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Accadde oggi: Galileo pubblica il Sidereus Nuncius

12 marzo

1610 – Galileo Galilei pubblica a Venezia il Sidereus Nuncius (Annuncio sugli astri), trattato di astronomia nel quale illustra le osservazioni effettuate con il cannocchiale da lui perfezionato con l’aiuto dei maestri vetrai di Murano. Nel trattato acquista particolare rilievo la scoperta di quattro satelliti di Giove da lui chiamati “pianeti medicei” per ingraziarsi il granduca di Toscana, scoperta che fu un grande punto a favore della teoria eliocentrica di Niccolò Copernico, perché mostrava che non tutti gli oggetti del sistema solare orbitavano attorno alla Terra. (In fondo potrai vedere bellissime immagini dello spazio al suono de “Il bel Danubio blu” di Strauss)
Con il suo cannocchiale Galileo, durante le notti serene dell’autunno e dell’inverno, scrutò sbalordito la volta stellata effettuando osservazioni talmente rivoluzionarie da far crollare l’intera impalcatura dell’astronomia e della cosmologia aristotelico-tolemaica.
JupitermoonPrima di tutto individuò delle rugosità (montagne e crateri) sulla superficie della Luna, fino ad allora ritenuta completamente liscia e composta di materia celeste incorruttibile. Poi, con l’osservazione delle luci e delle ombre proiettate dalla Terra sulla Luna, capì il movimento relativo fra i due corpi celesti. Passando quindi all’analisi della Via Lattea, la identificò come un enorme ammasso di stelle e corpi celesti, raggruppati a mucchi. Infine focalizzò la sua attenzione su Giove, di cui scoprì appunto i 4 satelliti naturali e, correlando la natura di tali satelliti a quella della Luna, stabilì che Giove era un pianeta simile alla Terra fra altri pianeti simili.
Nel suo latino asciutto e misurato, Galileo annunziò al mondo queste strabilianti scoperte nel Sidereus Nuncius. Il suo trattato ebbe una eco immediata e vastissima divenendo un pilastro della “nuova” scienza. Già all’indomani della sua pubblicazione l’ambasciatore inglese a Venezia, sir Henry Wotton, inviava a re Giacomo I una copia del volume anticipandogliene il contenuto ed evidenziandone la clamorosa importanza: «di queste cose, qui si discute in ogni dove… E l’autore rischia di diventare o eccezionalmente famoso o eccezionalmente ridicolo».
GalileoNonostante qualche inevitabile polemica, Galileo vide riconosciute le sue scoperte da Keplero e divenne famoso in tutto il mondo. Dopo il ritorno in Toscana come matematico e filosofo di corte del granduca Cosimo II de’ Medici, fu accolto in pompa magna a Roma, dove entrò a far parte della prestigiosissima Accademia dei Lincei.
Qui tuttavia cominciarono i suoi problemi con il Sant’Uffizio, la congregazione pontificia che si occupava delle eresie. La teologia della Chiesa cattolica sosteneva infatti le tesi geocentriche di Tycho Brahe, Galileo invece appoggiava la teoria eliocentrica di Niccolò Copernico.
Nel 1616 il Sant’Uffizio condannò l’ipotesi propugnata da Galileo secondo la quale il linguaggio adoperato da Dio per comunicare la sua alleanza con l’uomo (le Sacre Scritture) fosse altra cosa rispetto al linguaggio adoperato per scrivere «il libro della natura». Il Sant’Uffizio proibì a Galileo di diffondere questa enunciazione.

Puoi vedere il testo integrale del Sidereus Nuncius cliccando quilibro

 

Fonte

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