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83– Il falso Jahvè. Il Regno di Giuda 1

A differenza del Regno d’Israele ricco e prospero, quello di Giuda, fino all’ottavo secolo a.C., rimase scarsamente popolato e molto arretrato economicamente e culturalmente con pochi centri sporadici e di piccole dimensioni, Gerusalemme inclusa. La sua economia era incentrata su un’agricoltura di pura sussistenza e sulla pastorizia.
Ma a partire dalla fine dell’ottavo secolo a. C le cose cambiarono rapidamente nel campo economico, politico, culturale e religioso. Nell’arco di pochi decenni, come confermano recenti scoperte archeologiche, la cittadella reale di Gerusalemme, sede di una dinastia locale piuttosto insignificante, si trasformò in un centro operativo religioso e politico, a livello di potenza regionale, in conseguenza dell’arrivo al sud di migliaia di rifugiati provenienti dallo sconfitto Regno d’Israele. Questi rifugiati, sfuggiti alla deportazione assira, rappresentavano la classe più evoluta del nord ed erano costituti da intellettuali, amministratori, comandanti militari, esperti artigiani e imprenditori dediti alla produzione a al commercio dell’olio, del vino e del grano. A seguito del rapido sviluppo economico la popolazione, che era stata per tanto tempo nell’ordine delle poche decine di migliaia, arrivò rapidamente intorno ai duecentomila individui. Oltre che per l’apporto considerevole dei rifugiati del nord, lo sviluppo di Giuda fu dovuto anche all’integrazione e alla cooperazione cui fu costretto con l’economia dell’impero assiro, egemone della regione.
Le prove archeologiche ci mostrano che alla fine dell’ottavo secolo il regno meridionale si era trasformato in uno stato pienamente evoluto. Sono stati ritrovati, infatti, iscrizioni monumentali, sigilli, impronte di sigilli e òstraka dell’amministrazione reale, resti di edifici pubblici costruiti in pietra bugnata e adornati di capitelli, ceramiche ed altri manufatti prodotti in manifatture centrali da dove venivano poi distribuiti in tutto il paese.
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