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A proposito di Sentinelle. Chi sono i “fascisti”?

sentinelle in piedi-Marco Margrita- Ieri ero, da cittadino senza aggettivi e in quanto cattolico peccatore, in piazza Carignano a Torino, con le Sentinelle in piedi.

Non trovo alcuna contraddizione, anzi una profonda conseguenzialità, tra il partecipare all’avventura di questo giornale che si richiama, fin dal nome, alla Costituzione repubblicana e la mia presenza alla manifestazione di ieri.

 Altri, non le Sentinelle, di cui sono soldato semplice, non hanno riconosciuto che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3).

Per il semplice fatto di essere in piazza, silenti a leggere un libro, siamo stati pesantemente contestati da una minoranza ideologica e rabbiosa. Una minoranza chiassosa e violenta nei fatti, là convocata da organizzazioni che dovrebbero, forse, piuttosto che riversare condita con i liquami dell’insulto quest’accusa sulle Sentinelle, riflettere sul loro essere state “sconfitte dalla storia” (c’erano più bandiere rosse che arcobaleno).

Come testo da portarmi alla veglia ho scelto un saggio, un po’ datato (2003) ma di straordinaria attualità, di J.H.H. Weiler: “Un’Europa cristiana. Lo scritto di un professore ebreo praticante che guarda con realismo alla storia europea.

Una scelta che ho sentito ancora più adeguata quando, giungendo da piazza Castello verso la piazza della manifestazione (transennata e difesa dalla polizia non certo su richiesta degli organizzatori, ma per consentirla in quanto regolarmente autorizzata, al contrario della contestazione che voleva fisicamente impedirne la praticabilità), ho visto che la libreria Luxemburg del buon Angelo Pezzana, esponeva una bandierone arcobaleno.

 Evidentemente, per il nostro, l’informazione dev’essere corretta solo quando è in ballo Israele!

Ho cercato di spiegare ad alcuni contestatori le ragioni della mia presenza in piazza, ma…. come ci ha insegnato Reinhold Niebuhr: “nessuno impara nulla su ciò che crede di conoscere già”. Ho tentato di chiarire perché fosse grave che una legge dello Stato (quella contro la cosiddetta omofobia) potrebbe finire per togliere spazio all’affermazione pubblica dei cattolici e di tutti quanti ritengono, con qualche ragione andrebbe almeno volterrianamente presupposto, che non si possa aprire ad unioni civili che scimmiottano la famiglia (con tanto di adozioni) o al matrimonio omosessuale.

Non c’è stato ascolto; tutti sapevano già perché ero lì: sono omofobo, bigotto e fascista. Che fossi lì contro l’aberrazione dell’istituzione di un “reato d’opinione” non era semplicemente vero, evidentemente perché quanto, in forza della ragione, sostengo è già reato (con il plauso delle accademie e delle barbared’urso, oltre che di qualche pavido pulpito).

Tornatevene nelle vostre chiese vuote”, urlavano i contestatori. “Vi piacerebbe”, pensavo io.  Riflettendo su quanto avesse visto lungo e lontano Augusto Del Noce prevedendo che, suicidata l’idea di rivoluzione, alla sinistra non poteva che toccare il compiere la propria parabola facendosi “partito radicale di massa“. Una sinistra prona ai desiderata borghesi, incapace difendere la ragione, perciò rimanendo intrappolata, oggettivamente alleata dei plutocrati, nella rivendicazione dei desideri.

Anche le organizzazioni che non hanno preso parte al tentativo di impedire la nostra presenza, mi rifierisco in particolare al “Torino Pride”, sono giunte affermazioni gravi, volte al disconoscimento della legittimità delle nostre persone, prima che delle nostre posizioni. E’ stato scritto in un comunicato: gli intenti delle Sentinelle sono discriminatori, ma non abbiamo voluto essere presenti per non riconoscerli come antagonisti. L’omofobia non deve avere più cittadinanza in Italia”.

Una considerazione, ancora, la faccio da giornalista.

 Tanti colleghi hanno, rivolgendosi dalla parte opposta alla notizia (le Sentinelle), hanno prestato taccuini e obbiettivi a quanti stavano impedendo lo svolgimento di una manifestazione che aveva la colpa di andare contro “il senso comune” (con la legittima pretesa di interpretare il buonsenso). Quanto ha ragione Giuliano Ferrara, quando lancia le sue intemerate contro il “giornalista collettivo”!

I contromanifestanti, poi, ci hanno fotografato uno ad uno (metodo non nuovo: l’ho già visto fare ai picchetti inscenati dai No Tav agli incontri promossi dai fautori della Torino – Lione), giusto completamento dei metodi fascisti con cui si è cercato di impedire la veglia.

Ci sono evidenti contraddizioni su cui la sinistra farebbe bene a riflettere. Come ha provocatoriamente riassunto, dal proprio profilo di Facebook, la collega Elisa Calessi: “Ricapitolando: quelli che stanno zitti e fermi in piedi a leggere un libro sono violenti e intolleranti, mentre quelli che insultano, aggrediscono e sputano sono i pacifici e tolleranti, che vanno difesi con una legge ad hoc”.

 

 

 

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