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Accadde oggi: abbattuto il Ponte di Mostar

9 novembre1993 – Lo Stari Most (“Il Vecchio Ponte” sulla Neretva del XVI sec.) viene distrutto dalle forze croate, nel corso della guerra in Bosnia- Erzegovina.
Il centro storico di Mostar, capitale dell’Erzegovina, fu deliberatamente bombardato. L’antico ponte che univa le due parti della città era il simbolo concreto della convivenza tra etnie e religioni diverse e proprio per questo diventò obiettivo dei bombardamenti, fino alla distruzione.
Era quel simbolo, e non il manufatto, che si era voluto colpire. La pietra non interessava ai generali croati. Il ponte, difatti, non aveva alcun interesse strategico. Non serviva a portare armi e uomini in prima linea. Esisteva, semplicemente. Era il luogo della nostalgia, il segno dell’appartenenza e dell’alleanza tra mondi che si volevano a tutti i costi separare.” (Paolo Rumiz, “La Repubblica”, 2 novembre 2003)

Lo scoppio della guerra in Bosnia-Erzegovina è una conseguenza del crollo della Jugoslavia come paese politicamente “unito”.
Nel ’92 il paese votò l’indipendenza, tramite referendum: il 64% dei cittadini si espresse a favore dell’indipendenza, ma i Serbi boicottarono le urne e bloccarono con barricate Sarajevo. In seguito entrarono nel conflitto anche i Croati.
La guerra che ne derivò fu la più complessa, caotica e sanguinosa guerra in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Il bilancio della guerra fu spaventoso: la capitale della Bosnia, Sarajevo, fu assediata dalle truppe serbo-bosniache per 43 mesi. Ciascuno dei tre gruppi nazionali si rese protagonista di crimini di guerra e di operazioni di pulizia etnica. Dal dal ’92 al ’95, le forze secessioniste croate combatterono duramente contro le forze governative bosniache: entrambe le fazioni, sia la croata che la serba, vedevano nel ponte e nell’area storica nelle sue vicinanze, i simboli della cultura bosniaca, da distruggere in quanto tale, e infatti il bellissimo ponte venne ripetutamente preso di mira.
Fino allo scoppio del conflitto nazionalista (1991-1995), la Bosnia era considerata come esempio di Paese multietnico, in cui si era raggiunto un equilibrio tra le diverse comunità. I problemi non risolti esplosero con la guerra. La convivenza di etnie musulmane accanto a quelle serbe e croate (cristiane) non era facile. La popolazione del paese era per il 44% bosniaco-musulmana (all’epoca dichiarati musulmani; successivamente per indicare i cittadini bosniaci di religione islamica è stato coniato il termine bosgnacchi), per il 31% serba, e per il restante 17% croata. Dopo la guerra non è stato più eseguito un censimento ufficiale, esistono solamente stime. Nel 1993, dopo il fallimento del piano internazionale Vance-Owen, che prevedeva la divisione del Paese in tre parti etnicamente “pure,” scoppiò un conflitto armato tra Bosniaci musulmani e Croati sulla spartizione virtuale del territorio nazionale. La guerra si concluse con la firma degli accordi stipulati a Dayton (Ohio), nel novembre 1995. Secondo i dati del 2006 del CIA World Factbook, la Bosnia-Erzegovina è etnicamente al 48% bosniaca-musulmana (bosgnacca), 37,1% serba, 14,3% croata, 0,6% altro. Esiste una piccola minoranza italiana di origine trentina.
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Il ponte e la sua storia
Lo Stari Most è a schiena d’asino, domina il fiume da un’altezza di 24 metri. È protetto da due torri, Helebija e Tara chiamate mostari,cioè “le custodi del ponte“. Invece che su fondamenta, l’arco del ponte poggia su due piedritti calcarei, collegati a muri lungo gli argini del fiume, per poi alzarsi di 12,02 metri. Si ritiene comunemente che lo Stari Most fosse il ponte a singolo arco più grande del suo tempo, per la sua singolarità e antichità è un capolavoro architettonico: venne commissionato dal sultano Solimano il Magnifico nel 1557 per rimpiazzare un vecchio ponte sospeso di legno, piuttosto instabile. Il ponte in pietra venne ultimato nove anni dopo (un’iscrizione sul ponte dice che i lavori finirono nel 974 del calendario islamico, corrispondente ad un periodo compreso fra il 19 luglio 1566 e il 7 luglio 1567). Della costruzione del ponte si sa poco o nulla, tutto ciò che resta si confonde nelle leggende locali; si conosce però il nome del costruttore, un certo Hayruddin, un discepolo del celebre architetto ottomano Sinan. Alcune cose restano sconosciute, come, per esempio, il metodo utilizzato per erigere l’impalcatura e come fece questa a rimanere in piedi per un periodo così lungo, oppure il metodo utilizzato per trasportare le pietre da una parte all’altra del fiume.
Incluso recentemente nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità, venne ricostruito sotto l’egida dell’UNESCO, subito dopo le ostilità. I lavori di ricostruzione sono terminati nel 2004. Le sue 1.088 pietre vennero lavorate secondo le tecniche medievali; il lavoro di ricostruzione è costato circa 12 milioni di euro. Lo Stari Most è stato riaperto il 22 luglio 2004, con cerimonie basate sull’idea di una riconciliazione fra le comunità bosniache dopo gli orrori della guerra, anche se il rancore e la diffidenza restano evidenti.
In questo paese composito per lingue, etnie e religioni si è sviluppata una cultura letteraria, musicale e filmica straordinaria: il Nobel per la letteratura 1961 Ivo Andrić, autore di “Na Drini ćuprija” (Il ponte sulla Drina), e il regista Kusturica, per citare i più famosi.

 

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