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53– Il falso Jahvè. I Giudici. 1

A guidare le tribù dopo la conquista della terra di Canaan furono i Giudici, figure carismatiche che il popolo metteva alla sua guida quando si trovava minacciato dai nemici oppure decideva di attuare una qualche conquista. Alcuni di questi giudici sono celebrati nella Bibbia come eroi leggendari. Debora combatté contro i cananei, Ehud contro i moabiti, Gedeone contro i madianiti, Iette contro gli ammoniti e Sansone contro i filistei. Debora era una donna condottiero che riuscì a unire tre tribù israelite di fronte a un nemico comune e celebrò in un bellissimo cantico – Il Cantico di Debora – la vittoria conseguita (Giudici 5,1-31).
Dal libro dei Giudici ricaviamo quindi che le tribù erano indipendenti l’una dall’altra e che l’unico legame tra di loro era il culto di Jahvè, che si andava lentamente radicando, in concomitanza col mantenimento degli ancestrali culti pagani. L’arca di Jahvè – vero e proprio centro cultuale itinerante- era il santuario centrale delle tribù. Veniva trasportata in varie località (sono citate Sichem, Mizpa, Gilgal, Bethel e Silo),dove gli israeliti si radunavano regolarmente per rievocare la loro storia e i loro doveri nei confronti dell’Alleanza. A poco a poco si determinò tra le dodici tribù una sorta di federazione simile a un’anfizionia sacra, cioè a una unione di genti vicine attorno ad un santuario centrale comune, analoga a quelle che si svilupperanno nell’area greco-italica (Martin Noth, Storia d’Israele).

Nei secoli XII-XI Israele era dunque ancora costituito da società tribali separate, solo saltuariamente collegate tra loro in tutto o in parte; tribù che non avevano ancora elaborato il concetto di un’unità statale. Le rappresentazioni di un’unione compatta e funzionante come unità organizzata è una proiezione retrospettiva risalente alla stesura della Bibbia durante il regno di Giosia, avente lo scopo di dimostrare che il popolo d’Israele discendeva da un unico patriarca ed era dunque una nazione fin dalle sue origini.
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