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Abbandono della pratica religiosa, tutti i perché

Abbandono della pratica religiosa
Problema: il perché dell’abbandono della pratica religiosa

L’abbandono della pratica religiosa dovrebbe porre, e in effetti pone, qualche domanda a chi ha fatto appunto della pratica religiosa la propria ragione di vita, cioè i preti e la cosiddetta gerarchia ecclesiastica.

Dell’abbandono della pratica religiosa si sono fatte carico nel tempo numerose inchieste, sociologiche in primis, ma anche afferenti ad altre discipline, per esempio l’antropologia religiosa e la ricerca storica.

Paese cattolico, ma non praticante

Il paradosso che salta subito agli occhi dello studioso di questi argomenti è che un Paese essenzialmente cattolico come l’Italia, che può vantare un numero elevatissimo di battezzati (la quasi totalità degli abitanti) e di appartenenti alla Chiesa Cattolica, veda poi le Chiese vuote nei giorni festivi o di precetto, come si dice, sintomo quanto mai evidente dell’abbandono della pratica religiosa.

Oggi non c’è la Messa

C’è anche da segnalare a questo proposito un fatto, mai rilevato prima, ed è quello accaduto a me personalmente.

In una città del Nord Italia ho visto affisso un cartello alla porta della Chiesa parrocchiale con su scritto “Oggi non c’è la Messa”. Una circostanza che in altri tempi avrebbe fatto gridare allo scandalo, con interventi addirittura delle pubbliche autorità, tesi a scoprire che fine avessero fatto parroco e viceparroco per lasciare la chiesa sguarnita della sua funzione principale, la Celebrazione Eucaristica.

In effetti l’abbandono della pratica religiosa si accompagna all’altro fenomeno non meno eclatante dell’abbandono della vita sacerdotale da parte di taluni preti (non pochissimi, per la verità), con conseguente diminuzione dell’offerta, se vogliamo esprimerci in termini economici. Diminuisce la domanda dei fedeli, e viene meno l’offerta da parte della Chiesa. Niente male.

Un fenomeno annoso e inquietante

La questione dell’abbandono della pratica religiosa in ogni caso non è nuovo. Ricordo che negli anni settanta, quando studiavo scienze sociali alla Gregoriana, l’Istituto aveva approntato una ricerca su vasta scala a Roma, il cui focus era precisamente valutare l’ampiezza del fenomeno “abbandono della pratica religiosa”.

E d’altra parte il mio stesso vescovo aveva acconsentito alla mia decisione di studiare sociologia, proprio nell’ingenua speranza che potessi fornire adeguata soluzione all’abbandono della pratica religiosa. Speranza, ahimè, delusa, e non certo per aver io abbandonato la causa, ci vuole ben altro!

Calo vertiginoso dei matrimoni religiosi

Un segnale eclatante dell’abbandono della pratica religiosa viene poi oggi dal crollo dei matrimoni religiosi.

Si manifesta così fra l’altro un nuovo paradosso. Ed è che chi si sposa in Municipio non si sogna neppure di porre così facendo se stesso o la propria famiglia fuori dalla chiesa (come di fatto è nel giudizio della Chiesa). Si resta cioè a parole “cattolici”, pur rigettando uno dei Sacramenti, quello del Matrimonio, istituito appositamente dalla Chiesa per la nascita di una nuova famiglia (cristiana, anzi cattolica).

Rendere la liturgia più partecipata

Negli anni si è cercato di porre rimedio all’abbandono della pratica religiosa dando vita a curiose rivisitazioni della liturgia, per esempio, ora introducendo le chitarre elettriche durante la messa, quindi abbandonando l’uso incomprensibile del latino, poi collocando l’altare in faccia ai fedeli.

Tentativi che hanno finito per creare disorientamento e sconcerto tra i fedeli più fedeli degli altri, al punto tale che alcuni di loro hanno fatto, per esempio, della messa in latino un vessillo di protesta contro il “tradimento della tradizione” operato dalla Chiesa attraverso il Concilio Vaticano II.

Le masse all’incontro con un Papa da vedere e toccare

Stupisce inoltre (altro paradosso!) la circostanza che vede masse di fedeli più o meno consapevoli di giovani e popolo tout court, accorrere a ogni apparizione fisica di Papa Francesco (ma è stato così anche per i predecessori recenti, come dimenticare gli strabilianti raduni di giovani per incontrare Giovanni Paolo II?).

Gli stessi giovani e lo steso popolo che brillano poi per l’abbandono della pratica religiosa. nel corso corso dell’anno, con le chiese puntualmente deserte ogni domenica.

Direbbe la Marchini: “Che avrà voluto dire?”

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