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A che punto è la (nuova) guerra fredda

Soffiano venti di Guerra fredda sullo scontro fra Londra e Mosca per il caso dell’ex spia russa Serghei Skripal e di sua figlia, avvelenati a Salisbury con un agente nervino. In un comunicato congiunto, i leader di Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti, denunciano che “non c’e’ nessuna spiegazione plausibile alternativa” al coinvolgimento russo ed esortano Mosca a rendere noti i dettagli del suo programma di armi chimiche. La Russia, però, continua a respingere le accuse, derubricate a un diversivo di Londra in difficoltà nel mantenere le sue promesse nella Brexit. E intanto prende tempo sulla sua rappresaglia alle misure punitive ordinate mercoledì da Theresa May, ieri in visita a Salisbury. Mentre, il giorno stesso, gli Stati Uniti annunciano nuove sanzioni contro la Russia per le presunte ingerenze nelle elezioni presidenziali del 2016 e per altri attacchi hacker. Secondo un funzionario americano, cinque società e 19 persone sono ‘nel mirino’.

Per Mosca, May vuole distrarre dai problemi interni

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, si è limitato a promettere che “presto” saranno espulsi diplomatici britannici in risposta alla cacciata dei 23 russi ordinata dalla premier britannica. Lavrov, con sarcasmo, ha spiegato che i russi sono “gentleman” e comunicheranno le loro contromisure prima ai colleghi britannici e solo dopo alla stampa. Il Cremlino, dal canto suo, ha confermato che la ritorsione russa è al vaglio dei dicasteri competenti, ma “la decisione finale sarà presa dal presidente Vladimir Putin, “in base agli interessi della Russia”. Poco prima, la portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova, aveva ribadito la linea ufficiale sulla vicenda: i britannici non hanno presentato prove, si rifiutano di collaborare con la Russia e non rispettano così i loro obblighi come membri dell’Organizzazione per il bando delle armi chimiche. Per Mosca è in atto una campagna “russofoba” alimentata con accuse “folli” e dallo “show politico” della May, che si “atteggia a leader forte” ma in realtà cerca di uscire dall’angolo dei suoi problemi di Brexit​. 

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha assicurato che l’approccio dell’Alleanza rispetto sulla Russia “rimane fermo, difensivo e proporzionato”. “Continueremo a cercare un dialogo significativo con Mosca”, ha assicurato, perché, seppur “difficile”, è “vitale per aumentare la trasparenza e ridurre i rischi”. Stoltenberg ha sottolineato che quello del gas nervino nel Regno Unito è stato “il primo uso offensivo di un agente chimico sul territorio dell’Alleanza dalla fondazione della Nato: tutti gli alleati concordano sul fatto che l’attacco sia stato una chiara violazione delle norme e degli accordi internazionali” e hanno “invitato la Russia a rispondere alle richieste del Regno Unito”.

Le ragioni della prudenza di Gentiloni

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha subito cambiato il suo primo approccio di cautela, che gli era stato rimproverato dai media britannici e, dopo un colloquio telefonico con la May, ha annunciato misure “nei prossimi giorni”. Paolo Gentiloni, invece, sentirà oggi la premier britannica, con la quale sta mantenendo continui contatti dai quali è emersa la “forte solidarieta’” del nostro governo al popolo britannico”, nelle parole del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che ieri ha sentito per telefono il suo collega Boris Johnson. Il Messaggero sottolinea, in un retroscena, come il presidente del Consiglio si sia mosso “soltanto dopo che nel corso della giornata a fianco di Londra si erano schierati Macron, Merkel e Trump” con una dichiarazione congiunta alla quale “nessuno ha chiesto a Gentiloni di apporre la propria firma”. “Un segno di debolezza e di marginalità figlio dell’incertezza politica italiana, della sconfitta elettorale del Pd e anche della forza che il fronte ha in Italia. Soprattutto tra i vincitori delle elezioni del 4 marzo”, osserva il quotidiano romano, secondo il quale l’atteggiamento favorevole al Cremlino della maggior parte dei partiti italiani (dal M5s a Forza Italia, dalla Lega a Fdi) ha consigliato a Gentiloni “una prudenza che, però, l’ha fatto partire in ritardo nella guerra delle spie”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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