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A Idlib 86 morti, uno su 3 è un bambino. Cosa sappiamo della strage in Siria

Neanche una goccia di sangue versata: è avvenuta così l’ultima, e tra le più orrende, strage di civili in Siria. Un attacco chimico ha ucciso 86 persone, tra cui 30 bambini, a Khan Sheikhun, nella provincia di Idlib. Tra le vittime, ci sono anche 20 donne. Ma non è finita qui, qualche ora dopo un raid aereo ha distrutto una parte dell’ospedale in cui erano state ricoverate le decine di feriti (in tutto 160) che presentavano sintomi di soffocamento, bava alla bocca, segnali di svenimento e gravissimi problemi respiratori. 

La situazione a Idlib

La provincia di Idlib è al centro dell’offensiva militare del regime ma anche della coalizione guidata dagli americani, che nel mirino ha lo Stato Islamico. Khan Sheikhun è controllata da una alleanza dei gruppi ribelli, della quale fa parte anche Fateh al-Sham, ovvero l’ex qaedista al Nusra. 

I due attacchi

L’attacco è avvenuto al mattino, preceduto dal rumore di un aereo che trasportava “gas tossico”. Qualche minuto dopo, secondo un testimone, Abu Mustafa, “erano tutti morti nei loro letti o in strada. Donne, bambini, anziani: tutti morti”. Su Youtube, come accade dall’inizio del conflitto civile, i filmati sono forse tra i più crudi visti in sei anni di guerra: non vi è sangue nè distruzione, ma corpi immobili a terra, bambini che tentano disperatamente di respirare, seminudi, sui quali viene gettata acqua con gli idranti per ripulirli dalle sostanze tossiche. 

Mentre i medici lavoravano in un ospedale un aereo ha bombardato l’area in cui si trova un ospedale, ne ha distrutto una parte e costretto il personale sanitario a fuggire. Non è chiaro se vi siano state vittime in quest’ultimo bombardamento.

Si tratta di gas sarin

“E’ il gas sarin”, racconta Sonia Khush, direttore di Save the Children in Siria. “I medici di una delle cliniche gestite dal nostro partner Syrian Relief – aggiunge – ci hanno raccontato di aver ricevuto tre bambini sotto i sei anni, appena coscienti, che faticavano a respirare, con il naso che colava e le pupille contratte. I medici dicono che questi sintomi sono coerenti con l’uso di agenti nervini, come il sarin”. 

Sfumati i negoziati di pace

Gli attacchi hanno ridotto al lumicino ogni chance di nuovi negoziati di pace. I ribelli hanno dato ordine ai propri uomini di “dare fuoco alle polveri” su tutti i fronti di guerra in Siria. Le formazioni anti-Assad, a partire dai formalmente ex qaedisti di Fateh al Sham (ex al Nusra) hanno inneggiato alla vendetta per la morte dei civili, esortando ogni formazione ribelle ad unirsi per “appiccare il fuoco a tutti i fronti di battaglia in Siria”, ha dichiarato l’alleanza Tahrir al-Sham. La potente formazione ‘ombrellò che controlla la provincia ribelle di Idlib e che riunisce più formazioni salafite a partire di Fateh al Sham, Ansar al-Din, Jaysh al-Sunna, Liwa al-KHaqq e il movimento Noural-Din al-Zenki.

Chi è stato a fare tutto questo?

Non c’è ancora chiarezza su chi è stato l’autore della strage. 

  • L’esercito siriano ha negato il proprio coinvolgimento smentendo “categoricamente” che si è trattato di un'”azione odiosa del regime di Bashar al Assad”.

Chi accusa Assad: 

  • la Casa Bianca
  • L’opposizione politica siriana, che dal 2011 ne chiede l’uscita dal potere e oggi indica un rischio per i negoziati di pace in corso. 
  • I russi, alleati di Assad, hanno negato di aver condotto l’attacco
  • La Turchia ha negato di essere l’autore della strage
 

Le accuse degli Stati Uniti 

Gli Stati Uniti hanno intimato a Russia e Iran di riportare alla ragione il presidente siriano Bashar Assad, ritenuto responsabile dell’attacco. “Mentre continuiamo a monitorare la terribile situazione è chiaro che questò è il modo in cui Bashar al-Assad agisce: con brutale e sfacciata barbarie” ha denunciato il segretario di Stato, Rex Tillerson.

Il governo siriano ha sempre negato di aver condotto attacchi chimici, ma secondo un rapporto dell’intelligence americana Damasco le ha usate:

  • nel 2013, a Ghuta quando morirono 1.429 persone
  • nel 2014 a Kfar Zeita,

La versione russa

Dal ministero della Difesa russo arriva una nuova versione sulla strage di Idlib: in un comunicato, Mosca sostiene che l’aviazione del regime di Bashar al-Assad ha colpito “un magazzino terroristico” contenente “sostanze chimiche” nei pressi di Khan Sheikhun, negando quindi che sia stato sferrato un attacco con armi chimiche. “Secondo i dati obiettivi del controllo russo dello spazio aereo, l’aviazione siriana ha bombardato vicino Khan Sheikhun un enorme magazzino terroristico che conteneva sostanze chimiche”, si legge nella nota. La Russia è tra i principali alleati di Assad nella guerra civile che insanguina la Siria dal 2011.

Gli agenti tossici che hanno fatto strage a Khan Sheikhoun proverrebbero quindi da un arsenale dei ribelli, secondo la ricostruzione esposta dal portavoce del ministero della Difesa russo, il generale maggiore Igor Konashenkov. Gli attacchi dei jet di Damasco avrebbero messo nel mirino depositi di armi e una fabbrica di munizioni nella periferia est della città. Konashenkov ha anche sottolineato che il tipo di armi chimiche prodotte nella fabbrica colpita nei raid aerei erano già state utilizzati in Iraq e erano state usate precedentemente dai ribelli di Al Nusra ad Aleppo, come dimostrerebbe il fatto che le vittime avevano sintomi analoghi a quelle osservati nelle immagini arrivate da Khan Sheikhoun. 

L’intervento dell’Onu

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunirà d’urgenza a New York alle 16.  La riunione è stata convocata da Parigi e Londra che insieme agli Stati Uniti chiedono l’avvio di un’inchiesta rapida e completa. I tre Stati hanno presentato al resto dei membri del Consiglio di Sicurezza un progetto di risoluzione, che condanna l’attacco chimico. La bozza di risoluzione potrebbe essere votata subito e nel testo c’è anche la richiesta alle autorità siriane di collaborare con gli esperti internazionali:

  • Fornire i piani di volo
  • Dare tutte le informazioni sulle operazioni militari al momento dell’attacco

La Russia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non è disposta, però, a mollare Assad, e così anche la Cina. 

La guerra in Siria

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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