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Accadde oggi: inizia l’assedio di Vukovar

25 agosto

1991 – Inizia l’assedio di Vukovar, città della Slavonia che diventerà simbolo della guerra serbo-croata. L’assedio, in un territorio in cui Serbi e Croati erano riusciti a convivere, fino a poco tempo prima, serenamente, si concluderà il 18 novembre 1991.
Uno degli eventi tragici ed emblematici di cui sono state costellata le guerre nei paesi della ex-Jugoslavia, dissolta come Stato dai conflitti nazionalistici, interreligiosi ed etnici.
(In fondo potrai vedere un filmato su Vukovar distrutta accompagnato dalla Sarabanda di Handel dalla colonna sonora del film “Barry Lindon” di Kubrick)
vukovar02La città fu bombardata e quasi completamente rasa al suolo dai Serbi, che impegnarono 20.000 uomini e 300 carri armati. Oltre alle truppe regolari dell’esercito serbo, a Vukovar combatterono anche i paramilitari stranieri in maggioranza anglofoni, responsabili, assieme all’esercito, di saccheggi e uccisioni di centinaia di civili (compresi i malati presenti nell’ospedale cittadino), ignorando ogni convenzione di guerra.
La dichiarazione di indipendenza della Croazia (25 giugno 1991), conseguenza diretta dei risultati di un referendum tenutosi 3 mesi prima, provocò l’intervento militare jugoslavo, deciso a non permettere che territori abitati da Serbi fossero smembrati dalla Federazione e slegati dalla madrepatria serba. La teoria nazionalista serba diventa così ideologia portante di tutta la Jugoslavia e delle sue guerre. L’attacco, iniziato nel luglio del 1991, coinvolse numerose città croate, tra cui Vukovar.
0000271408-031Da quel momento esplosero tutti i conflitti nazionalistici e religiosi, con atroci violazioni dei diritti umani. Nel dicembre del ’91 nel periodo in cui infuriava maggiormente la guerra, i Serbi della Krajina proclamarono ufficialmente la nascita della Repubblica Serba della Krajina ed è da questo punto che scaturì la Guerra di indipendenza croata.
Le guerre jugoslave sono state una serie di conflitti armati che hanno coinvolto diversi territori appartenenti alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia tra il 1991 e il 1995, causandone la dissoluzione.

44Diverse le motivazioni che sono alla base di questi conflitti. La più importante è il nazionalismo imperante nelle diverse repubbliche a cavallo fra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta (in particolare in Serbia, Croazia e Kosovo, ma in misura minore anche in Slovenia e nelle altre regioni della Federazione). Influenti anche le motivazioni economiche, gli interessi e le ambizioni personali dei leader politici coinvolti e la contrapposizione spesso frontale fra le popolazioni delle fasce urbane e le genti delle aree rurali e montane, oltre che gli interessi di alcune entità politiche e religiose (anche esterne) a porre fine all’esperienza della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
0000271408-003Dopo la morte di Tito (4 maggio 1980) fino all’86 la Jugoslavia visse un periodo di relativa serenità. Sembrava che il sistema costruito e rivisto nei decenni da Tito riuscisse a funzionare. Tito era riuscito a bilanciare le rappresentanze etniche e a placare antichi odi in un equilibrio che appariva stabile, grazie al suo prestigio personale. Grazie probabilmente anche alla coesione dell’ideologia socialista rinnovata in chiave antistalinista e per alcuni versi filo-occidentale, il paese restò unito.
La Jugoslavia socialista e federale, così come costruita da Tito e da Edvard Kardelj, il teorico e costituzionalista sloveno, si basava sulla politica della Fratellanza e Unità (Bratsvo i Jedinstvo) fra i diversi popoli jugoslavi, garantendo a ciascuno, comprese le minoranze nazionali, dignità, autonomia decisionale e rappresentatività istituzionale. Con la morte del leader, la politica di coesione non bastò più e lo scontro, tra le diverse Repubbliche ed etnie, scoppiò.

 

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