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Abusi sui bambini, in Italia pochi centri specializzati

Roma – Il 30% dei minori vittime di maltrattamenti in Italia subisce abusi multipli, contemporaneamente presenti cioè in forme diverse: dal maltrattamento fisico alla trascuratezza grave, dall’abuso sessuale alla sindrome di Munchausen per procura, all’abuso psicoemozionale, alla violenza assistita e al bambino conteso. E’ quanto emerge dal report su 3mila casi rilevati negli ultimi cinque anni da cinque grandi strutture ospedaliere specializzate, al centro del dossier ‘Maltrattamento e abuso sui bambini: una questione di salute pubblica’, realizzato dalla onlus Terre des Hommes Italia (Tdh) e presentato alla Biblioteca del Senato.

CHI SONO LE VITTIME DEGLI ABUSI
L’età media delle vittime rilevata nel quinquennio è intorno ai 7 anni, con una maggioranza di bambine. Il maltrattamento è stato rilevato in tutte le fasce di età e spesso è contemporaneamente presente in forme diverse, (il maltrattamento multiplo infatti raggiunge circa il 30% delle vittime intercettate dai Centri negli anni). L’indagine ha consentito di far emergere anche nuove forme di abusi. Tra queste spicca il ‘chemical abuse’, ovvero qualsiasi ingestione intenzionale a scopo di minaccia o ingestione intenzionale risultante da negligenza di agenti potenzialmente velenosi: per esempio i farmaci o prodotti quali l’etanolo o i solventi, così come sostanze illegali (gli stupefacenti). Riscontrati anche casi di shaken baby syndrome (la sindrome del bambino scosso), in cui sono colpiti i bambini in tenerissima età: è una forma di maltrattamento fisico in cui il bambino, di solito sotto i 2 anni, viene violentemente scosso imprimendo forze di accelerazione, decelerazione e rotazione al capo e alle altre strutture del corpo, con il risultato di provocare lesioni gravissime. Per questo Terre des Hommes ritiene sia necessario pianificare campagne d’informazione e sensibilizzazione presso le istituzioni ma anche per il grande pubblico. 

 

I CENTRI (ANCORA POCHI) D’ECCELLENZA
Per questa terza indagine Tdh ha scelto dei partner storicamente impegnati nella diagnosi della violenza sui bambini e nella loro cura: l’Ambulatorio Bambi di Torino, il SVSeD di Milano, il Centro regionale per la Diagnostica del Bambino maltrattato di Padova, il Gaia di Firenze e il Giada di Bari. Il rapporto esamina i casi di maltrattamento diagnosticati in ognuna delle 5 strutture tra il 2011 e il 2015, distinguendo per tipologia di violenza. Vengono anche fatti degli esempi concreti dei bambini diagnosticati e trattati e analizzate alcune delle forme di violenza rilevate.
 

COME AFFRONTARE LA PIAGA DELL’ABUSO SUI MINORI
Terre des Hommes formula 4 raccomandazioni chiave per le Regioni, gli Ospedali, le Università e il Governo.

  • Ogni Regione disponga di un centro ospedaliero pediatrico referente per il territorio con specifica struttura ed expertise in materia
  • Ciascun centro sia dotato di equipe multidisciplinari e specializzate con dotazioni strumentali che permettano una diagnosi differenziale completa
  • Il maltrattamento e abuso all’infanzia diventi materia di studio nel curriculum della Facoltà di Medicina e Chirurgia
  • Il maltrattamento sui bambini venga inserito nel Piano Nazionale di Prevenzione Sanitaria

 

PERCHE’ LA DIAGNOSI PRECOCE SALVA LA VITA
“L’impegno di Terre des Hommes nel contrasto della violenza sui bambini segna oggi un importante passo in avanti, grazie alla preziosa partnership con queste eccellenze ospedaliere”, ha spiegatoFederica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes. “Dopo le indagini per quantificare il numero di minori maltrattati in Italia presi in carico dai Servizi Sociali e il costo sociale della mancata prevenzione della violenza, questo nuovo lavoro torna a confermare l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce del maltrattamento in un’ottica specificamente sanitaria. Vogliamo portare all’attenzione delle istituzioni il prezioso lavoro che viene quotidianamente svolto da strutture in prima linea nella diagnostica del maltrattamento e favorire la condivisione delle loro metodologie nel resto d’Italia”.

 

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