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“A Mosca, a Mosca!”, dal cibo alla moda le opportunità per i giovani italiani

Mosca – Cresce il numero di giovani italiani che arrivano in Russia per cercare lavoro e costruirsi una carriera. Secondo dati elaborati dal Consolato generale d’Italia a Mosca, tra gli iscritti all’anagrafe consolare gli italiani tra i 19 e i 35 anni sono passati da 291 nel 2014 a 398 nel 2016.

Un Paese molto vicino che offre grandi possibilità

“Su una comunità di poco meno di 3.000 iscritti totali, possiamo osservare che vi è stato un deciso incremento nel corso degli ultimi tre anni. – dichiara all’Agi il console generale, Gabriele Papadia de Bottini – e questi dati non tengono presente degli italiani che vivono qui senza registrarsi all’anagrafe consolare”.

Sullo sfondo della crescita della disoccupazione giovane in Italia – secondo Istat, al 40,1% tra i cittadini tra i 15 e i 24 anni – anche la Russia è diventata un mercato a cui guardare per progettare un futuro lavorativo. “Ovviamente, non è paragonabile all’Inghilterra o alla Germania, per una questione di libertà di movimento, non siamo nell’Ue, serve il visto; ma è una destinazione molto vicina e si tratta di un Paese che offre grandi possibilità per i nostri giovani”, aggiunge il console.

E con meno concorrenza

Come spiega Andrea Lucchin, general manager di Brunel Russia, multinazionale della ricerca e selezione del personale, “qui c’è meno concorrenza che in Europa e noi italiani siamo sempre ben voluti per le nostre capacità comunicative e di creare relazioni. Ci sono molte aziende italiane che fanno trading o producono e vendono ‘made in Italy’ e che cercano personale italiano per presentare i loro prodotti”.

Dalla moda al cibo, i settori cui guardare

  • Fashion
  • Arredamento
  • Design
  • Alimentare
  • Organizzazione di eventi 

Sono questi i settori dove ora un giovane ha più possibilità di inserirsi, spiega Lucchin, profondo conoscitore di questo mercato, dove lavora da più di 15 anni. Da considerare anche che “si possono ottenere risultati molto più velocemente, rispetto ad altri Paesi – fa notare il manager – In Europa per fare un po’ di carriera ci vogliono cinque anni, qui due o tre anni, anche se sei straniero”.

La crisi, un ostacolo per tutti

Un esempio, in questo senso è la storia di Vincenzo Titone, di Napoli: a 28 anni è responsabile dello sviluppo del retail di Carpisa, Yamamay e Wycon Cosmetics in Russia e Csi (Comunita’ degli Stati indipendenti). Laureato in Scienze politiche all’Orientale, ha studiato il russo quasi per hobby. Dopo alcuni soggiorni per studio e uno stage sul posto, ha iniziato a 24 anni a lavorare nell’ufficio commerciale di un’azienda russa. “Mi hanno preso senza che avessi nessuna esperienza”, racconta. Dopo una pausa in Italia è ritornato subito a Mosca.

“Se conosci la lingua e hai un po’ di esperienza professionale alle spalle, ci sono grandi opportunità, ma la selezione si è fatta più dura dopo la crisi economica”. Le aziende, ormai, assumono stranieri per lo più con contratti locali e questo a volte spaventa. “Il contratto italiano ti dà più garanzie di quello russo, che però ti dà più possibilità di crescere professionalmente”, ci tiene a sottolineare Titone.

Non solo Mosca, occasioni anche nelle province

“Quando ho iniziato a lavorare qui, nel 2002, ricevevo cinque curriculum di italiani l’anno e ora sono diventati cinque a settimana, di cui un paio sempre di persone sotto i 30 anni”, racconta Lucchin, il quale consiglia ai ragazzi intenzionati a venire in Russia oggi di “studiare la lingua, essere flessibili e adattarsi a vivere anche nelle province, che si stanno sviluppando molto e dove si impara di più dal punto di vista manageriale e della comprensione del Paese”.

Appello al governo, serve maggiore sostegno

Sia Confindustria Russia, che la Camera di Commercio italo-russa dicono di essere inondati da curriculum di giovani. “Confindustria collabora con alcune tra le maggiori università italiane, come Firenze, Roma, Bologna e Venezia e molti ragazzi hanno già fatto esperienze di stage presso il nostro ufficio di Mosca; alcuni di loro restano poi a vivere e lavorare con aziende italiane nel territorio”, ricorda il presidente Ernesto Ferlenghi, il quale chiede però al governo un maggiore sostegno per la formazione dei giovani all’estero. “Servono più borse di studio, che permettano ai ragazzi di venire qui, anche solo per un breve stage – spiega il presidente di Confindustria Russia – da noi sta lavorando un giovane laureato, che ci ha mandato come borsista il governo dei Paesi Baschi, mentre i nostri stagisti italiani sono costretti a pagarsi tutto da soli”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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