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A Bologna la chiesa fa formazione per i docenti della scuola pubblica

Di Giovanni Fioravanti –
La chiesa di Bologna intende dare avvio al nuovo anno scolastico con una iniziativa che si terrà il sette settembre al teatro Manzoni della città. “L’umanesimo nella scuola” è il tema, ne parleranno l’arcivescovo e il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna.

Dell’iniziativa ho trovato notizia sul sito web dello stesso ufficio scolastico, dove inoltre è possibile scaricare il form da compilare da parte dei docenti che intendono parteciparvi, poiché l’appuntamento è riconosciuto ai fini della loro formazione dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di secondo grado.

Che cosa costituisca formazione, se il tema, la presenza del vescovo o del direttore generale dell’ufficio scolastico o di tutti e tre insieme, non è dato saperlo, perché dell’iniziativa oltre all’argomento al momento non si conoscono né i contenuti né la loro articolazione. Certo, l’appuntamento fissato per le ore diciassette, non promette un granché oltre l’ascolto degli oratori. Una replica dell’ex cathedra tanto caro alla didattica delle nostre scuole.

Si potrebbe dire che per la formazione degli insegnanti tutto fa brodo, considerata l’improvvisazione a cui nel nostro paese è solitamente abbandonata, o si potrebbe, con un pizzico di cattiveria, fare della facile ironia tra simili appuntamenti formativi e gli esiti piuttosto preoccupanti degli ultimi concorsi a cattedra.

Ma senza dubbio “l’umanesimo” è questione rilevante in questi tempi di “umanità” tanto tormentata. “Umanesimo” e non “cultura umanistica” per la quale un pugno di intellettuali solo poco anni fa lanciò il proprio grido d’allarme attraverso le pagine de Il Mulino, anch’esso bolognese, per denunciarne il rischio di estinzione dalle aule delle nostre scuole sempre più ostaggio delle orde barbariche della scienza e della tecnologia. Buon per loro che credono in questo, io li esorterei a un viaggio nelle nostre scuole, e forse scoprirebbero che sia per l’una che per gli altri i tempi non sono dei più facili, perché se c’è un deficit è proprio nella formazione dei nostri docenti su entrambi i fronti, e non certo per colpa loro. Il discorso sarebbe troppo lungo da affrontare, e voglio fermarmi qui, ma certo, se iniziative come quelle della diocesi di Bologna vengono spacciate come formazione, si comprende quale possa essere lo stato dell’istruzione nel nostro paese, salvo le isole felici che fortunatamente non mancano mai, almeno per ora.

Umanesimo è tema caro alla Chiesa e al mondo cattolico, e forse la proposta della diocesi bolognese di parlarne al mondo della scuola può costituire anche una occasione per proporre spunti nuovi su un progetto culturale che, a partire dall’Umanesimo integrale di Jacques Maritain ha segnato profondamente la riflessione cattolica del Novecento in ambito teologico, politico e sociale, fino alla Gaudium et spes di Paolo VI.

Ma è tema che riguarda i cattolici non la formazione dei docenti di una scuola pubblica e laica, anche se formazione lasciata alla libera scelta di ciascuno. Non per il tema in sé, ma perché chi propone il tema lo fa a partire da un pregiudizio, quello dell’idea di un umanesimo che è tale solo se si riconosce nella trascendenza. Un principio a-scientifico, catechistico, irrazionale.

La scuola, la formazione dei suoi docenti e dei suoi alunni hanno bisogno più che mai di scienza, di ragione e di pensiero, non di parole, le parole non sono il fine del sapere, come invece è per ogni dottrina, ma il mezzo della conoscenza per chi voglia apprendere a conoscere e ricercare in libertà e con intelligenza.

Dovremmo essere stanchi dei predicatori, di quelli che pensano per gli altri e questo si dovrebbe apprendere nelle nostre scuole a partire da chi è chiamato a lavorarci.

Una Chiesa che predicasse l’umanità di ciascuno anziché un umanesimo interessato, saprebbe rispettare la scuola come luogo sacro della formazione di donne e di uomini, restandone fuori.

Più preoccupante, ma neppure questa nuova, la decisione del dirigente generale dell’ufficio scolastico, di proporre l’iniziativa della diocesi bolognese come occasione di formazione dei docenti, ancora una volta dimenticando, come detta l’art. 98 della nostra Costituzione, di essere “al servizio esclusivo della Nazione” e avvilendo la laicità ad una sua opinione del tutto personale.

http://www.italialaica.it/news/editoriali/55949

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