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Accadde oggi: Ford introduce la catena di montaggio

07 ottobre1913 – Henry Ford introduce nel suo stabilimento River Rouge a Dearborn in Michigan un nuovo metodo di lavoro nell’assemblaggio dei componenti della storica Ford Modello T.
Da questo giorno ogni dipendente, anche se inesperto, comincia ad assemblare un unico pezzo della vettura, tramite movimenti ripetitivi e meccanici che permettono un notevole risparmio di tempo nella produzione.
Comparve così quella che venne chiamata “la catena di montaggio” e che poi fece parlare il mondo di “Fordismo“, sulla scia dell’enorme successo che ne derivò. ford-model-t-e-la-catena-di-montaggio-le-foto-storiche_4La sua introduzione, infatti, fece scendere il tempo per completare una vettura – tra l’ottobre e il dicembre 1913 – da 12 ore e mezza a 2 ore e quaranta e poi a meno di 2 ore, ottenendo così una produzione di massa di prodotti omogenei che fece della Ford Modello T (rigorosamente nera) un oggetto alla portata della classe media. L’era del consumo di massa era così cominciata e, grazie ad una produzione che abbassava i costi dell’azienda, il prezzo del prodotto finale scese vertiginosamente: nel 1909 la Ford T costava 900 dollari, nel 1925 ne costava 290. Fu un grande affare per Ford, che con 10 milioni di prodotti venduti fece una fortuna e trasformò i suoi operai nei più pagati nel mondo (nel 1914 introdusse la giornata lavorativa di otto ore e aumentò i salari da 2,10 a 5 dollari al giorno).
Ford si ispirò alle teorie proposte dal connazionale Frederick Taylor, che proponeva di organizzare il modello lavorativo secondo tre fasi:

  • analizzare le caratteristiche della mansione da svolgere,
  • creare il prototipo del lavoratore adatto a quel tipo di mansione,
  • selezionare il lavoratore ideale, al fine di formarlo e introdurlo nell’azienda.

ford-model-t-e-la-catena-di-montaggio-le-foto-storiche_5Queste le accompagnò con una spinta automazione (riflesso della meccanizzazione) e la concessione di retribuzioni più elevate di quelle mediamente riconosciute dalla prassi delle relazioni industriali dell’epoca. Questo secondo aspetto non era però conseguenza di una qualche forma di filantropia, ma semmai era l’espressione di una lungimiranza socio-economica, poiché era la premessa della produzione di massa, ossia il volano dell’economia di consumo (una classe operaia povera non si può permettere neppure la più spartana utilitaria).
ford-model-t-e-la-catena-di-montaggio-le-foto-storiche_6Ma i due capisaldi erano connessi anche sul piano funzionale: la potente razionalizzazione del ciclo produttivo aveva come prerequisito un’intensa sottomissione delle maestranze alla disciplina organizzativa (quasi maniacale) del fordismo, che arrivava a calcolare con esattezza i minimi movimenti corporei del dipendente: questo regime alienante doveva trovare almeno una forma di riparazione nel salario più generoso, che saggiamente infatti veniva assegnato all’operaio Ford.
L’industria fordista, erogando alti salari e introducendo un servizio sanitario e di prevenzione nelle fabbriche, che riduceva i costi per la salute di operai e impiegati, trasformava i lavoratori da produttori in ‘consumatori’ del loro stesso prodotto: infatti producevano una merce e percepivano un salario adeguato per comprarla. Le merci prodotte venivano vendute a sempre minor prezzo in forza dell’automazione e della produzione in serie, mettendo così in condizione i ‘produttori-consumatori’ di acquistarne sempre di più.
ford-model-t-e-la-catena-di-montaggio-le-foto-storiche_8Il modello produttivo fordista identificava i diritti dei cittadini con le esigenze del mercato: veniva riconosciuto il diritto di cittadinanza solo a coloro che erano collocati all’interno del mondo produttivo, in funzione della loro capacità di produrre. Nella filosofia fordista la produzione produce il mercato, ossia la fabbrica produce ciò che si ‘deve’ comperare, genera i consumi, e con i consumi le mode, i costumi, le abitudini, i vizi e i vezzi, i modi di vivere e di pensare, e con essi le pseudo e le vere culture. Ed effettivamente in questo modello quanto usciva dalla fabbrica si piazzava sul mercato. Come diceva Ford, “tutto ciò che si produce si vende“.
Il Fordismo sanziona il primato della fabbrica sul mercato, dell’offerta sulla domanda. E in effetti le fabbriche non producono quello che i consumatori desiderano comperare, ma i consumatori comprano quello che le fabbriche decidono di produrre. Si può affermare quindi che la fabbrica produce la società. Dunque la fabbrica è luogo centrale di decisioni strategiche: vi si decide cosa produrre, quanto produrre, con quali tempi e con quali modi.
Ma come si pianifica la produzione in fabbrica, si può anche pianificare l’organizzazione sociale. Se la società si identifica con essa, può essere progettata a partire da come è progettata la fabbrica.

Le problematiche connesse all’utilizzo delle catene di montaggio furono rese celebri dal famosissimo film di Charlie Chaplin “Tempi moderni“, che fu, e resta tutt’ora, uno dei migliori documentari degli effetti stressanti ed alienanti che tali metodi producevano negli operai addetti alle catene di montaggio.

 

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