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Accadde oggi: eretto l’obelisco in ricordo di Fra’ Dolcino

11 agosto copia

L’obelisco, alto dodici metri, fu eretto  alla presenza di una folla di diecimila persone riunitesi sui luoghi dell’ultima battaglia in memoria dei dolciniani. Promotore dell’iniziativa era stato Emanuele Sella, letterato ed economista che vantava trascorsi in seno al socialismo: fu soprattutto lui a suggerire un accostamento tra le istanze dolciniane e quelle socialiste.
(Alla fine due filmati: “Penitentia agite” da “Il nome della rosa” tratto dal libro di Umberto Eco; e “Fra’ Dolcino” di Dario Fo. Le immagini sono tratte da jacopone-da-todi.com (Bosch) e blog.libero.it)
Nonostante il successo ottenuto nella ricorrenza non vi fu alcuna reale adesione popolare al “mito di Dolcino” e già l’anno successivo, nel 1908, le celebrazioni andarono pressoché deserte. fra dolcino5Nel 1927 l’obelisco fu abbattuto da un gruppo di fascisti che, evidentemente, aveva accettato di vedere in Dolcino proprio quel “protosocialista” che storicamente egli non fu mai. La volontà di riedificare il monumento acquistò grande valore simbolico dopo la caduta del Regime fascista e nel 1974 un monumento più piccolo fu edificato nello stesso punto del monte Rubello. Da allora ogni anno, nella seconda domenica di settembre, viene organizzato un convegno dolciniano.

fra dolcino1Fra Dolcino o Dolcino da Novara, predicatore millenarista, accusato di eresia dalla Chiesa cattolica, fu catturato con alcuni seguaci che avevano tentato una resistenza (fortificando rozzamente la zona) e ucciso sul rogo nell’estate del 1307. Fra’ Dolcino fu processato a Vercelli e condannato a morte. L’Anonimo Fiorentino (uno dei primi commentatori della Divina Commedia) riferisce che egli rifiutò di pentirsi e anzi proclamò che, se lo avessero ucciso, sarebbe resuscitato il terzo giorno.
Margherita, sua compagna e seguace,  e Longino furono arsi vivi sulle rive del torrente Cervo, il corso d’acqua che scorre vicino a Biella, dove la tradizione identifica ancora una sorta di isolotto detto appunto “di Margherita”. Un cronista annota che Dolcino, costretto ad assistere al supplizio dell’amata, “darà continuo conforto alla sua donna in modo dolcissimo e tenero”. L’Anonimo Fiorentino, all’opposto, afferma che Margherita fu giustiziata dopo.
La matrice ideologica della riscoperta dolciniana è evidente nell’orientamento politico delle opere più recenti sull’argomento: nel 1977 Dario Fo e Franca Rame fecero tornare in auge, con “Mistero Buffo”, nella giullarata di Bonifacio VIII, la leggenda di fra’ Dolcino e del suo maestro, visti come precursori del socialismo. Nel 1980 Umberto Eco inserì nella trama del celebre romanzo Il nome della rosa due personaggi (il cellario Remigio da Varagine e il suo aiutante.

 

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