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Accadde oggi: il conflitto tra Papa Pio VI e la Rivoluzione francese

18 marzo1792 – Papa Pio VI pubblica l’enciclica “Novae hae litterae“, con la quale rivolge una dura ammonizione nei confronti di vescovi e chierici francesi in odore di scisma per aver aderito alla Costituzione civile del clero.

Allo scoppio della Rivoluzione francese, Pio VI fu costretto a subire la soppressione dell’antico rito gallicano (la liturgia in uso nelle diocesi francesi diversa da quella in uso a Roma), la confisca di tutti i possedimenti ecclesiastici in Francia e l’onta di vedere il proprio stesso ritratto dato alle fiamme dalla folla nel Palazzo Reale.
Ma soprattutto il 22 luglio del 1790 venne approvata la Costituzione civile del clero, che privò gli ecclesiastici di ogni loro particolare privilegio o distinzione. Essa stabiliva l’elezione democratica dei vescovi e dei parroci da parte delle assemblee dipartimentali, la completa indipendenza dell’organizzazione ecclesiale francese dal Papato romano e l’obbligo tassativo, per tutti i sacerdoti, di prestare giuramento di fedeltà alla nazione e alla Costituzione.

La contropartita che lo stato offriva fu, bisogna dirlo, molto appetitosa: una rendita da 20.000 a 50.000 lire annuali per i vescovi e gli arcivescovi e da 1.200 a 6.000 lire annuali per ciascun curato secondo l’importanza della parrocchia assegnata.

 La divisione e la confusione che afflisse la Chiesa di Francia fu tremenda. Quasi la metà dei parroci e un terzo del clero complessivo (circa 25.000-30.000 ecclesiastici) prestarono il giuramento richiesto.

E’ in questo contesto che Pio VI dapprima rigettò la Costituzione civile come fondata su principi eretici e condannò anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino e quindi con la Novae hae litterae attaccò duramente quella parte del clero che l’aveva accettata. L’intervento papale contribuì a dividere profondamente la Chiesa francese.
Da questo momento si intensificherà lo scontro tra la Francia e il Papato; Pio VI, dopo essere passato attraverso tutta una serie di situazioni umilianti, dovette subire l’occupazione di Roma da parte delle truppe napoleoniche nel 1798 e quindi la sua deposizione come principe temporale e l’insediamento della Repubblica Romana.
Pio VI, fatto prigioniero e incarcerato, logorato dai patimenti fisici e morali, si spense in prigione in Francia il 29 agosto del 1799.
Fu deposto in una cassa, di quelle riservate ai poveri, su cui fu scritto: «Cittadino Gianangelo Braschi – in arte papa». La bara fu gettata in una fossa comune. Dal municipio di Valence, in cui era tenuto prigioniero, fu notificata al Direttorio la morte del pontefice, cui si aggiungeva la laica profezia che si era sepolto l’ultimo papa della storia.
La salma venne successivamente riportata a Roma ove ottenne le esequie ufficiali e il suo corpo venne deposto nelle grotte vaticane ove ancora oggi si trova.

Fonte

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