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8 per mille: la Chiesa in lieve calo, i buddisti spopolano

Articolo di Ingrid Colanicchia (Micromega online 18.7.17)

“”Sono passati un po’ inosservati, eppure tra i dati 8 per mille recentemente diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – e relativi alla dichiarazione dei redditi del 2014 – si celano diversi elementi interessanti . In primo luogo, la Chiesa cattolica incamera 45mila firme in meno rispetto all’anno precedente. Se nel 2013 erano stati 15.226.291 i contribuenti a scegliere di destinarle l’8 per mille, nel 2014 sono infatti 15.180.978. Niente di cui (almeno per ora) ci si debba allarmare. È infatti il totale dei contribuenti ad aver subìto un netto calo: dai 41 milioni 414mila del 2013 si è passati infatti ai 40 milioni 989mila del 2014; ed è dunque piuttosto logico che sia sceso anche il numero delle firme a favore della Chiesa. D’altronde è quanto accaduto a (quasi) tutti i soggetti destinatari: lo Stato ha perso 100mila firme, la Chiesa valdese 48mila, Chiesa luterana e Unione Comunità ebraiche 10mila a testa e così via… (solo la Chiesa apostolica registra un aumento di circa 700 firme a suo favore). E infatti la Chiesa cattolica mantiene più o meno la medesima percentuale sul totale delle scelte dei contribuenti, pari al 37%. Il che, in virtù del meccanismo (contestato dalla Corte dei Conti) per cui le quote non espresse — quelle che non vengono destinate, perché il contribuente non firma né per lo Stato né per una delle confessioni religiose che ha accesso ai fondi — sono comunque ripartite in proporzione alle firme ottenute, fa sì che continui a incamerare l’80% dei fondi.
Più preoccupanti potrebbero essere i dati – provvisori però – relativi alle ripartizioni del 2018 e del 2019 (corrispondenti rispettivamente alla dichiarazione dei redditi del 2015 e del 2016), diffusi per la prima volta in anticipo dal MEF e da cui risulta un ulteriore calo delle firme a favore della Chiesa: nel 2015 l’avrebbero scelta come destinataria circa 14 milioni 410mila persone, nel 2016 circa 13 milioni 944mila. Numeri che, in due anni, farebbero scendere la percentuale sul totale delle scelte dei contribuenti al 34%. Ma si tratta, come dicevamo, di dati provvisori.
Più difficile invece, come evidenziato in questi giorni dal segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Stefano Incani, capire a quanto ammonti la somma spettante alla Chiesa. I dati del MEF relativi agli importi ripartiti quest’anno sembrano infatti non coincidere con quelli che la Conferenza episcopale italiana ha diffuso nel mese di maggio.
La Cei, sottolinea Incani, «aveva dichiarato che “la somma relativa all’otto per mille dell’IRPEF assegnata alla Chiesa Cattolica per il 2017 risulta pari ad euro 986.070.639,38 determinati da euro 1.012.493.224,92 a titolo di anticipo dell’anno 2017, ed un conguaglio sulle somme riferite all’anno 2014, negativo di euro 26.422.585,54”. Ma sul sito del MEF – evidenzia il segretario Uaar – si legge che la somma a titolo di anticipo è di 1 miliardo e 38 milioni di euro, da cui vanno detratti i 26 milioni di cui sopra. Ne risulterebbe – conclude Incani auspicando maggiore chiarezza da parte del MEF – che la cifra spettante alla Chiesa sarebbe di 1 miliardo e 12 milioni e non di 986 milioni».
Di certo la vera sorpresa di questi dati sta nel boom dell’esordiente Unione buddhista italiana (Ubi), entrata nell’elenco dei soggetti destinatari dell’8 per mille, insieme all’Unione induista italiana (Sanatana Dharma Samgha), proprio a partire dal 2014: l’Ubi incassa infatti 4 milioni 861mila euro grazie alle firme di 72mila contribuenti e piazzandosi al quarto posto nelle preferenze (dopo Chiesa cattolica, Stato e Chiesa valdese).
Ma Oltre Tevere non stanno certo a guardare. La campagna pubblicitaria “Chiedilo a loro” infesta i mezzi di comunicazione, il concorso Tuttixtutti premia – finanziando un progetto – le parrocchie mobilitatesi per promuovere il sostegno economico alla Chiesa tra i fedeli, e anche a livello diocesano non stanno con le mani in mano. Lo dimostra ad esempio il convegno “La funzione del Commercialista nello stato sociale”, organizzato il 12 maggio scorso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili di Perugia in collaborazione con la Diocesi di Perugia-Città della Pieve, in cui, a spiegare ai commercialisti convenuti che i soldi dati alla Chiesa attraverso il sistema dell’8 per mille sono soldi che vanno a beneficio di tutti, è stato nientepopodimeno che il vescovo mons. Paolo Giulietti.
Tenendo conto della capillare rete su cui la Chiesa può contare nel nostro paese possiamo star certi che questo impegno darà i suoi frutti.””

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