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77– Il falso Jahvè. Lo scisma e la nascita dei regni di Giuda e di Israele 8

 Quindi, molto prima di Ezechia e di Giosia, i due re riformatori, nel regno unito d’Israele era in uso una pratica che, successivamente, fu giudicata idolatria. Si continuò, cioè, a raffigurare aspetti della potenza di Dio sotto forma d’immagini devozionali, soprattutto quelle del serpente e del toro. I giudei arrivarono a considerare pagane tali pratiche e a separare il Dio venerato in Israele dal Dio venerato in Giuda. Sappiamo inoltre come il vitello d’oro avesse esercitato un’attrazione fortissima su tutto il popolo d’Israele durante i quarant’anni dell’Esodo, e come il toro fosse per molti israeliti una rappresentazione di Jahvè. Sembra quindi che per un certo periodo di tempo tali effigi non fossero affatto considerate “immagine di quello che è in cielo”, e che solo in un periodo molto più tardo della storia degli ebrei, probabilmente dopo la riforma di Giosia, le effigi del vitello e del toro finissero per essere viste come una violazione del precetto divino.
Sappiamo poi che Mosè, su ordine di Jahvè, si era costruito un bastone che recava attorcigliato un serpente di bronzo. Questo bastone era conservato dai sacerdoti del Regno d’Israele come una delle più sacre reliquie venerate dal popolo. Quando però, ci dice la Bibbia, Israele fu invaso dagli Assiri e molti suoi cittadini cercarono rifugio in Giuda, il re giudeo Ezechia, prima di accogliere i profughi pose due condizioni: che giurassero fedeltà al Tempio di Gerusalemme e che consegnassero il bastone col serpente, considerato come una forma d’idolatria proibita dalla legge di Dio:
“Ezechia eseguì la volontà del Signore […] e fece a pezzi il serpente di bronzo costruito da Mosè” (2 Re 18,34).
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