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A guardare le mappe sulle temperature del 2017 si capisce la gravità del problema

Dopo un 2016 da record, i climatologi speravano che il 2017 tornasse ad una situazione di relativa normalità. Dopo tutto, a differenza del 2016, non era in corso un evento di tipo El Nino, che fa migrare le acque calde dal Pacifico equatoriale alle latitudini medie causando un riscaldamento generalizzato delle acque e dell’aria.

Invece, e non è una bella notizia, i dati sull’andamento globale delle temperature registrate nel corso del 2017 sono ancora da record. Secondo la NASA, il 2017 è stato il secondo anno più caldo di sempre ed il più caldo tra quelli senza El Nino.  Secondo la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), che fa i conti in modo leggermente diverso, il 2017 si piazza terzo, poco sotto il 2015, ma la sostanza non cambia.

Il grafico della NASA riporta la differenza tra la temperatura registrata ogni anno, ottenuta mediando i valori raccolti nel corso dell’anno in tutto il mondo, con la media calcolata per il ventennio 1880-1899 che viene usato come punto di riferimento.  

Ovviamente il ventennio di riferimento non ha nulla di magico. L’organizzazione indipendente Berkeley Earth usa il trentennio dal 1951 al 1980. Questo fa cambiare il valore della differenza,  ma l’andamento della curva è identico. Ancora più preoccupante è guardare la mappa delle differenze delle temperature medie del 2017 rispetto a quelle del trentennio 1951-1980.

Il colore dominante è il giallo (che significa temperatura più alta di circa mezzo grado) per arrivare all’arancione sopra gli Stati Uniti e parte dell’Europa con un rosso deciso nelle regioni artiche che sono quelle che si stanno scaldando più rapidamente.  Per la precisione, l’87% delle località hanno fatto registrare temperature maggiori di quelle di riferimento, mentre meno del 3% hanno fatto registrare temperature minori (le zone azzurre) e solo il 10% non ha fatto registrare sensibili  variazioni (zone bianche)

Sempre guardando il sito  si vede che la vera anomalia dell’Artico è nei mesi invernali che sono molto più caldi della media. L’unica nota positiva è constatare che la notizia, data dalla NASA in collaborazione con la NOAA, non ha subito censure da parte del governo che non ama sentire parlare di riscaldamento globale.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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