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Accadde oggi: il Trattato di Greenville

3 agosto1795 – A Fort Greenville (l’attuale Greenville nell’Ohio) viene stipulato il Trattato di Greenville tra una coalizione di indiani (Nativi americani) e gli Stati Uniti a seguito della sconfitta subita dagli indiani nella battaglia di Fallen Timbers avvenuta il 20 agosto 1794.
Con questo trattato ebbe fine la guerra contro gli indiani del Nord-Ovest ed essi persero circa 60.000 chilometri quadrati del loro territorio. In cambio di beni per un valore di 20.000 dollari (coperte, utensili e animali domestici), gli indiani “cedettero” agli Stati Uniti una larga parte dell’attuale Stato dell’Ohio, la zona dove sorgerà Chicago (Illinois) e l’area di Fort Detroit (Michigan).
chief_little_turtleIl capo indiano della tribù Miami Piccola Tartaruga, dotato di grandi doti diplomatiche, insieme a Giacca blu degli Shawnee riuscì ad unire le tribù dei Miami, degli Shawnee, dei Delaware, dei Wyandot, dei Seneca, dei Potawatomi, dei Chippewa e degli Ottawa in una grande alleanza la Confederazione dell’Ovest, contrapposta ai coloni nella guerra di resistenza che ne seguì, nota come “Little Turtle’s war”.
Il 4 novembre 1791 la Confederazione inflisse all’esercito statunitense, comandato dal generale Arthur Saint Clair, la peggior sconfitta subita dall’uomo bianco per mano degli indiani. Le stime degli storici parlano di 900 soldati americani uccisi (e tra di essi ben 59 ufficiali) assieme a molte donne. Le truppe di Piccola Tartaruga, di Giacca Blu e degli altri alleati persero invece solo 40 uomini (su un totale di ben 1000 combattenti).
Quella disfatta ebbe un enorme impatto emotivo sugli americani e sul loro presidente Washington. Saint Clair venne sostituito con il generale Anthony Wayne (detto il “folle Anthony”), che, al contrario del suo predecessore, non sottostimò né la difficoltà dell’incarico né il genio militare di Piccola Tartaruga.
240px-Anthony_WaynePreparò con cura la “riconquista” e il 20 agosto 1794 a Fallen Timbers le forze indiane, composte da circa 1500 uomini, subirono una tremenda sconfitta, anche perché venne meno l’appoggio che il comandante inglese Campbell aveva assicurato a Giacca Blu. Campbell chiuse le porte del forte da cui doveva appoggiarli e osservò lo spettacolo degli indiani in fuga trucidati dagli americani.
Il generale Wayne e i suoi, a quel punto, marciarono sulle terre a nord del fiume Miami, distruggendo al loro passaggio i villaggi indiani e i campi di mais. Arrivarono a Kekionga il 22 ottobre 1794 e ivi costruirono un forte che chiamarono Fort Wayne.
Agli indiani non rimase che accettare la sconfitta per evitare il loro sterminio: mandarono una delegazione di 700 appartenenti a tutte le tribù (capi compresi) a Fort Greenville, Ohio, per trattare la pace. Stucchevole il consiglio dato da Wayne agli indiani in quell’occasione: “non possiamo tener conto dei vostri sentimenti, per quanto rispettabili possano essere. Voi stessi avete provocato agli avvenimenti e ora dovete subirne le conseguenze. Vi rimane ancora terra sufficiente per rimanere una nazione, lavorando onorevolmente […] La vostra vita da briganti ora è finita. Usate le possibilità che vi si offrono e vivete in amicizia con noi. Vi tendiamo la mano”.
Il Trattato istituiva quella che divenne nota come “La linea di Trattato de Greenville“, che fu per parecchi anni una demarcazione tra i territori dei Nativi americani e le terre aperte alla colonizzazione americana, anche se questa “linea” fu frequentemente ignorata dai colonizzatori che continuarono ad invadere le terre che erano state garantite ai Nativi americani dal Trattato.
Dopo un secolo circa dal trattato, venne completata la soppressione delle tribù indiane indipendenti: l’uso sistematico della violenza, l’avanzare di un modello di sfruttamento industriale del territorio permisero di reprimere ogni tentativo di resistenza. Gli indiani superstiti furono rinchiusi in Riserve sempre più ristrette e povere di risorse. Era la prima applicazione da parte degli USA del metodo imperialistico che le potenze europee praticavano in Africa.
Nel pensiero e nel linguaggio americani, il termine Frontiera ha assunto il significato di limite della colonizzazione. E’ appunto situata al limite dei territori abitati dagli indiani e tende ad avanzare.

 

 

 

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