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63- “L'invenzione del cristianesimo” – Parte quarta. Il cristianesimo gnostico. 2

Perché lo gnosticismo, largamente diffuso all’inizio del cristianesimo (Valentino, il suo massimo teorico, per poco non venne eletto Papa al posto di Anacleto) fu ferocemente combattuto dalla Chiesa (soprattutto da Tertulliano e Ireneo) al punto da rimanere totalmente cancellato da essa e da restare, dal quinto secolo in poi, completamente sconosciuto al mondo cristiano? Indubbiamente per motivi teologici derivanti dalla negata incarnazione di Cristo Dio, ma anche, come vedremo, per motivi squisitamente politici. Gli gnostici, infatti, avevano la convinzione di poter accedere senza intermediari alla volontà divina tramite rivelazioni, esperienze estatiche e visioni (esattamente come successe a Paolo). Per essi chi riceveva da Dio direttamente una rivelazione, possedeva una autorità incontestabile, come i Profeti della Chiesa delle origini.
Quindi per gli gnostici l’uomo pneumatico veniva condotto all’Essere dallo stesso Padre senza alcuna intermediazione di altro tipo, contrariamente a quanto affermava la Chiesa che ciò poteva avvenire solo tramite la struttura ecclesiale derivata dagli apostoli e dai successori degli apostoli, i vescovi. Solo la Chiesa, infatti, essa predicava, aveva ricevuto direttamente da Gesù, per via apostolica, il compito di condurre l’umanità alla salvezza.
Se l’uomo pneumatico invece poteva giungere in maniera totalmente autonoma alla riscoperta di quella goccia di luce divina che si celava nel suo cuore, scavando da solo nella sua più profonda interiorità, a cosa servivano i “successori degli apostoli”, intesi come intermediari tra l’uomo e Dio?
La risposta è ovvia: a niente. Ecco quindi lo scontro violentissimo delle comunità gnostiche con la gerarchia clericale, chiamata nel Vangelo di Filippo “la setta degli apostolici”, e, conseguentemente, la soppressione sistematica da parte della Chiesa di tutti i documenti gnostici contrari alla sua ortodossia, nonché l’accanita persecuzione, dopo il Concilio di Nicea del 325, dei molti cristiani dissenzienti accusati di eresia.
I Vangeli gnostici scoperti a Nag Hamadi, specialmente quello di Tommaso, chiamato da molti il quinto Vangelo, ci trasmettono di Gesù un’immagine molto diversa da quella che ricaviamo dal cristianesimo ufficiale: un Gesù più maestro di sapienza che Messia jahvista, umanamente saggio e per nulla ossessionato dalla sindrome colpa-peccato tipica del nostro cattolicesimo, poco cristiano quindi in senso tradizionale, e, per di più, estraneo all’atmosfera pregna di miracoli e di prodigi di ogni genere che rende così irrazionali e mitologici i quattro Vangeli canonici, riconosciuti dalla Chiesa. In essi,infine, non si accenna a Pilato, né al rito eucaristico teofagico avvenuto nella “ultima cena”, e tanto meno alla “Resurrezione” (M. Criva, Il Quinto Vangelo, Ed. Marco Valerio, Torino, 2001).
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