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Accadde oggi: con la bolla di Innocenzo VIII ha inizio la caccia alle streghe

05 dicembre

1484 – Innocenzo VIII promulga la bolla papale “Summis desiderantes affectibus“, che prevede misure molto severe nei confronti di maghi e streghe in Germania. I principi da lui enunciati vennero in seguito incorporati nel “Malleus Maleficarum“, il famoso testo-guida, utilizzato dagli inquisitori per la caccia, la tortura e la morte delle cosiddette streghe. Nominò Tomás de Torquemada come grande inquisitore di Spagna, e fu un grande sostenitore dell’Inquisizione spagnola.
stabiliamo con la presente, in virtù dell’autorità apostolica, che sia consentito agli Inquisitori summenzionati [Sprenger e Kramer] di esercitare l’ufficio inquisitoriale su quelle terre, che possano procedere alla correzione, incarcerazione e punizione di quelle persone per gli eccessi e i crimini predetti, in tutto e per tutto...”
(In fondo potrai vedere un filmato sul Malleus Maleficarum)

Per rendere la cosa ancor più sicura, il papa affidava al vescovo di Strasburgo il compito di garantire che i suoi inquisitori non fossero molestati da nessuna persona di qualunque rango o condizione sociale e qualora ciò fosse accauto, l’autorità ecclesiastica doveva procedere alla scomunica, alla rigida applicazione delle pene canoniche e, se era il caso, ricorrere al braccio secolare.
Mai un papa era stato più esplicito. La Grande Caccia poteva quindi incominciare anche se mancava ancora un copione preciso.
malleusDue anni dopo la legittimazione del compito persecutorio, ottenuta con la Bolla innocenziana, i frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Kramer, allo scopo di soddisfare l’urgenza di reprimere l’eresia, il paganesimo e la stregoneria in Germania, pubblicarono il “Malleus Maleficarum“. L’opera si apriva con una indicativa domanda retorica: «È possibile dire che l’affermare l’esistenza delle streghe sia così autenticamente cattolico e che il dichiarare ostinatamente il contrario sia del tutto eretico?» La risposta era scontata, se non altro perché la si poteva trovare già stampata sul frontespizio del libro «Haeresis est maxima opera maleficarum non credere», ossia «La massima delle eresie è quella di non credere nella stregoneria».
Innocenzo VIII nominò Tomás de Torquemada come grande inquisitore di Spagna. Torquemada, con l’aiuto degli inquisitori a lui sottoposti (era infatti Inquisitore Generale di tutta la Spagna e le colonie), istituì processi molto rigorosi nei confronti di quegli ebrei convertiti al Cattolicesimo (marranos) che fossero sospettati di falsa conversione. Nei quindici anni della sua gestione del tribunale i processi furono 100.000 (una ventina al giorno) mentre le condanne a morte furono 2.000. Ancora oggi il suo nome è associato indissolubilmente alla spietatezza delle torture che seppe infliggere agli ebrei sospettati di falsa conversione, alle donne accusate di stregoneria ed agli eretici.
3197673169_0b70ce2fe3Pontefice tanto famoso per il suo zelo nella persecuzione delle cosiddette streghe, quanto per l’avidità e la corruzione del suo pontificato. Aveva numerosi figli, tutti alla propria corte. “Innocenzo generò otto figli maschi e altrettante figlie, così a buon diritto Roma potrà chiamarlo padre” [Gianfranco, Incontri con Pasquino, Roma 2004, p.24], nei confronti dei quali il nepotismo fu tanto eccessivo quanto senza vergogna.
Ecco il giudizio di un grande storico sul papa e su uno dei suoi figli, Franceschetto Cybo: « Innocenzo VIII e suo figlio eressero addirittura una banca di grazie temporali, nella quale, dietro il pagamento di tasse alquanto elevate, poteva ottenersi l’impunità per qualsiasi assassinio o delitto: di ogni ammenda centocinquanta ducati ricadevano alla Camera papale, il di più a Franceschetto. E così Roma, negli ultimi anni specialmente di questo pontificato, formicolava da ogni parte d’assassini protetti e non protetti: le fazioni, la cui repressione era stata la prima opera di Sisto, rifiorirono in pieno rigoglio; ma il Papa, chiuso e ben custodito nel Vaticano, non si preoccupava d’altro, che di porre qua e là qualche agguato, per farvi cader dentro malfattori che avessero mezzi di ben pagare. Per Franceschetto poi, non era che un solo problema fondamentale: questione principale sapere come avrebbe potuto svignarsela con quanti più tesori poteva, nel caso che il Papa venisse a morire. Egli si tradì una volta nell’occasione che di questa morte, ormai aspettata, corse una falsa notizia (addirittura egli voleva portare con sé tutto il danaro esistente nelle casse — il tesoro della chiesa — e quando quelli stessi che lo circondavano, glielo impedirono, volle almeno che lo seguisse il principe turco Zizim; che egli riguardava come un capitale vivente da potersi eventualmente offrire a patti vantaggiosissimi a Ferrante di Napoli. » ( Jacob Burckhardt – La civiltà del Rinascimento in Italia )
Poco dopo la sua elezione a pontefice, indirizzò un vano richiamo alla difesa della cristianità, affinché si attuasse una nuova crociata contro gli “infedeli“. A questo scopo, nel 1488 emise una bolla apposita contro i valdesi, e nominò legato l’arcidiacono di Cremona perché intervenisse presso il re di Francia e il duca di Savoia per convincerli ad approntare una spedizione armata, una crociata contro i Valdesi.
Nel 1487 proibì con la minaccia di severe censure ecclesiastiche, la lettura delle novecento proposizioni di Pico della Mirandola; il libro che le riportava fu bruciato. (Di Napoli – Pico della Mirandola).
La sua personalità può essere in qualche modo valutata dal fatto che, in cambio di una somma annuale di 40.000 ducati e del dono di un frammento della punta di lancia che avrebbe trafitto il costato del Salvatore, acconsentì a favorire il sultano Bāyazīd II, detenendo Jem, il suo fratello fuggitivo, in stretto confino nel Vaticano.
Nel suo breve pontificato non fu capace di esercitare uno stabile governo e controllo legale su Roma e lasciò gli stati pontifici nell’anarchia, tant’è che la sua morte segnò l’inizio di un’esplosione di violenza e di disordini senza precedenti.

 

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