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84– Il falso Jahvè. Il Regno di Giuda 2

La forte trasformazione economica e demografica determinò dei nuovi e radicali cambiamenti culturali e religiosi che portarono alle grandi riforme di Ezechia e del pronipote Giosia, che segneranno la definitiva rinascita religiosa di Israele. Prima che il Regno di Giuda si trasformasse in uno Stato pienamente evoluto, vi regnava, come nel Regno del Nord, un diffuso caos religioso. C’era il culto centrale nel Tempio di Gerusalemme, ma c’erano innumerevoli culti della fertilità, degli antenati e di altri dèi che affiancavano il culto di Jahvè. Contro questo sincretismo religioso alcuni profeti (Elia, Eliseo, Amos e Osea) e un certo numero di sacerdoti di Giuda combatterono a lungo e ferocemente e la loro lotta non fu vana perché determinò la nascita di un nuovo movimento religioso che lo storico Morton Smith soprannominò “movimento per l’unicità di Jahvè”. Esso affermava che si doveva adorare solo Jahvè e nel solo Tempio di Gerusalemme e dichiarava sacrileghi tutti gli altri culti del paese, e si opponeva ai sostenitori dei costumi e dei rituali religiosi giudei più antichi e tradizionali. Probabilmente all’inizio i sostenitori del “movimento per l’unicità di Jahvè” erano una minoranza, ma crebbero rapidamente e, in seguito alla rapida diffusione dell’alfabetismo, sentirono la necessità di scrivere un testo che definisse e motivasse le loro istanze religiose e questo fu il primo nucleo storico della Bibbia. Sacerdoti e scribi avevano allora raggiunto una preparazione necessaria per intraprendere un simile compito. I libri dei Re che denunciano l’empietà della gran parte dei re del nord, ma anche di alcuni re di Giuda, riflettono in pieno l’ideologia del movimento per l’unicità di Jahvè. Secondo lo studioso biblico Baruch Halpern è proprio in questo momento storico, tra la fine dell’ottavo secolo a.C. e l’inizio del settimo, che è possibile collocare la nascita della tradizione monoteistica della civiltà giudeo-cristiana. Ciò a dimostrare che la moderna coscienza religiosa non è nata, come offre l’interpretazione retrospettiva della Bibbia, all’epoca dei patriarchi nomadi e dell’esodo dall’Egitto, ma nel tardo ottavo secolo a.C. Se questo movimento non fosse sorto e fossero continuate le pratiche tradizionali del culto sincretico non avremmo avuto né le leggi del Deuteronomio né la Storia Deuteronomistica e forse nemmeno il cristianesimo. Le idee del movimento per l’unicità di Jahvè contemplavano anche la restaurazione della dinastia davidica su tutto Israele, inclusi i territori dello stato settentrionale in cui vivevano molti israeliti che non erano stati deportati dagli assiri. La ricostituzione cioè del regno unito governato a Gerusalemme da un discendente di David.  
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