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A New York le cabine telefoniche raccontano storie (belle) di emigranti

Once Upon a Place. C’era una volta un luogo. Aman Mojadidi, artista americano di origine afgane, ha trovato un modo originale per recuperare tre vecchie cabine telefoniche a New York e, allo stesso tempo, sensibilizzare sul tema dei migranti e delle migrazioni. Dotate ancora di telefono, e ricostruite in ogni particolare, le cabine non servono per chiamare o mettersi in contatto con un familiare o un amico. Quando si alza la cornetta c’è già qualcuno, dall’altra parte, che attende. Una voce, una storia. Quella di qualcuno che, in passato, è partito dal proprio paese alla volta degli Stati Uniti per provare a cambiare la sua vita. E ci è riuscito. 

L’installazione, che rimarrà attiva fino al 5 settembre a Duffy Square, comprende 70 storie. Da quella più breve, appena due minuti, a quella più lunga, quindici minuti. I protagonisti sono stati intervistati da Mojadidi, sia in inglese che nella loro lingua madre, in moltissimi luoghi della città. Alcuni veri e propri simboli per gli immigrati come il Bronx Museum of the Arts o lo Yemen Café & Restaurant a Brooklyn.

Testimonianze arrivate da tutti e cinque i continenti: dall’Australia alla Cina, dalla Repubblica Dominicana all’Irlanda, dalla Giordania alle Filippine, dalla Spagna al Tibet. Tutte con lo stesso focus: l’immigrazione come svolta di vita. Poco importa se frutto di una scelta o di una necessità. Un vero crocevia del mondo e una rappresentazione perfetta di quello che, ancora oggi, è l’America.

“Sono rimasto affascinato dalla rimozione delle cabine telefoniche” ha detto Mojadidi al New York Times  “e dalla progressiva morte di un fenomeno a me caro. Prima della diffusione degli smartphone ho usato spesso quelle cabine e ho immaginato un modo per recuperare quelle storie che, negli anni, sono state raccontate da quei telefoni”. Un modo efficace per combattere tutti gli stereotipi che oggi si sentono sull’immigrazione. Anche a causa delle restrizioni volute da Trump. 

I visitatori, inoltre, possono scorrere le pagine della rubriche telefoniche per conoscere più a fondo i narratori e il loro viaggio. Ma non solo. Hanno anche la possibilità, se lo desiderano, di lasciare una traccia e contribuire così alla condivisione di esperienze. Personali e non. “Once upon a place…”. Un luogo che sembra provenire da un altro tempo ma che, invece, è tremendamente ancorato alla realtà.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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