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98 – “L'invenzione del cristianesimo” – Parte ottava . Il proselitismo coatto.

Molti crimini commessi dalla Chiesa attraverso tutta la sua storia, riguardano la sua vocazione al proselitismo, cioè all’obbligo categorico di imporre la sua fede a tutto il genere umano con ogni mezzo, ivi compresa la “guerra santa”, che storicamente appartiene anche agli altri due monoteismi: ebraismo ed islam.
Per il cristianesimo questa vocazione missionaria viene giustificata dall’ordine impartito da Gesù stesso agli apostoli, come leggiamo negli ultimi versetti del Vangelo di Matteo (28,18-20) che recitano:”Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato”.
Chiaro? Chiarissimo! Solo che Gesù queste parole non le ha mai dette e Matteo non le ha mai scritte. Sono stati appiccicate al suo Vangelo dopo il IV secolo. La prova? Duplice. Anzitutto, ai tempi di Gesù nessuno conosceva la Santissima Trinità, perché fu formulata dalla Chiesa appena nel IV secolo e quindi nessuno, al tempo di Matteo, era a conoscenza di essa e poteva invocarla.
In secondo luogo, perché Matteo, in piena contraddizione con questi versetti, aveva scritto in precedenza, proprio nel suo stesso Vangelo, che Gesù aveva esplicitamente vietato il missionariato presso i non ebrei. “Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei samaritani, ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele.” (Matteo 10, 5-6). Quindi nessun ordine fu impartito da Gesù a convertire i pagani, ma solo il divieto di occuparsi di loro, paragonati in modo sprezzante, in altri passi del Vangelo, ai porci e ai cani.
La Chiesa di Gerusalemme, guidata da Giacomo fratello di Gesù, non si preoccupò mai quindi di diffondere la parusia tra i pagani ma solo tra i giudei della Palestina e della diaspora, che erano sparsi nelle contrade dell’impero romano. Chi allora decise di rivolgersi ai gentili? Fu Paolo, il millantato tredicesimo apostolo, che, durante i suoi viaggi missionari nel Mediterraneo Orientale, non riuscendo a convertire i suoi correligionari ebrei alla parusia si rivolse ai pagani, timorati di Dio, che frequentavano le sinagoghe come uditori e, trovandoli più ricettivi degli ebrei, abbandonò la causa ebraica e si dedicò interamente alla loro conversione, inventando per loro il cristianesimo oggi professato dalla Chiesa. Da lui, chiamato l’apostolo dei gentili, nacque l’esigenza di diffondere la buona novella (la parusia) in tutto il mondo allora conosciuto, per prepararlo al ritorno di Cristo dal cielo, ritenuto allora imminente.
La Chiesa, derivata da Paolo, si prefisse, quindi, la conversione del mondo pagano usando tutti mezzi per attuarla. Dopo Costantino, con l’aiuto degli Imperatori ormai passati al cristianesimo, attuò la conversione coatta dell’intera Europa, ricorrendo talvolta a dei veri e propri eccidi per piegare le popolazioni più restie. Molti dei santi proclamati tali dalla Chiesa durante il Medioevo furono in realtà dei feroci aguzzini che, nel nome del nostro Dio “buono e misericordioso”, attuarono atroci massacri contro i pagani recidivi.
Il proselitismo violento della Chiesa continuò con le Crociate. Papa Urbano II nel 1095 a Clermont, nel discorso di indizione della prima crociata, ordinò ai cristiani di partire in massa contro i musulmani della Terra Santa, al grido: “Cristo lo vuole”, e promise testualmente: “Per tutti quelli che partiranno, se incontreranno la morte in viaggio o durante la traversata o in battaglia contro gli infedeli, vi sarà l’immediata remissione dei peccati”.
Cioè il paradiso garantito. E i crociati partirono come invasati, e strada facendo fecero strage anche degli ebrei che incontrarono nei territori europei, tento erano anch’essi degli infedeli!
