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8 marzo: the day after

Quote rosadi Piergiorgio Odifreddi –
Il politically correct non mi è mai andato largo, ma confesso che da un po’ di tempo incomincia a starmi stretto.
Soprattutto quando è bipartisan, e dunque assomiglia più che altro a un “pensiero unico”, i cui dogmi devono essere periodicamente richiamati al popolo e spaziano sui temi più vari, sui quali si predica per un giorno, e dei quali ci si dimentica nel resto dell’anno.

Uno di questi periodici raduni virtuali o reali è la Festa della Donna, che si è celebrata ieri: come una messa, appunto, con tutte le giaculatorie del caso. Per esprimermi al riguardo ho atteso che la cerimonia fosse passata, perché alcune esperienze mi hanno insegnato che non è bene cantare fuori del coro durante le funzioni sacre o profane, se si vuole evitare che i Farisei si straccino le vesti.

Ora, però, almeno una parola vorrei dirla a proposito del “fondamentale” problema politico che si è dibattuto in occasione della ricorrenza dell’8 marzo: le “quote rosa”, in politica in generale, e alle prossime elezioni in particolare. Problema che è ovviamente mal posto, perché ci sarebbe un modo semplicissimo e democratico per risolverlo: una legge elettorale proporzionale e con le preferenze, con liste divise a metà per sessi.

Poiché invece ci si appresta a varare una legge truffa, e forse anche incostituzionale, maggioritaria e con le liste bloccate, il problema diventa costringere i potentati dei partiti ad alternare uomini e donne nelle loro liste, visto che i candidati saranno eletti nell’ordine in cui vengono presentati.

Ma la prima soluzione sarebbe democratica, perché permetterebbe all’elettorato femminile di eleggere candidati femmine, se così desiderano, decidendo se vogliono effettivamente un parlamento che rispecchi nella sua composizione la statistica dei sessi. La seconda soluzione è invece autoritaria, perché impone a tutto l’elettorato di eleggere candidati che sono stati imposti, uomini o donne che siano, e di accontentarsi del fatto che siano per metà di un sesso, e per metà dell’altro.

Ma da quando il sesso è una caratteristica rilevante in certi lavori, compreso quello parlamentare? E perché mai dovrebbe essere rilevante il sesso e non, per esempio, la fede religiosa? Perché non imporre “quote atee” del 15 per 100, che rispecchino la percentuale dei non credenti in Italia, invece di avere sempre un Parlamento baciapile e in ginocchio? O “quote culturali”, che impediscano che in Parlamento sieda una totalità di analfabeti scientifici, pronti a votare all’unanimità a favore della sperimentazione di truffe quali il metodo Stamina?

E, mentre ci siamo, perché non chiedere “quote rosa” a Stoccolma, perché metà dei vincitori dei premi Nobel sia donna? O nelle sale da concerto, per far sì che metà dei brani siano stati composti da donne, e vengano interpretati da donne? O nei musei, con lo stesso effetto sulle opere d’arte esposte? O nei campionati di scacchi, o tra gli attori dei film, o nell’insegnamento, o agli sportelli bancari, eccetera, eccetera?

Le “quote rosa”, dovunque si richiedano, non sono femministe, ma sessiste. Chiedono e pretendono che una donna sia scelta per il suo sesso, e non per le sue qualità. E tra l’altro, le donne in politica spesso non sono affatto diverse dagli uomini, e fanno esattamente la loro stessa politica. La Thatcher era una donna e una scienziata, ma non governava diversamente da Reagan, che era un uomo e un attore. Il problema, allora come ora, non era avere una donna a Downing Street, ma avere un governante che evitasse i disastri del liberismo sfrenato e selvaggio.

Le femministe degli anni ’70 ce l’hanno insegnato: le donne dovrebbero cercare di andare al potere per proporre una visione del mondo femminile, contrapposta a quella imperante maschile. Le sessiste del giorno d’oggi non l’hanno imparato, e vogliono andare al potere per continuare a proporre l’antiquata visione maschile del mondo: refrattarietà alla satira compresa, anche se fatta da una donna su una donna. Ma quale delle due giovani donne è stata sessista, in questo caso, e quale discriminata?

http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2014/03/09/8-marzo-the-day-after/

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