|

Giosuè

|

Yoachim

|

Eliashib

|

Gioiada

|

Yohanan

|

Yadduah

|

Onia

|

Simeone

|

Onia

|

Simeone

|

Onia

|

Onia

|

Anania

|

Ananel l’Egiziano

|

Boeto

|

Simone Boeto

= Cleopatra VII

(Faraone d’Egitto)

|

Maria

= Giuseppe

|

Anna

= Bran

|

Penardun

= Mario

|

Coellio

|

Lucio

|

Gladys

= Cadvan

|

Coellio

|

Flavia Giulia Elena

= Flavio Valerio Costanzo Cloro

(Imperatore romano)

|

Flavio Costantino Magno

(Imperatore romano)

Andrea Di Lenardo

Ricerche tratte dai libri Exodus e Cristo il Romano acquistabili su macrolibrarsi a cui seguirà il secondo volume di Cristo il Romano di Andrea Di Lenardo, dove si svelerà la vera discendenza di Gesù fino alla principessa Yasmin Hohenstaufen

1vangelo di nicodemo, 2, estratto da: http://web.tiscali.it/cuorearianna/vangelo_di_nicodemo.htm, consultato in data 06/06/2015.

2ibid.

3annali VI, 38.

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