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80 anni dopo ci si è accorti che l'inno di Orwell alla Catalogna “non è un testo accurato”

Sono passati ottanta anni esatti da quando George Orwell scrisse il suo personalissimo “Omaggio alla Catalogna”: la stesura nella tarda estate del 1937, la pubblicazione nel 1938. A quel tempo la regione era messa ferro e fuoco dalla guerra civile spagnola, che sarebbe terminata due anni dopo. Oggi in Catalogna le armi sono lontane, ma i suoi abitanti sono diviso fino in fondo dalla causa indipendentista.

A ricordarsi per primo della ricorrenza, El Pais, con un articolo pieno di dubbi sulla figura dello scrittore che, più di tutti, ha ricordato al mondo negli anni in cu Franco vietava si parlasse il catalano che quella regione, per storia e cultura, era cosa a sé rispetto al resto della Spagna. Come sempre nelle grandi opere della letteratura anche oggi la lettura fornisce elementi di grande attualità su cui interrogarsi, nonostante la sua parte centrale fosse – e per certi versi è ancora – quel Capitolo 5 in cui si descrive l’eliminazione fisica da parte dei comunisti e dei loro fiancheggiatori inviati da Stalin della componente trozkista e anarchica della coalizione indipendentista-repubblicana.

Indietro nella Barcellona ‘comunarda’ del 1936

“Homage to Catalonia” – questo il titolo originale – è scritto in prima persona, fornendo un racconto della guerra civile spagnola che lo scrittore aveva vissuto sulla sua pelle nel periodo in cui rimase in Spagna, dal dicembre 1936 al giugno 1937, come volontario nella milizia del POUM (il Partito Operaio di Unificazione marxista).

Per molti è un reportage di guerra, la cui prima e unica traduzione pubblicata durante la vita di Orwell fu quella italiana, nel dicembre del 1948. La Barcellona del 1937 è una città completamente nelle mani dei lavoratori, con un gran numero di attività commerciali che collettivizzate con gli anarchici (rappresentati dal Confederacion Nacional del Trabajo o CNT e dalla Federacio’ Anarquista Iberica o FAI) che avevano preso il controllo della situazione.

Alla base della ribellione c’è un ideale comune, quello democratico, con tutti i significati che assume. Ma l’attualità del saggio non si ferma qui: l’Appendice 2 può essere interpretata come una sorta di guerra alle fake news condotta da Orwell. Il capitolo è, infatti, considerato un tentativo di sfatare i miti della stampa straniera (specialmente quella filosovietica) a proposito degli scontri di Barcellona del maggio 1937. Tali scontri scoppiarono tra i membri del POUM e degli anarchici contro le forze comuniste-governative che li causarono. Al contrario, secondo il governo, e quindi secondo la stampa estera, fu il POUM, accusato di complottare con i fascisti, a causare deliberatamente gli scontri di Barcellona.

Le critiche al libro: “Non è un’analisi affidabile”

La critica più feroce al libro, tra le più recenti espresse, è quella dello storico inglese Paul Preston, che insegna alla London School of Economics ed è considerato una delle autorità mondiali in materia di guerra civile spagnola. “Omaggio alla Catalogna”, ha affermato Preston in un saggio di una trentina di pagine, “ha creato l’opinione informata del mondo di lingua inglese nei riguardi di quegli eventi. Per fare un esempio, ha ispirato nel 1995 un film di Ken Loach, ‘Terra e Libertà'”.

Purtroppo “non è da considerarsi un’analisi affidabile della dimensione politica della guerra, soprattutto dal punto di vista internazionale”. Orwell “chiaramente non sapeva nulla delle cause degli scontri di Barcellona, e non è in grado di citare in nessuna pagina la prova di una sua conoscenza precedente della situazione spagnola o di aver letto anche solo un libro sull’argomento”. In più “riconosce egli stesso la sua faziosità e le distorsioni inevitabilmente causate dal suo aver per forza visto gli eventi solo da un punto di vista”. Parole dure. I grandi libri sono sempre divisivi. Come la questione dell’indipendenza catalana.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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