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Abu Omar: da sequestro a grazia 007 Cia, odissea di 13 anni

Roma – La vicenda del rapimento dell’imam di Milano, Hassan Mustafa Osama Nasr, noto come Abu Omar, è una ‘spy story’ durata oltre 10 anni e conclusasi con il proscioglimento dei servizi segreti italiani, la condanna dell’imam stesso per terrorismo e la grazia concessa dal presidente della Repubblica Mattarella a dicembre ai due agenti della Cia condannati per il sequestro. Il 17 febbraio 2003 Abu Omar, l’imam egiziano alla guida della moschea di viale Jenner a Milano, scompare e la moglie ne denuncia subito il sequestro. Anni dopo, in una memoria scritta, lui stesso descriverà come sia stato prelevato mentre camminava per le vie della città: “Un furgone bianco si è fermato vicino al marciapiede. Non ho capito niente, ho visto solo che due persone mi sollevavano di peso. Mi hanno legato piedi e mani, tremavo per le botte e dalla mia bocca è uscita schiuma bianca”. Abu Omar, su cui la Procura di Milano stava indagando per il ruolo in organizzazioni fondamentaliste islamiche, viene portato alla base di Aviano e poi trasferito con un aereo militare in Egitto per essere interrogato. Inizia a questo punto la lunga e travagliata vicenda processuale.

– 24 giugno 2005: prende corpo l’idea che il blitz sia stato ideato dai vertici del Sismi e da un gruppo di agenti della Cia, per i quali vengono spiccati 13 ordini di arresto (che saliranno poi a 26). Più volte i giudici chiederanno l’estradizione dei cittadini statunitensi.

5 luglio 2006: viene arrestato Marco Mancini, capo del controspionaggio militare, con l’accusa di concorso in sequestro di persona; con lui il funzionario del Sismi Gustavo Pignero. Dieci giorni dopo vengono liberati. Il direttore del Sismi Nicolò Pollari viene iscritto nel registro degli indagati.

16 febbraio 2007: il gup Caterina Interlandi manda a processo Pollari, Mancini e altre 32 persone, tra cui 26 agenti della Cia. Patteggiano il maresciallo dei Ros Luciano Pironi e il giornalista Renato Farina.

18 aprile 2007: la Corte Costituzionale dichiara ammissibili i ricorsi del Governo per violazione del segreto di Stato da parte della Procura di Milano; stesso giudizio a settembre al ricorso della stessa Procura sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della presidenza del Consiglio. Il 18 giugno e di nuovo il 31 ottobre il giudice Oscar Magi sospende il processo.

12 marzo 2008: i pm Armando Spataro e Ferdinando Pomarici accusano il governo di “ambiguità e incertezza” sul nodo del segreto di Stato. Romano Prodi afferma che fu Berlusconi a porre il segreto nel 2004 e di averlo confermato al passaggio delle consegne.

11 marzo 2009: la Consulta accoglie in parte il ricorso del governo, affermando che la Procura di Milano ha violato il segreto di Stato. Il giudice Oscar Magi mandare avanti ugualmente il processo.

27 maggio 2009: Pollari in aula si dichiara “totalmente estraneo” e afferma che della verità “sono perfettamente a conoscenza le autorità di governo”.

30 settembre 2009: i pm chiedono 13 anni per Pollari e per l’ex capo della Cia in Italia, Jeff Castelli; 10 anni per Mancini, pene tra 10 e 13 anni per i 26 agenti della Cia.

4 novembre 2009: Pollari e Mancini vengono prosciolti in primo grado in virtù del segreto di Stato. Condanne tra 5 e 8 anni per gli agenti Cia; condannati anche gli ex 007 Luciano Seno e Pio Pompa. Ad Abu Omar va un risarcimento di 1 milione di euro e altri 500 mila euro alla moglie.

29 ottobre 2010: il procuratore generale Piero De Petris chiede 12 anni in appello per Pollari e Castelli, 10 per Mancini, otto anni per gli altri agenti della Cia.

15 dicembre 2010: l’appello conferma il primo grado per Pollari e Mancini, che vengono dichiarati non giudicabili. Agli agenti della Cia vengono comminate pene tra i 7 e i 9 anni.

19 settembre 2012: la Cassazione stabilisce che Mancini e Pollari devono subire un nuovo processo.

12 febbraio 2013: Mancini e Pollari vengono condannati rispettivamente a 9 e 10 anni.

24 febbraio 2014: la Cassazione annulla senza rinvio le condanne per gli ex vertici del Sismi per la vicenda di Abu Omar.

23 dicembre 2015: il capo-stazione Cia di Milano, Robert Seldon Lady e l’agente americana Betnie Medero, responsabili del sequestro di Abu Omar ricevono la grazia dal Presidente Mattarella. Seldon Lady era stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a nove anni di carcere, mentre Betnie Medero era stata condannata a sei anni.

La vicenda processuale di Abu Omar conosce anche un altro filone che riguarda lo stesso imam e la sua attività in Italia. Il 6 dicembre 2013, a distanza di 10 anni e 10 mesi dal sequestro, per Abu Omar arriva la condanna a sei anni di reclusione per associazione per delinquere con finalità di terrorismo internazionale. All’ex imam di via Jenner a Milano viene imposto un obbligo di dimora nel paesino egiziano in cui risiede. Abu Omar ha sempre dichiarato di essersi limitato ad aderire a un percorso politico-ideologico per professare la sua fede. Per gli inquirenti italiani, però, faceva parte insieme ad altri 13 stranieri, molti dei quali già condannati in via definitiva, di un’associazione che aveva lo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo in Italia e all’estero sotto la sigla Ansar al Islam. (AGI)

 

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