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A Berlino un 'centro anti-bufale'. Ma per i giornalisti è censura

Si chiamerà “Abwehrzentrum gegen Desinformation”, ovvero “Centro di Difesa contro la Disinformazione”, l’agenzia che il ministero degli Interni tedesco intende creare per lottare contro le ‘fake news’. E su internet c’è già chi ironizza sulla sinistra assonanza con l’”Abwehr”, nome dell’intelligence militare della Germania nazista.

L’obiettivo di Angela Merkel è contrastare Alternative Fur Deutschland, il partito nazionalista ed euroscettico che alle prossime elezioni promette di strappare molti elettori delusi alla sua Cdu. La base del partito di Frauke Petry, come la ‘alt-right’ americana e gli altri suoi equivalenti europei, preferisce internet e i media alternativi alla stampa tradizionale, a volte bollata senza tanti complimenti come “lugenpresse”, stampa mentitrice, un’altra locuzione che rimanda ai tempi della dittatura.

A lanciare l’allarme censura, oltre a testate ultraconservatrici come ‘Junge Freiheit’, sono però quotidiani e partiti di sinistra, nonché la stessa Deutsche Journalisten-Verband (Djv), l’associazione dei giornalisti tedeschi, che pure aveva mostrato cauta apertura nei confronti dei filtri anti-bufala di Facebook (che la Germania sarà il primo Paese europeo a sperimentare oltre), purché ai social network non venissero applicate le leggi che regolano la stampa.

La cancelleria ha fretta: chiudere prima del voto

A diffondere la notizia è il settimanale ‘Der Spiegel’ , sulla base di indiscrezioni giunte da fonti dell’esecutivo. Addirittura un memorandum interno avrebbe identificato gruppi di persone particolarmente vulnerabili alle ‘fake news’ nei cittadini di origine russa e turca, nei confronti dei quali, si leggerebbe nel documento, dovrebbe essere “intensificato il lavoro di educazione politica”. L’obiettivo del dicastero guidato da Thomas de Maiziere è giungere a un’intesa tra le forze politiche prima delle delicatissime elezioni del prossimo settembre. “Bisogna fare il prima possibile”, recita ancora il memorandum, secondo il quale la struttura farebbe capo alla cancelleria e al dipartimento della Comunicazione diretto da Steffen Seibert, che allargherebbe quindi le sue competenze anche alla cybersecurity.

I fantasmi di Colonia pesano sulla fiducia dei lettori

Lo spauracchio evocato, si legge su ‘Der Spiegel’, sono sempre i canali di informazione legati al Cremlino, come ‘Russia Today’ e ‘Sputnik’ che, secondo gli oppositori di Donald Trump, avrebbero contribuito alla vittoria dell’immobiliarista newyorchese alle presidenziali Usa. E’ però intuibile che al centro delle preoccupazioni di Angela Merkel vi siano le notizie, false o vere che siano, sui reati commessi da immigrati e richiedenti asilo. Il pensiero va alla notte del 31 dicembre 2015, quando a Colonia decine di donne furono aggredite sessualmente da gruppi di stranieri, in prevalenza di origine nordafricana. Il ritardo dei media teutonici nel coprire l’evento fu quantomeno sospetto. In ballo c’era la fiducia dell’elettorato nella politica di accoglienza del cancelliere, che ha ormai forti oppositori nel suo stesso partito. Tra le prime testate a dare ampia copertura alla notizia ci fu invece Breitbart, il sito di estrema destra americano (di per sé non certo un modello di affidabilità giornalistica, visto la bufala del rogo “appiccato da immigrati” a una chiesa la notte del capodanno successivo) il cui allora presidente Steve Bannon è oggi ‘chief strategist’ di Donald Trump. Il dibattito si riaccese lo scorso ottobre, quando la diciannovenne Maria Ladenburger fu stuprata e annegata a Friburgo da un richiedente asilo afgano ospitato nella struttura dove la ragazza faceva volontariato. Il colpevole fu identificato il 3 dicembre. Stavolta per la stampa fu più difficile prendere il caso sottogamba: la giovane era figlia di un funzionario Ue. Nondimeno, quel giorno ‘Tagesschau’, il programma di informazione più popolare del Paese, in onda sulla televisione pubblica Ard, ignorò la notizia, innescando una furiosa polemica. La rete si difese affermando che si trattava di una notizia di cronaca locale, quindi non rilevante. Ed è qua giusto sottolineare che spesso altrettanto “non rilevanti”, per i media ufficiali di un Paese che sembra voler apparire più placido di quanto sia in realtà, sono anche le violenze commesse da organizzazioni neonaziste come i ‘Reichsburger’ o la ‘Nationalsozialisticher Untergrund’, responsabili di una lunga scia di aggressioni e omicidi ai danni di immigrati e poliziotti.

I giornalisti: distinguere il vero dal falso spetta a noi e non al governo

Il ministero degli Interni di Berlino non ha confermato né il piano, né l’esistenza del memorandum. Le indiscrezioni di ‘Der Spiegel’ sono però già state sufficienti a mettere la stampa sul piede di guerra. “Sembra il ‘ministero della verità’ di ‘1984’ di George Orwell”, scrive senza mezzi termini la Frankfurter Rundschau, giornale che rappresenta la sinistra più libertaria. Ancora più duro è Konstantin Von Notz, numero due dei Verdi al Bundestag, che ha accusato l’esecutivo di essere a sua volta vittima di una “illusione populista” e giudica i presunti piani di De Maiziere “manovre di distrazione” e “proposte del tutto sprovvedute”.

“E’ controproducente fare di tutta un’erba un fascio, piuttosto che formulare risposte adeguate a problemi specifici”, ha aggiunto l’esponente dei ‘Grünen’, partito con il quale, peraltro, la Cdu sta facendo prove di coalizione in alcuni Lander in vista delle politiche. Preoccupata anche l’industria dell’information technology, la cui associazione di settore Bitkom, tramite il suo leader Bernhard Rohleder, ha parlato di un “obbrobrio censorio”. E c’è “puzza di censura” pure per Frank Uberall, presidente della Djv, secondo il quale “non c’è dubbio che il dibattito pubblico sia danneggiato in modo permanente dalle notizie false ma un’autorità politica non può decidere cosa sia vero e cosa sia falso”.

“Questa mossa suona pericolosa, soprattutto in un anno elettorale come il 2017”, ha affermato Uberall, “distinguere le informazioni serie e riportarle è compito dei giornalisti”. La morale è quindi sempre la stessa: le bufale non si combattono con un’agenzia controllata dallo Stato ma con un buon giornalismo che sappia riguadagnare la fiducia dei lettori. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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