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A Gerusalemme est 1000 case di coloni, bufera su Netanyahu

(AGI) – Gerusalemme, 28 ott. – L’avvio della costruzione di 1.000 abitazioni a Gerusalemme est, annunciata lunedi’ dal governo di Benjamin Netanyahu, ha scatenato una polemica interna allo Stato ebraico e internazionale. La decisione del premier israeliano -che cerca di tenere tenere a bada la fronda di chi, come il ministro ultranazionalista dell’Economia, Naftali Bennett, minaccia di uscire dalla coalizione di governo se non arrivera’ il via libera ad altre 2.000 abitazioni- ha suscitato l’irritazione dei palestinesi, dell’Ue ma anche della parte piu’ moderata del proprio esecutivo. A Gerusalemme est il governo -aveva spiegato una fonte nell’ufficio del primo ministro- ha deciso di accelerare i piani per la costruzione di un migliaio di unita’ abitative, 400 nel quartiere di Bar Homa, e 600 a Ramat Shlomo. Si tratta, ha spiegato Pepe Alalu, esponente di sinistra della municipalita’ di Gerusalemme, di “progetti esistenti da lungo tempo” e fino questo momento non sono state rilasciate licenze edilizie. La rassicurazione, pero’, non basta a placare la rabbia araba e mantiene in stallo un negoziato di pace fermo da circa un anno. “Condanniamo con forza”, ha detto il capo dei negoziatori palestinesi, Saeb Erekat, “l’ultimo annuncio israeliano di espansione degli insediamenti illegali a Gerusalemme est, capitale occupata dello Stato di Palestina”. Quanto a Bruxelles, e’ stata Maja Kocijnancic, portavoce per la Politica estera, ad affermare che i Ventotto hanno chiesto spiegazioni allo Stato ebraico di quanto accade, poiche’, se confermata, la decisione “metterebbe in discussione la serieta’ dell’impegno israeliano in un negoziato di pace con i palestinesi”. L’Ue, ha aggiunto la portavoce, “non potrebbe far altro che condannare una decisione vagliata malamente e con una tempistica sbagliata, e chiederne la revoca”. E’ toccato, infine, a Yar Lapid, ministro centrista delle Finanze, dar voce alle colombe nel governo guidato da Netanyahu: “Decisioni sugli insediamenti non dovrebbero essere prese adesso, in un momento di crisi con gli gli Stati Uniti e il mondo”, ha detto. Il riferimento di Lapid e’ alle relazioni tra il premier israeliano e Barack Obama. All’inizio di quest mesi il presidente americano non aveva fatto mancare una nota critica a proposito del trasferimento di 24 famiglie ebree in un quartiere arabo di Gerusalemme est, dove gia’ vivono 500 coloni. In tutto sono circa 500.000 gli israeliani che vivono nella parte della Citta’ santa annessa dallo Stato ebraico nel 1967 e in Cisgiordania tra 2 milioni e 400.000 palestinesi. (AGI) .
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