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7,7 milioni di euro sprecati dai telefoni di Stato per calcio, scommesse e porno

La commissione parlamentare su digitalizzazioe e sprechi si è fatta mandare da Tim i dati sugli abbondamenti dei dipendenti della pubblica amministrazione. E ha scoperto qualcosa di davvero ‘poco edificante’. Lo scrive oggi Repubblica in edicola. “Siamo sicuri che tra gli 840 dipendenti pubblici che hanno attivato l’abbonamento a “SexyLand” sul telefono di servizio, pagato coi soldi degli italiani, ci sia qualcuno che lo ha fatto per sbaglio” scrive il quotidiano romano. “E siamo anche ragionevolmente certi che tra i 665 funzionari, assessori e dirigenti statali che risultano abbonati a “Le porno Erasmus”, ci sia chi è soltanto vittima di una truffa telefonica. Così come se andiamo a frugare tra i 564 abbonamenti attivati tra aprile e giugno di quest’anno a “Video hard casalinghi”, i 12.000 abbonamenti a “Serie A Tim“, i 630 a “Dillo alle Stelle” e i 260 a “Pronto a tavola”, troveremo certamente chi ignora di avere questa roba nelle bollette. Ma che c’entra il televoto con l’uso del cellulare “per ragioni di servizio”? Cosa c’entrano le telefonate ai call center per i biglietti dei concerti, o le donazioni via sms addebitate allo Stato?”.

7.7 milioni sprecati

“Basterebbe fare i controlli sulle bollette, smettendola di complicare le norme, e non ci troveremmo di fronte a questo spreco”, ha commentato a Repubblica il deputato del Pd Paolo Coppola, presidente della Commissione.Nell’articolo un lungo e dettagliato ‘report’ sui vizi dei dipendenti pubblici. La Commissione parlamentare d’inchiesta sulla digitalizzazione (e gli sprechi) dell’Amministrazione pubblica ha scoperto analizzando i 401.839 cellulari un quadro di “sciatteria e di consapevole sperpero”. Sono a vedere quanto è stato speso, dal 2012 al 2017, per “chiamate a numeri speciali con addebito (i call center), per servizi di intrattenimento via sms e mms, per i servizi interattivi sulla Rete. Risultato: 7,7 milioni di euro sprecati. Una media di quasi due milioni all’anno, con picchi tra il 2013 e il 2015. “Non sono cifre che sconvolgono il bilancio di un Paese, ma dicono molto dei suoi costumi”, scrive il giornale. Che poi si sofferma nella ricostruzione e nei dettagli davvero incredibili della vicenda. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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