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68- “L’invenzione del cristianesimo” – Parte quarta. Costantino e il concilio di Nicea. 2

Il concetto di “homousia” che affermava l’uguaglianza di sostanza del Figlio col Padre, era contrastato da una parte dell’assemblea, capeggiata da Ario. Il problema, nato in seguito alla divinizzazione di Gesù, sorgeva dal quesito se Cristo prima della sua discesa in terra fosse stato uguale a Dio o un semidio. Fino al III secolo inoltrato, per la maggior parte dei cristiani Gesù non venne identificato alla pari con Dio. Paolo, che per primo ne promosse la divinizzazione, subordinava Gesù a Dio in quanto considerava il “figlio” in nessun caso identico al “padre”. Per lui Dio era sempre “theos” (Dio), Gesù sempre “kyrios” (Signore). Considerava Cristo come sostanza divina, ma un gradino sotto Dio, una specie di semidio. Dello stesso parere era l’evangelista Giovanni che nel suo Vangelo fece dire a Gesù: «Il Padre è più grande di me» (Giovanni 14, 28).
I Padri e dottori della Chiesa: Giustino (Apologia 1, 13), Ireneo (Contro gli eretici 2, 28,8), Tertulliano (Adversus Marcionem 2,27) e Origene (op, cit. 8,15) ritennero Gesù un Dio minore, inferiore al Padre in potenza. Questa posizione (detta teoria del subordinazionismo) era condivisa da molti vescovi orientali. Inoltre, fino al principio del III secolo, era pressoché ignorato lo Spirito Santo come terza persona della divinità. Ireneo considerava lo Spirito Santo un’entità interna alla divinità, Tertulliano e Origene una creatura subordinata al Figlio.
Ario, il padre conciliare dissidente, non rinnegava la Trinità, ma rifiutava la identità delle sostanze, la Homousia, cioè l’uguaglianza del Figlio e dello Spirito con quella del Padre. Per lui lo Spirito era inferiore al Figlio e costui al Padre. Solo il Padre era Dio essendo illimitato, immutabile ed eterno. Il Figlio era stato creato dal Padre. Per Atanasio, il nemico implacabile di Ario che lo accusava di essere figlio del demonio, Padre e Figlio costituivano un’unica essenza, un’unità incondizionata. Il «Redentore» non poteva essere di grado inferiore, doveva esser Dio nel senso pieno della parola e poteva essere pregato alla pari del Padre. Costantino, di fronte a questa contrapposizione insanabile, nonostante in segreto parteggiasse per Ario, impose alla pavida assemblea conciliare la “homousia” sostenuta da Atanasio, risolvendo definitivamente la questione. Nel secondo Concilio ecumenico del 381 anche lo Spirito Santo ottenne la divinità piena, cioè l’identità di sostanza con Dio Padre e il Figlio. E così il dogma della Trinità fu aggiunto al credo niceno-costantinopolitano e la dottrina trinitaria fu legge dello Stato. Non senza contrasti, come sempre nella Chiesa. I Pneumatomachi, che contrastavano la trinità, dissero sarcasticamente che Dio Padre con questo dogma diventava anche Dio Nonno dello Spirito Santo. I vescovi dissidenti che rifiutarono la “homousia” furono destituiti e cacciati in esilio. Costantino, però, non si limitò ad imporre l’“homousia” ma fece inserire nel cristianesimo anche molti riti pagani, cari alla tradizione popolare, conservando di essi la datazione e modificandone invece l’etichetta esteriore.
Così, ad esempio, Cristo fu fatto nascere il 25 dicembre, giorno in cui si festeggiava la rinascita del Dio Sole (Mitra, ma anche Osiride, Adone e Dioniso). Era per i pagani il “Dies Natalis Solis Invicti”, una festività molto diffusa e popolare che celebrava l’allungamento delle giornate dopo il solstizio d’inverno e che simboleggiava la rinascita della vita. Impose inoltre che i cristiani spostassero il riposo settimanale del sabato (sempre mantenuto dalla Chiesa di Gerusalemme) nel giorno che i pagani dedicavano al Dio Sole, denominato domenica. (Ancora oggi gli inglesi chiamano la domenica “Sun Day”, il giorno del sole).
Infine, fece anche bandire tutti i documenti evangelici non compatibili con la proclamata divinità di Gesù (quasi un centinaio) e ai quattro rimasti (i Vangeli canonici di Matteo, Marco, Luca e Giovanni) fece togliere ogni riferimento agli aspetti troppo terreni di Cristo, come il probabile matrimonio con Maria Maddalena. Dopo Nicea si successero ben quattordici concili in meno di vent’anni (molti dei quali furono mischie sanguinose) per codificare sommariamente le basi dell’intero cristianesimo.
Da allora la Chiesa venne guidata dagli imperatori edebbe inizio l’epoca del vero e proprio cesaropapismo. Gli imperatori si arrogarono il diritto di sostituire con decreti imperiali la legislazione ecclesiastica e di interferire pesantemente anche nelle questioni di fede. I papi furono costretti ad obbedire, pena l’esautorazione. Nonostante abbia favorito la Chiesa in tutti i modi, assegnandole donazioni e privilegi, e abbia contrastato il paganesimo, Costantino non rinunciò mai al titolo pagano di “pontefice massimo” e pare si sia fatto battezzare solo in punto di morte.
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