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59 missili per 100 milioni di dollari. Quanto è costato il raid Usa

Cento milioni di dollari: è all’incirca il costo dei missili Tomahawk usati nell’attacco in Siria. La stima si basa sulla valutazione fatta nel bilancio della Difesa Usa del 2014: all’epoca questi missili costavano 1,59 milioni di dollari l’uno e a quel prezzo i 59 missili sparati dal Mediterraneo sarebbero costati 93,81 milioni di dollari. Considerando che il riferimento è a un valore di oltre due anni fa, si dovrebbe essere più vicini ai 100 che ai 90 milioni.

Il debutto

Il progetto del  missile Tomahawk è stato impostato nel 1972 ed il primo di questi missili è entrato in servizio nel 1983-84. Il ‘debutto’ in battaglia il 17 gennaio 1991 all’inizio della prima guerra del Golfo nell’operazione Desert Storm che diede il via all’invasione americana dell’Iraq. Una pioggia di missili preparò il terreno agli attacchi dei caccia-bombardieri alleati.

Come funziona un cruise

Fino all’entrata in servizio dei missili cruise (da crociera) i missili erano sostanzialmente razzi balistici: venivano impostate le coordinate, i razzi si accendevano fino all’altezza necessaria, poi, a motori spenti, iniziava una discesa ‘balistica’. Il Tomahawk, il primo dei cruise, fu una svolta: i razzi restano accesi fino all’impatto e il missile viene guidato da un sistema che sfrutta il Gps, garantendo la precisione assoluta. I primi Tomahawk (siamo alla quarta serie) avevano un sistema di guida, il Tercom, che si basava su una videocamera che confrontava le foto satellitari del terreno. Un edificio costruito o abbattuto fra lo scatto della foto e il viaggio del missile poteva comprometterne la precisione. Oggi, con l’integrazione del Gps non c’è più questo margine di errore.

Dalla partenza all’arrivo

Ogni Tomahawk (nato per portare anche testate nucleari) è lungo sei metri e mezzo, pesa al decollo 1.600 chili (compresi carburante e testata) e  porta 1.000 libbre (453 chili) di esplosivo. Il cruise vola ad un minimo di 10 metri sul terreno che possono diventare 5 sul livello del mare. Rispetto ai missili balistici è più lento, circa 880 chilometri orari, ma è molto più preciso e meno rilevabile dal nemico. Solo in prossimità del bersaglio diventa visibile a un radar di terra, ma ormai è a meno di trenta secondi dall’impatto. Fino all’ultimo istante, la videocamera trasmette le immagini del bersaglio alla base di lancio, in modo da consentire una valutazione del danno.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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