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A Caserta Francesco è piaciuto. Ma nel resto del mondo pentecostale no

traetttinoNel discorso rivolto, a Caserta, al pastore Giovanni Traettino e alla sua comunità pentecostale, papa Francesco ha tratteggiato così “l’unità nella diversità” tra i cristiani:

“Noi siamo nell’epoca della globalizzazione, e pensiamo a cos’è la globalizzazione e a cosa sarebbe l’unità nella Chiesa: forse una sfera, dove tutti i punti sono equidistanti dal centro, tutti uguali? No!

Questa è uniformità. E lo Spirito Santo non fa uniformità! Che figura possiamo trovare? Pensiamo al poliedro: il poliedro è una unità, ma con tutte le parti diverse; ognuna ha la sua peculiarità, il suo carisma. Questa è l’unità nella diversità. È in questa strada che noi cristiani facciamo ciò che chiamiamo col nome teologico di ecumenismo”.

Non è facile armonizzare questa metafora del “poliedro” con quanto affermato dalla dichiarazione “Dominus Iesus” del 2000, caposaldo del magistero degli ultimi due papi:

“Non possono i fedeli immaginarsi la Chiesa di Cristo come la somma – differenziata ed in qualche modo unitaria insieme – delle Chiese e comunità ecclesiali; né hanno facoltà di pensare che la Chiesa di Cristo oggi non esista più in alcun luogo e che, perciò, debba esser soltanto oggetto di ricerca da parte di tutte le Chiese e comunità. Infatti gli elementi di questa Chiesa già data esistono, congiunti nella loro pienezza, nella Chiesa cattolica e, senza tale pienezza, nelle altre comunità”.

In ogni caso, va notato che il generoso gesto d’apertura compiuto da papa Francesco non è stato accolto dall’insieme del vasto mondo “evangelical” e pentecostale con lo stesso favore che ha mostrato la comunità casertana.

Anzi, le reazioni sono state quasi ovunque di diffidenza e di rifiuto.

Ne è prova la dichiarazione emessa il 19 luglio, ad Aversa, dalle leadership dell’Alleanza Evangelica Italiana, delle Assemblee di Dio in Italia e della Federazione delle Chiese evangeliche e Pentecostali, cioè della quasi totalità del pentecostalismo italiano.

E ne dà ragione l’intervista che segue, con il teologo evangelico Pietro Bolognesi, professore di teologia sistematica all’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova, nonché membro della commissione teologica dell’Alleanza Evangelica Mondiale.

*

D. – Cominciamo con la dichiarazione che l’AEI, le ADI, la FCP, la Chiesa Apostolica e le Congregazioni pentecostali hanno sottoscritto insieme il 19 luglio. Si era mai verificata una cosa del genere?

R. – Quell’incontro e quel comunicato sono stati un dono di Dio che non credo si sia mai realizzato prima. Vedere le grandi famiglie dell’evangelismo italiano sottoscrivere una comune presa di posizione sull’evangelo e sulle necessarie distinzioni rispetto ai tentativi di abbraccio del cattolicesimo è una testimonianza di come l’unità evangelica sia difficile ma possibile se al centro c’è l’evangelo. I firmatari sono prima di tutto evangelici. Questa è la comune e primaria identità. Poi, nella casa evangelica ci sono altre declinazioni particolari, ma il peso unitario di quel comunicato sta nell’aver valorizzato il comune sentire evangelico. Prego che questo sia il primo passo di una nuova stagione di unità evangelica nel nostro Paese.

D. – Alcuni hanno visto i toni del documento come eccessivamente negativi.

R. – L’evangelo contiene dei sì e dei no. Sì alla Parola di Dio, no alle tradizioni umane che la vogliono imbrigliare. Sì alla grazia di Dio, no alle mediazioni umane. Mentre afferma la verità di Dio, l’evangelo deve negare la menzogna. Per questo bisogna diffidare di quanti dicono che bisogna sempre essere solo positivi. Con rispetto, si deve dire la verità, anche la sua parte scomoda.

D. – Che risonanze ha avuto il documento nel mondo internazionale?

R. – Molti siti esteri lo hanno ripreso in più lingue e il dibattito generato è stato interessante. L’Alleanza italiana è impegnata anche nei confronti dell’Alleanza Evangelica Mondiale che, proprio sui rapporti col cattolicesimo, conosce una fase di sbavatura. Il comunicato ci ha permesso di dire al mondo quello che la stragrande maggioranza degli evangelici italiani pensa del cattolicesimo.

