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76– Il falso Jahvè. Lo scisma e la nascita dei regni di Giuda e di Israele 7

 L’archeologia ha confermato che il Dio che gli autori dell’Antico Testamento chiamavano Baal era effettivamente associato con il toro. Gli scavi effettuati alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso a Samaria, l’antica capitale d’Israele, da un’equipe dell’Università di Toronto (D. Simkiss, Archaeological Review, III, 1984), hanno portato alla luce i resti del tempio a cielo aperto costruito dal re Acab, distrutto verso l’anno 840 a.C. dal generale Ieu per ordine del profeta Eliseo, come ci viene testimoniato dalla Bibbia.
“Ieu ordinò alle guardie e ai loro capi: «Venite e uccideteli tutti (i seguaci di Baal). Non lasciatevi sfuggire nessuno!» Li uccisero a colpi di spada e gettarono fuori i cadaveri. Poi penetrarono nella parte più interna del tempio di Baal. Portarono fuori la stele di Baal e la distrussero con il fuoco. Distrussero la stele di Baal, demolirono il tempio” (2 Re 10,25-27).
Gli scavi del sito rivelarono che il tempio era stato distrutto dal fuoco dalle fondamenta. Statue grandi non furono trovate, ma vennero alla luce diverse effigi di tori e di vitelli, prova evidente che Baal era venerato con immagini del toro. Come si spiega la presenza di queste effigi, definite idoli dai giudei?
Sappiamo che il secondo dei Dieci Comandamenti di Mosè recita:
“Non fabbricarti nessun idolo e non farti nessuna immagine di quello che è in cielo […] Non devi adorare né rendere culto a cose di questo genere” (Esodo 20,45).
Ma sappiamo che non sempre questo comandamento, di fondamentale importanza per la religione ebraica, era stato rispettato. Già Mosè aveva fatto adornare il coperchio dell’Arca dell’Alleanza con le statue di due cherubini ad ali spiegate, e Salomone aveva fatto erigere ai lati del portico del Tempio due massicce statue di angeli ad ali aperte.
“Salomone fece inoltre costruire due cherubini di metallo fuso, rivestiti d’oro, per il luogo santissimo. Da un’estremità all’altra le ali dei cherubini misuravano venti cubiti” […] (2 Cronache 3, 10).
E che cos’è, questo, se non «fare immagine di quello che è in cielo»?
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