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A Roma l'acqua c'è, ma ovviamente il lago di Bracciano continua a svuotarsi

Non piace per niente la decisione presa dalla Regione Lazio, in accordo con il ministero dell’Ambiente di procrastinare a settembre il blocco dei prelievi di acqua dal lago di Bracciano.Il lago continua a scendere: oggi è a meno 167 rispetto allo zero altimetrico. Scenderà ancora per tutta l’estate. La scelta della Regione non piace al punto che sul lago, e anche a Roma la decisione non ha fatto altro che saldare diverse opposizioni tra loro e trasformare questo conflitto tra centro e periferia in un fronte più ampio che comincia a coinvolgere anche settori romani dell’area dei movimenti per l’acqua pubblica e della sinistra in generale, fino a coinvolgere anche pezzi del Partito Democratico.

Sindaci sull’orlo di una crisi di nervi

Oggi pomeriggio, sotto la sede dell’Acea a piazzale ostiense si sono infatti dati appuntamento sia i movimenti sabatini, che, ed è questa la novità, quelli romani. Anzi, a onor del vero la proposta di organizzare il presidio di protesta è partito proprio da Roma, da Andrea Catarci, ex sindaco dell’VIII municipio, che insieme a un gruppo di associazioni locali ha lanciato l’iniziativa alla quale, nel corso dei giorni hanno successivamente aderito anche i sindaci dei comuni del Lago, il presidente del Parco e il deputato anguillarino del Pd, Emiliano Minnucci. “Stiamo incontrando – ha detto Catarci – diverse adesioni. Ho ricevuto adesioni anche da esponenti del Pd romano come Marco Miccoli, Erica Battaglia, Enzo Foschi, che ci hanno garantito la loro presenza. Questa nostra iniziativa ha un valore enorme per la nostra città e per tutta l’area metropolitana. A Roma c’è una grande questione sempre più esplosiva: le aziende pubbliche sono al collasso ed i servizi essenziali sono sempre meno garantiti. Con Acea – spiega Catarci – i M5s hanno permesso, senza battere ciglio, di aumentare la remunerazione degli utili tra i soci del 25% rispetto al 2015 – che era già stato un anno record da quel punto di vista – invece di scegliere decisamente una politica di investimenti sulla rete idrica – colabrodo, che lascia per strada quasi la metà dell’acqua complessivamente raccolta”.

Sicuri che a settembre l’emergenza cesserà?

Il timore dei sindaci e dei movimenti lacustri sono anche legati al rischio che il prossimo primo settembre, quando la nuova ordinanza della Regione entrerà in vigore, intervengano nuove pressioni per far slittare ancora una volta lo stop ai prelievi. In una nota congiunta i tre sindaci (Bracciano, Anguillara e Trevignano Romano) hanno chiesto “che si esca da questa logica di gestione improvvisata esigendo che gli interventi strutturali siano realizzati e non solo preannunciati, come fino ad ora ha fatto Acea, e che ci sia assicurata l’immediata, totale e incondizionata possibilità di controllo dei flussi di captazione dal lago, i cui dati dovranno essere resi pubblici in tempo reale. Chiediamo che tale gestione dei dati sia attuata attraverso il conferimento dei poteri di controllo ad un soggetto terzo dotato anche di autorità di polizia giudiziaria come il parco regionale di Bracciano e Martignano”. Inoltre, nella stessa nota, i Comuni chiedono il Commissariamento dell’intero Ato 2.

E i turisti se ne vanno

Nel frattempo sul lago il week segna sempre meno presenze turistiche e l’eco della crisi si è diffusa un po’ in tutto il mondo. Soprattutto in Olanda, paese da cui vengono molti affezionati turisti preoccupati per la integrità dell’ecosistema. Soprattutto, il livello dell’acqua continua a scendere. 

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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