D. – Veniamo alla visita del papa al pastore Traettino. Intanto cosa la ha colpita dell’evento?

R. – Direi due cose: la richiesta di perdono e la sottolineatura della diversità riconciliata come pista per l’ecumenismo del futuro.

D. – Perché la richiesta di perdono l’ha stupita?

R. – Al di là della retorica del perdono, mi è sembrato un atto superficiale e confuso. I provvedimenti contro i pentecostali furono presi dal governo fascista, non dalla chiesa cattolica. Semmai la chiesa cattolica è responsabile di secoli di opposizione alla libertà religiosa, ma su questo il papa è stato muto. Poi ha parlato di peccati di singoli cattolici, non mettendo quindi in discussione l’idea cattolica che la chiesa è indefettibile. Ogni richiesta di perdono deve contenere anche un atto di riparazione. Cosa ha detto il papa circa la libertà religiosa in Italia e sul fatto che la sua chiesa è il principale ostacolo alla eguaglianza dei culti in Italia? Nulla, mi pare. Il fascismo è finito, le persecuzioni pure, ma la libertà religiosa è ancora un tema caldo e Francesco è stato reticente.

D. – Però ha detto che i pentecostali non sono una “setta”!

R. – Sì, questo è uno spunto positivo. Contrariamente a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI che abitualmente parlavano degli evangelicali (vale a dire degli evangelici e pentecostali) come di una “setta”, questa è una novità. Perché Francesco non ha chiesto scusa per il linguaggio derogatorio dei suoi predecessori piuttosto che chiedere confusamente perdono?

D. – Ha anche detto che l’unità non è uniformità ma una unità nella diversità.

R. – E ha citato, senza nominarlo, Oscar Cullmann. La “diversità riconciliata” è un paradigma ecumenico secondo il quale le chiese si accettano come sono.  Ma come è possibile accettare la chiesa cattolica come una denominazione qualunque? È una chiesa che ha uno Stato al suo cuore, che ha un’istituzione imperiale come il papato al suo centro, che ha una serie di dogmi antibiblici che sono immodificabili, che ha un impianto sacramentale, che promuove devozioni che deviano l’attenzione da Cristo… Insomma, come si fa ad accettare di essere “riconciliati” con questa realtà? L’unità è nella verità di Cristo, non nella reciproca accettazione delle differenze, qualunque esse siano.

D. – Qual è allora il paradigma che deve orientare la relazione col cattolicesimo?

R. – Il documento di Singapore dell’Alleanza Evangelica Mondiale del 1986 dice che non è possibile una riconciliazione con Roma senza una riforma secondo l’evangelo. Sin quando non accade una vera conversione alla Parola di Dio dell’istituzione cattolico-romana non è possibile alcuna unità. Si possono trovare forme di co-belligeranza, si può dialogare, ma l’unità avverrà se il vangelo di Gesù Cristo riformerà le strutture portanti di quella realtà.

D. – Quale pensa che sarà l’impatto immediato della visita sulla testimonianza evangelica?

R. – Penso a due cose: da un lato crescerà la pressione sul territorio a partecipare alla Settimana Ecumenica dell’unità dei cristiani. Si dirà: “Se il papa è andato dagli evangelici, perché gli evangelici non possono andare dal papa?”. Crescerà la spinta a partecipare all’ecumenismo spirituale della preghiera comune con il movimento ecumenico. Le chiese evangeliche dovranno vigilare per non farsi irretire in queste iniziative che danno per scontato che siamo tutti uniti. In realtà, l’ecumenismo vero, quello dei figli di Dio, è stato introdotto in tempi moderni dall’Alleanza Evangelica nel 1846 e, da allora, la Settimana Mondiale di Preghiera dell’Alleanza è una grande risorsa per vivere l’unità che già esiste tra i credenti nati di nuovo. Mi auguro che le chiese promotrici del comunicato del 19 luglio si ritrovino in questa Settimana e stiano alla larga da quella Ecumenica. Più in generale, temo che sarà sempre più difficile sostenere l’idea che le istanze dell’evangelo devono rompere gli schemi religiosi umani. Se il papa ha abbracciato gli evangelici, come potranno questi ultimi criticare le forme idolatriche del cattolicesimo? L’abbraccio del papa potrà essere un bavaglio alla franchezza evangelica.

http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/08/02/a-caserta-papa-francesco-e-piaciuto-ma-nel-resto-del-mondo-pentecostale-no/

 

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