Fu dopo la scoperta dell’America e la sua conseguente colonizzazione da parte degli europei che il missionariato esplose in tutta la sua virulenza, in simbiosi con l’apparato militare spagnolo e coi mercanti avidi di impadronirsi dei tesori del Nuovo Mondo. Milioni di indigeni vennero depredati, schiavizzati e costretti, pena la morte, a convertirsi al cattolicesimo.
Una evangelizzazione coatta, quindi, perpetrata con torture, stragi e genocidi di ogni genere. Quanti fiumi di sangue, quanti fiumi di lacrime in nome del Dio, chiamato eufemisticamente dagli aguzzini che infierivano nel suo nome “Padre amoroso e misericordioso”! Alcuni storici hanno calcolato a più di trenta milioni le vittime uccise durante quella forzata conversione. Anche tutte le culture di queste inermi popolazioni furono azzerate e distrutte in pochi decenni. Infatti gli olmechi e i maya avevano sviluppato elaborati sistemi di scrittura, astronomia, agricoltura e avevano scoperto un calendario di 365 giorni ed elaborato il concetto di zero, senza il quale il calcolo matematico è molto difficile.
Oggi stiamo ricuperando, mediante ricerche archeologiche, una parte dell’immenso capitale culturale irrimediabilmente distrutto da questi sanguinari evangelizzatori. Furono alcuni ordini religiosi a prestarsi a questo tsunami cattolico, in special modo i gesuiti e i francescani.
Il proselitismo, attuato con feroce determinazione in America latina, è continuato purtroppo, con l’avvento del colonialismo, anche in Asia e in Africa. I nostri missionari, ma anche quelli protestanti, sulla scia degli eserciti coloniali hanno preso a dilagare in quei Paesi arretrati, rispetto all’Europa, per costringere le loro popolazioni ad aderire al cristianesimo, suscitando spesso violente reazione da parte delle altre religioni e perfino delle autorità locali. Alcuni missionari vennero anche uccisi (e prontamente proclamati santi dalla Chiesa). Questa nuova ondata di proselitismo non attuò i metodi violenti e liberticidi usati dagli spagnoli nell’America latina, ma si camuffò del pretesto di portare anzitutto aiuti umanitari a quelle popolazioni disagiate e secondariamente di divulgare il Vangelo. In realtà, l’evangelizzazione è sempre stata – ed è tuttora – un’arma potente usata dagli Stati occidentali per promuovere il loro dominio sui Paesi arretrati e per sfruttarli meglio economicamente. Quindi, dietro l’intenzione di diffondere il cristianesimo c’è la maschera degli interessi economici e politici dell’Occidente.
Ai nostri giorni il proselitismo cristiano, sia cattolico che protestante, sta ancora operando massicciamente presso popolazioni indigene dell’Africa e del Sud America, continuando a cancellare la diversità culturale di molte etnie. In tal modo distrugge i riti primitivi delle tribù e le deruba di ciò che le Nazioni Unite hanno definito patrimonio culturale mondiale, oltre che a corrompere, instillando il virus del peccato e della redenzione, il loro sereno e gioioso modo di vivere.

Siamo quindi in presenza di un continuo genocidio culturale e religioso, attuato in piena violazione del diritto internazionale che vieta di imporre insegnamenti non richiesti in cambio di beni materiali e assistenza medica. Gli antropologi, constatando come il cristianesimo imponga alle popolazioni evangelizzate una cultura prettamente occidentale, con la conseguente distruzione di quella loro preesistente e con la sovrapposizione ad essa di schemi mentali avulsi dalla loro tradizione, parlano apertamente di atteggiamento etnocida e invocano l’intervento dell’ONU che impedisca un tale sconvolgimento. In conclusione, dobbiamo considerare il proselitismo, da qualsiasi parte provenga, un crimine culturale e religioso non solo della Chiesa ma dell’intero Occidente, perché sempre accompagnato all’asservimento politico ed economico e dalla distruzione sistematica della cultura indigena.
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