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57– Il falso Jahvè. Il sincretismo religioso in Israele prima della riforma di re Giosia 2

Gli altari a cielo aperto, chiamati Bamoth o Luoghi Alti, ricordavano i templi ipetrali del faraone Akhenaton in onore del Dio Aton. Apione, nella sua “Storia dell’Egitto” andata perduta ma richiamata in alcune sue parti da Giuseppe Flavio nel “Contra Apionem”, ci fa sapere che Mosè, sacerdote di Eliopoli, quando condusse gli ebrei fuori d’Egitto edificò molti templi ipetrali dedicati al culto del Sole (Menachem Stern, Greek and Latin Authors, op. cit., n. 164). Oltre alle bamoth c’erano gli alberi sacri, chiamati asceroth, dedicati alla divinità Astarte, dea della fecondazione, ma anche al sole, alla luna e alle stelle. Effettivamente dagli scavi archeologici nel territorio di Giuda, vennero alla luce centinaia di statuette nude di divinità femminili della fertilità, diversi piccoli tori incisi che ci rimandano al famoso vitello d’oro dell’Esodo e al toro Mneves di Akhenaton scoperti da Amihay Mazar della Hebrew University di Gerusalemme (Archaeology of the Land of the Bible), bracieri per bruciare incenso, stoviglie per le libagioni e altari per le offerte che ci confermano che la pratica religiosa fosse molto varia e certo non ristretta al culto esclusivo di Jahvè nel Tempio di Gerusalemme. Molti altari erano dedicati al Dio Bacal o Baal, che alcuni studiosi in passato avevano scambiato per un Dio fenicio, ma che oggi è ritenuto lo stesso Jahvè con altro nome. Vedremo in seguito che dopo la morte di Salomone e la nascita dei due regni d’Israele e di Giuda, solo in quest’ultimo si continuò ad adorare Jahvè nel Tempio di Gerusalemme. Nel Regno d’Israele, invece, si ripristinò l’uso di adorarlo nelle Bamoth (Alti Luoghi),vale a dire in santuari a cielo aperto come quelli di Bethel, di Sichem e di Garizim. Il più celebre fu quello di Bethel costruito da Geroboamo, il primo re d’Israele dopo la divisione.
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